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Cosa dicono i numeri sulle aggressioni razziste e discriminatorie in Italia

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Cosa dicono i numeri sulle aggressioni razziste e discriminatorie in Italia

Cosa dicono i numeri sulle aggressioni razziste e discriminatorie in Italia
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Un momento della protesta contro Matteo Salvini a Roma, il 18 luglio scorso. REUTERS/Tony Gentile
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Da quando si è insediato il governo Lega-Cinque Stelle c'è stato un numero di aggressioni con movente razziale sette volte superiore rispetto al 2016, ovvero 33 in due mesi contro le 28 di due anni fa?

Questo articolo, in costante aggiornamento, cerca di rispondere a questa domanda e a quella contenuta nel titolo analizzando le (poche) cifre ufficiali reperibili pubblicamente.

Ricapitoliamo.

Basandosi sulle notizie di cronaca riportate dai giornali, il giornalista Luigi Mastrodonato ha mappato oltre 30 "aggressioni fisiche razziste, una media di una ogni due giorni, a cui se ne aggiungono sicuramente altre non denunciate" a partire dal 1 giugno 2018, giorno di insediamento del nuovo esecutivo.

Aggiungiamo noi che si tratta di episodi in cui l'aggravante razziale non è stata ancora confermata, bensì ipotizzata: nel caso di Daisy Osakue, per esempio, la Procura di Torino già indaga per lesioni senza l'aggravante razziale e probabilmente altri casi saranno trattati allo stesso modo.

Se tutte le aggressioni fisiche segnalate da questa mappa fossero effettivamente legate ad un movente razziale, allora negli scorsi due mesi ce ne sarebbero state 33 contro le 12 nell'intero 2012, le 60 nell'intero 2013, le 35 nell'intero 2014 (più un omicidio), le 31 nell'intero 2015 (più un omicidio) e le 28 dell'intero 2016.

Questo il grafico con i dati riportati nel portale OSCE che si basa sui numeri forniti dalle autorità italiane.

"L'ipotesi di carabinieri e polizia è quella dell’emulazione, ma senza escludere che dietro alcuni attacchi possa esserci una matrice di odio razziale", dicono le forze dell'ordine.

33 episodi in due mesi sono tanti o pochi, rispetto ai mesi passati?

Se moltiplicassimo i 33 episodi sospetti in due mesi per 6, otterremmo 198. Questo numero, pur non avendo alcun valore statistico, può essere una prima base da cui partire per capire se gli episodi di intolleranza (non solo razziale) sono aumentati negli ultimi mesi oppure no.

La risposta, guardando all'intera gamma di reati di matrice discriminatoria, sembrerebbe essere la seconda: no.

Attenzione, però: i 33 presunti casi della mappa sono solamente quelli in cui c'è stata aggressione fisica e che sono balzati all'onore delle cronache, ovvero una frazione del totale.

Dobbiamo tenere a mente che i dati definitivi li avremo solo fra parecchi mesi e che le cifre ufficiali non includeranno di quella quota di persone che ha sì subito un abuso, ma non l'ha segnalato (per le ragioni più diverse) alle autorità.

Ma la cosa importante da segnalare è un'altra.

Al momento, impostare un discorso pubblico ragionato su dei dati ufficiali è difficile soprattutto perché mancauna banca dati nazionale dei reati d'odio o commessi con l'aggravante della discriminazione razziale.

Lo sottolinea ad euronews la Direzione Centrale della Polizia Criminale (DCPC). Non solo: manca anche un'autorità indipendente che vigil su queste discriminazioni.

In Italia esiste l'UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, competente soprattutto in materia di discriminazioni (civile), e l’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD) per i reati razzisti (penale, incardinato nel DCPC). Entrambi alle dipendenze dell'esecutivo.

