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L'Unione europea e la strada stretta tra Trump, Ucraina e Groenlandia

Emmanuel Macron ha ospitato Volodymyr Zelensky a Parigi
Emmanuel Macron ha ospitato Volodymyr Zelensky a Parigi Diritti d'autore  Yoan Valat/AP
Diritti d'autore Yoan Valat/AP
Di Jorge Liboreiro
Pubblicato il
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Mentre gli europei cercano di difendere la Groenlandia dalle minacce di annessione di Donald Trump, il timore di perdere il sostegno degli Stati Uniti per porre fine alla guerra in Ucraina impone delicati equilibrismi

Nell'ultimo anno, rimanere nelle grazie di Donald Trump è diventata una priorità assoluta per i leader europei, che hanno fatto di tutto per placare il lunatico presidente degli Stati Uniti, frenare i suoi impulsi più radicali e mantenerlo saldamente impegnato in quella che è la loro priorità: la guerra della Russia contro l'Ucraina.

Sebbene l'Europa rappresenti di gran lunga il maggior donatore per Kiev, nessuno nel continente si illude che l'invasione possa essere contrastata senza armi di fabbricazione statunitense, né che si possa concludere senza la presenza di Washington al tavolo dei negoziati.

L'Europa e il timore di irritare Trump

Nella pratica, il calcolo strategico si è tradotto in sacrifici dolorosi, in particolare i dazi punitivi che Trump ha costretto gli europei a sopportare. "Non si tratta solo di commercio. Si tratta di sicurezza. Si tratta dell'Ucraina. Si tratta dell'attuale volatilità geopolitica", ha dichiarato a giugno Maroš Šefčovič, commissario europeo per il Commercio, difendendo l'accordo commerciale che ha imposto dazi del 15 per cento sulle merci dell'Unione europea.

Lo stesso ragionamento viene ora replicato nella saga sul futuro della Groenlandia. Mentre la Casa Bianca reitera le minaccedi volersi impadronire della vasta isola semi-autonoma, anche, se necessario, utilizzando la forza militare, gli europei si trovano a camminare su una linea incredibilmente sottile, tra l'imperativo morale di difendere l'integrità territoriale della Danimarca e il loro radicato timore di rischiare l'ira di Trump.

La precarietà della situazione è stata messa a nudo durante la riunione di questa settimana della "Coalizione dei volenterosi" a Parigi, convocata dal presidente francese Emmanuel Macron per far avanzare i lavori sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina.

L'incontro di alto livello è stato caratterizzato dalla prima partecipazione in persona di Steve Witkoff e Jared Kushner, i principali negoziatori nominati da Trump. Al termine del vertice, Macron ha parlato di "convergenza operativa" raggiunta tra Europa e Stati Uniti sulla pace in Ucraina. Al suo fianco, il primo ministro britannico Keir Starmer si è detto altrettanto ottimista, parlando di "eccellenti progressi".

Ma non ci è voluto molto però perché l'elefante nella stanza facesse la sua comparsa.

Macron: "Gli Stati Uniti sono qui come alleati dell'Europa"

Il primo giornalista che ha preso la parola ha chiesto a Macron se l'Europa potesse "ancora fidarsi" dell'America alla luce delle minacce contro la Groenlandia. In risposta, il presidente francese ha subito sottolineato la partecipazione degli Stati Uniti alle garanzie di sicurezza.

"Non ho motivo di dubitare della sincerità di questo impegno", ha detto Macron. "In quanto firmatari della Carta delle Nazioni Unite e membri della Nato, gli Stati Uniti sono qui come alleati dell'Europa, ed è in quanto tali che hanno lavorato al nostro fianco nelle ultime settimane".

Starmer è stato allo stesso modo messo alle strette quando un giornalista gli ha chiesto il valore della stesura di garanzie di sicurezza per un Paese in guerra "proprio nel giorno in cui" Washington parlava apertamente di confiscare terre a un alleato politico.

La Coalizione dei Volenterosi riunita a Parigi
La Coalizione dei Volenterosi riunita a Parigi Ludovic Marin/AP

Come Macron, Starmer ha scelto di sottolineare il lato positivo delle cose. "Le relazioni tra il Regno Unito e gli Stati Uniti sono tra le più strette, in particolare per quanto riguarda la difesa, la sicurezza e l'intelligence", ha dichiarato il premier britannico. "Lavoriamo con gli Stati Uniti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, su questi temi".

Starmer ha fatto brevemente riferimento a una dichiarazione pubblicata martedì dai leader di Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca in difesa della Groenlandia.

La dichiarazione ha ricordato tra le righe agli Stati Uniti la necessità di sostenere "i principi della sovranità, dell'integrità territoriale e dell'inviolabilità dei confini" sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite - esattamente gli stessi principi che Mosca sta violando in Ucraina.

Il testo non contiene però alcuna condanna esplicita rispetto all'obiettivo di annettere con la forza l'isola artica e non specifica alcuna potenziale ritorsione europea. "La Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia", recita il paragrafo conclusivo.

Un silenzio di circostanza

La mancanza di censure ha ricordato la risposta europea all'operazione statunitense che pochi giorni prima ha rimosso Nicolás Maduro dal potere in Venezuela.

A parte la Spagna, che ha rotto i ranghi per denunciare l'intervento come una palese violazione del diritto internazionale, gli europei sono rimasti vistosamente in silenzio sulle questioni legali. Piuttosto che condannare, si sono concentrati sulla transizione democratica del Venezuela.

In privato, funzionari e diplomatici ammettono che affrontare una battaglia con Trump per la rimozione di Maduro, un dittatore ostile, sarebbe stato controproducente e irresponsabile nel bel mezzo del lavoro di avanzamento delle garanzie di sicurezza per l'Ucraina.

Un approccio da passi sulle uova, tuttavia, destinato a fallire quando si tratta della Groenlandia, un territorio che appartiene a un membro sia dell'Ue che della Nato.

Donald Trump non nasconde le sue mire sulla Groenlandia
Donald Trump non nasconde le sue mire sulla Groenlandia Associated Press.

La prima ministra danese Mette Frederiksen ha avvertito che l'intera architettura di sicurezza forgiata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che gli alleati hanno ripetutamente invocato per resistere al neo-imperialismo del Cremlino, crollerebbe da un giorno all'altro in caso di annessione. La preoccupazione è che cercare di rimanere nelle grazie di Trump a tutti i costi possa comportare alla fine un prezzo impensabile.

Gli europei si trovano chiaramente in una situazione complessa: "Avendo un disperato bisogno del sostegno degli Stati Uniti in Ucraina, le loro risposte alle azioni statunitensi - che si tratti del Venezuela o di Trump che minaccia la Danimarca di annettere la Groenlandia - sono deboli se non nulle", ha dichiarato Markus Ziener, del German Marshall Fund.

"Gli europei temono che le critiche a Trump possano fornire un pretesto al presidente degli Stati Uniti per concludere un accordo di pace a spese dell'Ucraina e dell'Europa. Si sta creando dunque un problema di credibilità da parte dell'Ue? Certo. Ma di fronte a questo presidente americano, non sembra esserci altra strada".

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