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Manifattura dell'Eurozona a una svolta? Il PMI tocca il massimo da 44 mesi

Un dipendente di Daimler AG lavora su una Mercedes-Benz Classe E nello stabilimento produttivo di Sindelfingen, in Germania.
Un dipendente di Daimler AG lavora su una Mercedes-Benz Classe E nella fabbrica di Sindelfingen, in Germania. Diritti d'autore  Copyright 2010 AP. All rights reserved.
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Di Piero Cingari
Pubblicato il
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La manifattura dell’eurozona è tornata a crescere a febbraio, toccando un massimo di 44 mesi, trainata dal rimbalzo delle fabbriche tedesche.

L'industria manifatturiera della zona euro è tornata in territorio di espansione per la prima volta dopo mesi, toccando il livello più alto da giugno 2022, secondo un sondaggio congiunturale molto seguito pubblicato venerdì.

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L'indice PMI manifatturiero flash dell'area euro è salito a 50,8 punti in febbraio dai 49,5 di gennaio, il massimo da 44 mesi, secondo i dati raccolti da S&P Global e Hamburg Commercial Bank.

La lettura ha superato le attese del mercato e ha superato la soglia dei 50 punti che separa la contrazione dalla crescita.

L'indice composito più ampio, che combina manifatturiero e servizi, è salito a 51,9 da 51,3, indicando che l'attività complessiva del settore privato nell'area dell'euro continua a espandersi a un ritmo moderato.

L'attività nei servizi è rimasta in territorio di crescita a 51,8, sebbene leggermente sotto le previsioni di consenso.

PMI manifatturiero dell’area euro: possibile punto di svolta

Per gran parte degli ultimi due anni il manifatturiero ha frenato la crescita della zona euro, riflettendo una domanda globale debole, costi energetici più alti e condizioni finanziarie più rigide. Il rimbalzo di febbraio potrebbe segnare un cambio di fase.

"Questo potrebbe essere il punto di svolta per il settore manifatturiero, dato che l'indice PMI principale è tornato in territorio di crescita", ha dichiarato Cyrus de la Rubia, capo economista di Hamburg Commercial Bank.

L'economista ha avvertito che è forse troppo presto per parlare di una piena ripresa, ma ha sottolineato che i fondamentali appaiono più solidi rispetto alle precedenti fiammate di breve durata.

I nuovi ordini sono tornati a una crescita moderata dopo tre mesi di contrazione, suggerendo che la produzione potrebbe continuare a espandersi nei prossimi mesi.

De la Rubia ha osservato che il settore manifatturiero ora sembra poggiare "su basi più stabili" e potrebbe contribuire positivamente alla crescita complessiva di quest'anno, invece di rappresentare un freno.

Germania guida il rimbalzo manifatturiero

Il miglioramento è stato trainato dalla Germania, la più grande economia della zona euro e il suo motore industriale.

Il PMI manifatturiero tedesco è salito a 50,7 in febbraio da 49,1, tornando in territorio espansivo per la prima volta da oltre tre anni e mezzo.

I nuovi ordini, anche dall'estero, sono aumentati con vigore e gli arretrati di commesse sono cresciuti per la prima volta dalla metà del 2022.

"L'industria tedesca è tornata a crescere", ha commentato de la Rubia, evidenziando la solida crescita dei nuovi ordini e un moderato aumento degli arretrati per la prima volta dalla metà del 2022.

La domanda estera si è inoltre rafforzata dopo sei mesi di calo.

Secondo de la Rubia, una maggiore spesa pubblica per infrastrutture e difesa, combinata con una domanda estera più robusta, sta contribuendo a sostenere l'inversione di tendenza.

I dati dell'indagine suggeriscono che l'economia tedesca potrebbe essere cresciuta in modo visibile nel primo trimestre, a meno di un netto peggioramento in marzo.

Le aspettative delle imprese per l'anno a venire sono migliorate, rafforzando i segnali che la maggiore economia europea potrebbe finalmente uscire dalla sua prolungata crisi industriale.

Francia ancora vicina alla stagnazione

La Francia, invece, continua a rimanere indietro. Il PMI composito francese si è attestato a 49,9 in febbraio, appena sotto la soglia di espansione, segnalando una sostanziale stagnazione dell'attività complessiva del settore privato.

Il manifatturiero è tornato in contrazione dopo una breve espansione in gennaio, mentre anche la produzione dei servizi è diminuita. La domanda resta debole, in particolare per le esportazioni, e l'attività di assunzione è stagnante.

Jonas Feldhusen, giovane economista di Hamburg Commercial Bank, ha affermato che il settore privato francese fatica a prendere davvero slancio.

"Il principale freno continua a venire dal lato della domanda, poiché i nuovi ordini sono diminuiti ancora una volta, con una situazione ancora peggiore per gli ordini dall'estero", ha spiegato Feldhusen.

Sebbene la fiducia delle imprese rimanga superiore alla media dello scorso anno, l'assenza di una crescita sostenuta dei nuovi ordini indica una fragilità persistente.

Zona euro, tornano a salire le pressioni sui costi

Il rimbalzo dell'attività si accompagna però a nuove pressioni sui prezzi, in particolare nel manifatturiero.

I costi di acquisto nell'intera zona euro sono aumentati al ritmo più rapido da dicembre 2022, pari al massimo degli ultimi 34 mesi. L'accelerazione è stata trainata in larga misura dai produttori, mentre l'inflazione dei costi nei servizi si è leggermente attenuata.

Prezzi dell'energia più alti sembrano avere un ruolo importante. In Germania, i prezzi di petrolio greggio e gas naturale sono saliti in termini di euro di circa il 12-14% dall'inizio di gennaio, contribuendo a incrementi più marcati dei prezzi di acquisto. Le aziende sono riuscite a trasferire parte di questi maggiori costi sui clienti, anche se, nel complesso, il ritmo di aumento dei prezzi di vendita si è leggermente attenuato.

In Germania le imprese hanno continuato ad aumentare con decisione i listini, mentre i fornitori di servizi francesi hanno ridotto le tariffe per la prima volta in tre mesi. Nel resto della zona euro, gli aumenti di prezzo si sono intensificati.

Cosa significa per la BCE e la politica monetaria

Per la Banca centrale europea, questo quadro misto rappresenta un equilibrio delicato. Le pressioni sui prezzi nei servizi, attentamente monitorate dai decisori, si sono in parte moderate ma restano elevate. Nel frattempo, le pressioni sui costi nel manifatturiero stanno di nuovo aumentando.

Con l'attività in espansione e un'inflazione ancora sostenuta in alcune parti dell'economia, l'indagine suggerisce che la BCE difficilmente si affretterà a cambiare il proprio orientamento di politica monetaria.

Per famiglie e imprese, la questione chiave è se la nascente ripresa manifatturiera riuscirà a mantenersi senza riaccendere pressioni inflazionistiche più ampie.

I dati di febbraio indicano che l'economia della zona euro poggia su basi più stabili rispetto agli ultimi mesi, ma la ripresa resta disomogenea e vulnerabile a nuovi shock sui costi.

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