Questo osservatorio ha come compito il monitorare il fenomeno dei reati di matrice discriminatoria: ricevuta la segnalazione, OSCAD attiva gli interventi da parte della Polizia di Stato e Carabinieri e segue l’evoluzione delle vicende discriminatorie segnalate. "Non nasce con l'obiettivo di tenere un database ma con quello di fare da ponte tra le vittime di discriminazione e le forze di polizia così da arginare il fenomeno di underreporting", fanno notare da Roma. "Chi ci conosce ci fa giungere una segnalazione, chi non ci conosce non lo fa".

Quando si parla di reati di matrice discriminatoria, continua OSCAD contattato da euronews, "la normativa in vigore fa espresso riferimento a più ambiti discriminatori (razza, etnia, nazionalità, religione) che sono accomunati nello stesso testo normativo. Pertanto, gli eventi criminosi attinenti a tali ambiti di discriminazione vengono archiviati senza distinzione di motivazione di pregiudizio".

Proprio l'OSCAD ha inviato all'osservatorio OSCE sui crimini d'odio i dati che trovate qui sotto. Si tratta dell'unica raccolta dati ufficiale al momento disponibile in Italia.

Ad una prima occhiata, questi numeri sembrano mostrare come, nell'ultima decade, i crimini d'odio siano in crescita esponenziale. Abbiamo scritto in un primo tempo che "il fenomeno si svincola dalla cronaca quotidiana e investe un discorso sociale e culturale più ampio".

Un'affermazione sempre valida a cui, però, va aggiunta una considerazione. Nelle ultime ore (1 agosto) è arrivata un parziale chiarimento su queste cifre da parte dell'Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell'OSCE: la netta crescita nei numeri riportati tra il 2012 e il 2013 "si basa sul miglioramento delle tecniche di documentazione delle segnalazioni da parte delle autorità in Italia e non significa necessariamente che ci sia stata una crescita nel numero dei reati", quanto piuttosto uno scarto tra come essi sono conteggiati.

C'è poi una discrepanza sul dato del 2016 (803 o 580?) di cui da Varsavia non sanno dare spiegazione: "l'abbiamo ricevuto così dalle autorità italiane".

"Tutti i numeri", precisano, "si riferiscono ai reati penali, il che significa che si tratta di reati distinti, non di incidenti distinti (ad esempio, uno stesso incidente può portare alla segnalazione di due tipi di reato)".

La discrepanza che alcuni hanno notato tra le 2.030 (304 arresti e 840 denunce) segnalazioni conteggiate da OSCAD, osservatorio istituito nel 2010, e i numeri OSCE, ben più alti, invitano se non altro a riflettere sulla necessità - da parte del Governo - di dotarsi al più presto di una banca-dati sui crimini d'odio come da raccomandazioni dell'ECRI (European Commission against Racism and Intollerance) del 2016.

All'epoca l'Italia aveva risposto così: "a seguito del Memorandum d'Intesa siglato da UNAR e Ministero della Giustizia, sarà lanciata a partire dal 2016 una banca-dati sui crimini d'odio, nel quadro del Piano d’Azione Nazionale contro il razzismo, la xenofobia e le relative intolleranze".

Di questa banca dati, al momento di scrivere, ancora non c'è traccia.

Informazioni utili su questo tipo di reati in Italia si trovano anche nel rapporto realizzato dalla Commissione Jo Cox della Camera, presieduta dall'ex presidente dell'assemblea legislativa Boldrini. In essa si legge che "l’Italia si distingue sia per il perdurante radicamento di diffusi sentimenti antisemiti sia per la recrudescenza delle ostilità anti-musulmane che, a detta del PEW Research Center, fanno dell’Italia il secondo Paese più “islamofobo” d’Europa, con il 69% di opinioni negative nei confronti dei musulmani (Pew Forum 2017), una tendenza segnalata pure dal Rapporto Ecri 2016 (n. 89, p. 30) che sottolinea, al contempo, la sproporzione tra reazioni anti-musulmane e l’esiguità dei residenti in Italia appartenenti a tale tradizione religiosa (circa il 4%).

C'è infine l'utilissimo lavoro di Cronache di Ordinario Razzismo - Lunaria che ha contato, in maniera ufficiosa, 557 episodi violenti a sfondo razzista o discriminatorio nel solo 2017 e 169 nel trimestre di campagna elettorale.

