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Turchia, violenti scontri in territorio curdo-siriano

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Turchia, violenti scontri in territorio curdo-siriano

Turchia, violenti scontri in territorio curdo-siriano
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 Continua l'avanzata dell'esercito turco verso l'enclave curdo-siriana di Afrin:secondo quanto riportato dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, gli scontri registrati nella giornata di lunedÌ sarebbero i più cruenti dall'inizio delle operazioni,  con 80 morti registrati nelle ultime 48 ore, tra i quali almeno 24 civili. 

"Ciò che sta accadendo ad Afrin lo consideriamo un atto di guerra contro l'umanità intera"

Jawidan Hassan Funzionario del PYD, partito curdo-siriano

Forze speciali turche e milizie siriane armate da Ankara avrebbero preso il controllo di due collline nelle campagne a nord di Afrin: da una delle due - quella di Bayala - secondo il governo turco sarebbero partiti i 14 razzi sparati a partire da sabato sulla città di Kilis.

La creazione di una zona cuscinetto che separi il confine turco dai territori in mano ai curdi, è un vecchio pallino per il presidente turco Erdogan: in un primo intervento militare - la cosiddetta operazione Scudo dell'Eufrate - i turchi si erano assestati lungo il cosiddetto corridoio di al-Bab che separa la città di Afrin da quella di Manbiji, all'epoca appena conquistata dai curdi, tranciando cosÌ in due il territorio da questi controllato.

"Afrin sarà conquistata" ha dichiarato lunedÌ Erdogan. "Non torneremo mai sui nostri passi: ne abbiamo discusso con i nostri amici russi, e abbiamo un accordo"

Il benestare di Vladimir Putin - che è stato chiaro fin dalle prime ore dell'operazione, iniziata subito dopo il ripiegamento del contingente russo di stanza in zona - dà in effetti il segno di quanto la Turchia vada allontanandosi sempre piùi dall'ombrello atlantico per avvicinarsi alla sfera di influenza russa. 

Se non altro perché i curdo-siriani sono stati tra i principali alleati nella lotta ingaggiata contro l'Isis dagli Stati Uniti; i quali, soltanto qualche giorno addietro, avevano annunciato la formazione di una "forza di frontiera permanente" (a netta maggioranza curda) composta da 30mila uomini, cui doveva essere affidato anche il controllo di un’importante area di confine con l’Iraq. 

L'obiettivo, secondo alcuni analisti, sarebbe stato impedire alle truppe di Bashar al-Assad la riconquista dei territori in mano curda. Ma se al-Assad è stato a lungo il primo nella lista degli avversari di Erdogan, i curdo-siriani rappresentano ormai la sua nemesi, al pari dei "cugini" curdo-turchi del Pkk. E nel frattempo, col progressivo riavvicinamento a Putin - accelerato dall'avanzamento dei lavori per il gasdotto Turkish Stream - la rivalità del Presidente turco con l'omologo siriano pare scivolare sempre più in secondo piano. 

"Ciò che sta accadendo ad Afrin - spiega Jawidan Hassan, funzionario del PYD,  partito curdo siriano che governa nel cantone di Afrin -  lo consideriamo un atto di guerra contro l'umanità intera. In questa guerra, Erdogan vuole distruggere il morale delle YPG, le nostre Unità di protezione del popolo, che hanno combattuto il terrorismo di Daesh in difesa di tutto il mondo".