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L'impegno di Emergency per i mutilati di Mosul

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L'impegno di Emergency per i mutilati di Mosul

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Oltre 4 mila persone sono in attesa di una protesi a Mosul. Più di 5 mila in vent'anni hanno ricevuto un arto artificiale al centro di riabilitazione di Emergency a Sulaymaniyah. Una struttura che l'ong italiana ha aperto nel 1998 in una zona, nel Kurdistan iracheno, vicino al confine con l'Iran, infestata dalle mine lasciate dai conflitti degli anni '80 e '90.

Oggi i pazienti arrivano da tutto l'Iraq, dall'Iran e dalla Siria. Negli ultimi tempi ne arrivano sempre di più da Mosul.

"I casi più comuni - dice Mustafa Hawar, coordinatore di Emergency per l'Iraq - sono gli amputati sotto il ginocchio. Ne abbiamo alcuni con amputazioni agli arti superiori, fra cui pochissimi alle mani. Le lesioni più gravi sono dovute a mine ed esplosioni".

Pochi mesi dopo la fine della battaglia di Mosul c'erano già più di 4.800 persone in lista d'attesa per ricevere una protesi. Finora ne sono state trattate quasi 200. Si stima però che esistano almeno un migliaio di casi non registrati.

Grazie agli arti artificiali, i pazienti ritrovano l'autosufficienza, ma non necessariamente la capacità di guadagnarsi da vivere. Per questa ragione il centro organizza anche formazioni professionali due volte all'anno. Ahmed ha appena finito il suo corso da carpentiere. "Ho perso una gamba a causa di una mina e sono venuto qui a imparare un nuovo lavoro per sostenere la mia famiglia", spiega.

Agli ex pazienti vengono offerte formazioni in campi come, oltre alla carpenteria, la sartoria, l'idraulica o la lavorazione del cuoio. 15 ex pazienti per gruppo vengono formati per cinque mesi e sostenuti economicamente perché possano avviare la propria attività. Finora sono state avviate oltre 360 cooperative. Gulastan spera di lanciare la sua: "Avevo quattro anni quando ho perso la gamba. Ero in auto quando è esplosa un'autobomba. Il mio sogno è fare la sarta".

Negli ultimi 25 anni nel solo Kurdistan iracheno si sono verificati 14 mila incidenti legati alle mine. 6 mila persone sono rimaste uccise.