Dal gennaio 2007 al marzo 2018 ha individuato 6.534 casi.

In gran parte, si tratta di violenze verbali anche se, si legge nell'ultimo rapporto,"i dati particolarmente preoccupanti sono quelli sulle violenze fisiche contro le persone o contro beni o proprietà connessi (o ricondotti) alla presenza di cittadini stranieri. I raid di Macerata e di Firenze sono i due casi più gravi tra le 19 aggressioni razziste e 10 i danneggiamenti a beni e proprietà che abbiamo documentato. Tra questi ultimi, 4 sono stati incendi dolosi".

Qui il database di Cronache di Ordinario Razzismo (non intende avere alcuna rappresentatività statistica, documenta i casi di cui l'associazione viene a conoscenza in attesa di un database ufficiale da parte delle autorità italiane).

Il confronto con gli altri paesi

Il rapporto della Commissione Jo Cox segnala che "sul piano della comparazione meritano particolare attenzione gli esempi di Francia, Regno Unito e Stati Uniti.

Il Rapporto 2015 della Commission Nationale Consultative des Droits de l’Homme si caratterizza per la completezza dei dati forniti e l’approfondita analisi che evidenziano, da un lato, il calo degli atti antisemiti e, dall’altro, dopo un analogo abbassamento registrato nel 2014, una preoccupante escalation degli atti anti-musulmani triplicati nel 2015 (+223%). Di conseguenza, gli atti antisemiti in Francia registravano al 2015 un calo del 5,1% (808 atti contro 851 del 2014) mentre gli atti antimusulmani risultavano 429 contro i 133 del 2014.

Per quanto riguarda il Regno Unito, la polizia britannica ha segnalato per il 2016 un aumento del 41% dei crimini motivati da odio etnico-razziale e religioso rispetto all’anno precedente. Sui 62.518 reati caratterizzati dalla presenza di una motivazione d’odio il 79% è stato classificato come race hate crimes mentre il 7% specificamente come religion hate crimes (Home Office, 2016).

Molto simile la situazione negli Stati Uniti. Dei 5118 single-bias incidents censiti nel 2015 dal FBI il 21.4% risultavano religiosamente motivati (subito dopo i crimini mossi da motivi razziali od etnici), così come 1354 (il 19,8%) dei 6.837 hate crimes registrati nello stesso anno. Ebrei e musulmani sono stati i più colpiti (rispettivamente il 51.3% e il 22.2%) contro il 4.4% di hate crimes commessi contro cattolici e lo 0,1% contro buddhisti e testimoni di Geova (un crimine a testa) ed atei ed agnostici (due crimini). Se la maggior parte dei quasi settemila hate crimes censiti negli Stati Uniti hanno riguardato individui (83.2%), il 2,7% sono stati commessi, invece, contro organizzazioni religiose. Le residenze private, i luoghi di culto e gli istituti scolastici (scuole superiori ed università) sono risultati i luoghi elettivi per la commissione di tali crimini (rispettivamente il 25,6%, il 16% e l’11.4% dei casi)"

Nota della redazione: all'osservatorio OSCAD è stata fatta richiesta di accesso civico per ottenere il dettaglio temporale e geografico di ciascuna segnalazione. Ad UNAR è stato chiesto perché ancora non esiste una banca dati pubblicamente accessibile sui crimini d'odio;

Correzione 30/7: In un primo tempo abbiamo moltiplicato 33 episodi in 2 mesi per 12 mesi invece che per 6, abbiamo corretto l'errore;

Aggiornamento 31/7:Il contributo via Twitter di Francesca Arcostanzo che invita a tener conto delle sole aggressioni fisiche;

Aggiornamento 1/8: E' arrivata la risposta di OSCE in merito ai dubbi sulle cifre fornite nel portale Hatecrime;

Leggi anche: L'Italia è diventata un paese razzista? de Il Post e Abbiamo bisogno di un’emergenza per affrontare il razzismo?,che riprendono e approfondiscono i contenuti di __questo articolo