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Elezioni politiche del 4 marzo, programmi a confronto: l'immigrazione

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Elezioni politiche del 4 marzo, programmi a confronto: l'immigrazione

Migrants disembark from the MV Aquarius, a search and rescue ship run in pa
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REUTERS/Antonio Parrinello
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Dopo i fatti di Macerata, la polemica sulla gestione dei flussi migratori è tornata, ancora una volta, a infiammare il dibattito pubblico italiano.

Secondo Silvio Berlusconi, la mancata gestione del fenomeno, in un'ottica di pubblica sicurezza, rappresenterebbe ormai una "bomba sociale" nel belpaese, che potrà essere disinnescata solo rispedendo a casa almeno 600mila migranti. Una patata bollente prontamente rispeditagli da Matteo Renzi e Luigi Di Maio, che sottolineano come fu il governo guidato dall'ex Cavaliere, nel 2003, a ratificare l'accordo di Dublino, che assegna al paese di primo approdo (quasi sempre l'Italia, nel caso degli arrivi via Mediterraneo) la competenza per l'esame della domanda d'asilo; costringendo, in altre parole, i migranti che sbarcano in Italia a rimanervi, nonostante la maggior parte di loro preferirebbe dirigersi in Francia o nei paesi del nord Europa.

La questione è, per inciso, più complessa di così. Nel 2003, il secondo governo Berlusconi ratificò la seconda revisione del trattato: ma è solamente con la terza - firmata dal governo Letta nel luglio 2013, quando il potere contrattuale italiano toccava i minimi storici nei confronti di Bruxelles - che la discriminante del paese di primo approdo è entrata in vigore. 

Comunque sia, è evidente come il tema dell'immigrazione vada diventando sempre più un ago della bilancia per gli equilibri politici europei: da un recente monitoraggio Ismu, che ha analizzato l'andamento elettorale nei paesi chiamati alle urne nell'ultimo anno, si evince come  nel Vecchio continente l'atteggiamento di apertura od ostilità nei confronti dei flussi migratori sia oggi in grado di orientare il voto perfino più della tradizionale polarizzazione tra destra e sinistra.

L'Italia, in questo senso, non farà probabilmente eccezione: resta quindi da vedere con quali concrete proposte le principali formazioni politiche hanno approcciato il problema nei rispettivi programmi elettorali.

FORZA ITALIA - LEGA - FRATELLI D'ITALIA

I partiti guidati da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno unificato i programmi: nel documento depositato al ministero dell'Interno, e scaricabile online nell'ambito del progetto "elezioni trasparenti", le proposte relative all'immigrazione sono interamente contenute al punto 5, quello relativo alla sicurezza. L'immigrazione, quindi, è affrontata unicamente come una questione di ordine pubblico. In sintesi, il centrodestra propone il "blocco degli sbarchi con respingimenti assistiti e stipula di accordi con i Pesi di origine dei migranti economici"; il "rimpatrio di tutti i clandestini"; nonché l'abolizione "dell'anomalia, solo italiana, della concessione indiscriminata della sedicente protezione umanitaria, mantenendo soltanto gli status di rifugiato e di eventuale protezione sussidiaria".

A margine di questo, la coalizione propone un "Piano Marshall" per l'Africa: una formula, questa, sempre più usata (e in qualche caso abusata) in Europa, con cui in sostanza ci si riferisce all'idea di eliminare alla radice le cause che determinano l'ingrossarsi dei flussi migratori, con una serie di investimenti mirati allo sviluppo economico, sociale e infrastrutturale dei paesi di provenienza.  Al momento, però, non è dato sapere come la coalizione intenda realizzare questo ambizioso obiettivo, nel caso in cui dovesse vincere le elezioni.

MOVIMENTO 5 STELLE

Le proposte sull'immigrazione del movimento fondato da Beppe Grillo si trovano al punto 8 del programma depositato al Ministero. I pentastellati vogliono il "rimpatrio immediato per tutti gli irregolari", e "10mila nuove assunzioni nelle commissioni territoriali, per valutare in un mese se un migrante ha diritto a stare in Italia o no".

PARTITO DEMOCRATICO

Nel caso del Pd, è doverosa una premessa. Nel programma scaricabile sul sito web del partito, ampio spazio è concesso alle voci relative all'immigrazione: il tema è affrontato non soltanto dal punto di vista dell'ordine pubblico o in termini di costi sociali, ma, ad esempio, con un impegno con a proseguire nel solco del "Piano per l'accoglienza diffusa", un progetto che mira al superamento del caos legato ai grandi Centri d'accoglienza attraverso la cooperazione tra enti locali ed associazionismo. Vi si torna a parlare inoltre di Ius soli - ovvero "dell'approvazione di una legge che preveda l'ottenimento della cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri" - definita nel programma come "la prima delle battaglie da portare avanti".

Stranamente, però, di tutto ciò non resta traccia nel documento depositato al ministero dell'Interno. Qui, l'unico accenno alle migrazioni è relativo al rapporto con l'Unione europea, la quale "deve farsi carico del problema, superando il principio contenuto nell'accordo di Dublino del 2003 che impone a ciascun stato membo di farsi carico dei migranti che arrivano nel paese di approdo". In assenza di questo, secondo il partito di Renzi, "non potrà esserci solidarietà nel prossimo bilancio europeo".

PIÙ EUROPA CON EMMA BONINO

L'approccio del movimento guidato dalla storica leader radicale appare maggioramente orientato all'apertura e all'accoglienza. "Per ottenere un sistema di integrazione efficace che riesca a inserire gli stranieri nel mercato del lavoro, - recita il documento programmatico depositato al Ministero - riteniamo fondamentale a livello nazionale il superamento della legge Bossi-Fini".

Secondo Bonino, ciò si otterrebbe in primo luogo adottando "meccanismi diversificati di ingresso per lavoro, a partire da un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di occupazione attraverso attività d’intermediazione pubbliche e private tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri".

Per quanto riguarda il capitolo accoglienza, il movimento propone l'adozione esclusiva del sistema Sprar, che dovrebbe dunque sostituirsi a quello emergenziale, addizionale e parallelo gestito dalle Prefetture, fonte di grandi tensioni tra stato e comuni negli ultimi anni.

LIBERI E UGUALI

Anche il movimento guidato da Pietro Grasso propone la creazione "di un sistema d'accoglienza rigoroso, diffuso e integrato, sulla base del modello Sprar, superando la gestione straordinaria che troppi scandali e distorsioni ha generato in questi anni."

Libero e uguali, inoltre, chiede la cittadinanza "per chiunque sia nato  in Italia da genitori stranieri, o sia arrivato da piccolo e abbia competato in Italia almeno un ciclo di studi".