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No all'impunità per prescrizione: 6 petizioni ai politici "sordi" in campagna elettorale

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No all'impunità per prescrizione: 6 petizioni ai politici "sordi" in campagna elettorale

No all'impunità per prescrizione: 6 petizioni ai politici "sordi" in campagna elettorale
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Foto: Pixabay, Succo
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Riformiamo la giustizia di modo che i reati non cadano in prescrizione prima che i colpevoli vengano processati.

Lo chiede Paola Armellini, mamma di Matteo, morto a 31 anni mentre montava il palco per un concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria nel 2012. Assieme a lei lo domandano anche altre 60mila persone che hanno firmato una petizione per portare all'ordine del giorno nel dibattito politico la riforma della giustizia, così da evitare che casi come il suo cadano in prescrizione prima di poter stabilire le responsabilità.

Non solo: altri 600mila cittadini, tramite change.org/elezioni2018, stanno chiedendo ai candidati delle prossime elezioni una risposta concreta su temi come i vitalizi, la violenza sulle donne, la corruzione, l'immigrazione e i fondi destinati alla ricerca.

Argomenti che sembrano passati in secondo piano mentre in Italia infuria lo scontro verbale (e non) tra estremismi di destra e di sinistra e si discute di governabilità, inciuci e alleanze post-voto.

L'odissea giudiziaria di una madre che chiede giustizia

Abbiamo raggiunto Paola Armellini, la madre di Matteo, al telefono. Si è trovata, suo malgrado, a dover fare i conti con la macchina della giustizia italiana quando "da ignorante, da comune cittadina, non avevo idea di cosa fosse".

Ora teme che dopo sette anni e sei mesi scatti la prescrizione per gli imputati e non venga fatta giustizia per la morte del figlio.

Il termine di prescrizione per l'omicidio colposo causato dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro è raddoppiato (15 anni invece che 7 anni e 6 mesi), come fanno notare gli avvocati difensori degli imputati, eppure tutto dipende da ciò che deciderà la Corte.

"Nel caso in cui il reato venisse derubricato dal giudice in sentenza, e da aggravato passasse a fattispecie semplice, allora saremmo molto vicini alla prescrizione”, commenta il legale di Paola Armellini, Maria Alicia Mejìa Fritsch dello studio Calvi. Questa ipotesi sarebbe plausibile "nel caso in cui dal compendio probatorio non emergesse alcuna violazione delle norme sul diritto del lavoro".

Il 5 marzo saranno passati sei anni esatti dalla morte del figlio e proprio quel giorno è stato fissato un nuovo atto della sua odissea giudiziaria: l'udienza istrutturia, l'ultima, a cui seguiranno le arringhe. Una sentenza potrebbe essere emessa entro aprile.

Breve cronologia nel silenzio della politica

Per un anno, Paola Armellini non ha avuto l'autorizzazione per cremare il figlio, travolto dal crollo delle strutture del palco per il concerto della Pausini. L'inchiesta della procura è durata circa due anni. Le indagini sono state chiuse a dicembre 2014 con 7 rinvii a giudizio. Tra gli imputati: il responsabile della Italstage, società costruttrice del palco, e l'ad della Friends & Partners Group che rappresenta molti artisti passati sul palco di Sanremo, come scrive Il Giornale.

Nel 2015 inizia il processo con le udienze ben calendarizzate, ma giudice e PM vengono trasferiti e a febbraio 2016 "si blocca tutto". Dopo le vacanze estive", nell'autunno 2016, il processo è ricominciato ma "con interruzioni continue".

"Sarà senz’altro un processo che poi avrà secondo e un terzo grado: come si fa? Io rischio di brutto. Non saprò mai come è morto Matteo. Ho rifiutato il rimborso (da 350 mila euro, ndr) perché ho chiesto in aula, ad alta voce, che prima volevo conoscere le responsabilità".

"I politici sono sordi, proprio sordi. Abbiamo scritto due lettere a Napolitano, una a Mattarella, abbiamo consegnato le circa 140mila firme dell'altra petizione, Basta morti sotto i palchi, al ministro del lavoro Poletti. Gliel'abbiamo consegnata a mano, ma non ho mai avuto né un movimento né un riscontro né una parola. La morte sul lavoro non fa più né caldo né freddo", conclude riferendosi alla sua vicenda.

Le altre petizioni

  • change.org/emergenzaimmigrazione, 33mila firme, lanciata da Donato Russo, che chiede un sostegno europeo alle politiche migratorie nazionali con una completa revisione del trattato di Dublino;
  • change.org/salviamolaricerca, con quasi 150mila firme (lanciata dallo scienziato Giorgio Parisi insieme ad altri 68 accademici e il sostegno di diverse università italiane), in cui si chiede al prossimo governo un impegno per investire almeno il 3% del PIL in innovazione e ricerca;
  • change.org/laviolenzanonscade, con più di 30mila firme (lanciata da Lidia Vivoli, di Palermo, sopravvissuta a un tentativo di femminicidio e ora in prima linea per sostenere le donne vittime di violenza. Chiede l'estensione del limite di sei mesi per la denuncia delle violenze sessuali);
  • change.org/bastacorruzione, 80mila firme, chiede di applicare la legge antimafia Rognoni-La Torre anche nei confronti dei colpevoli di corruzione (lanciata da Antonio Ingroia);