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Giochi asiatici e arti marziali indoor: tra sport e sociale, la squadra di rifugiati di Tegla Loroupe

Sono cinque e vengono tutti dal Sudan del Sud.

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Giochi asiatici e arti marziali indoor: tra sport e sociale, la squadra di rifugiati di Tegla Loroupe

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Sono cinque e vengono tutti dal Sudan del Sud. La loro presenza ad Ashgbat, sostenuta dal Comitato olimpico e dall’Agenzia dell’Onu per i rifugiati, segna la prima partecipazione di una squadra di profughi ai Giochi asiatici e arti marziali indoor.

Ad allenarli è Tegla Loroupe, ex mezzofondista e maratoneta keniota, vincitrice di 5 titoli mondiali nella mezza maratona. Oggi è impegnata nel sociale con una fondazione che porta il suo nome.

“Per queste persone nulla è impossibile – dice Tegla Loroupe -. Lo sport è fondamentale, può aiutare chi in passato ha affrontato esperienze tramautiche. Mi piacerebbe se in futuro vincessero delle medaglie ma voglio anche che abbiano un’istruzione e una vita migliore. Oggi vanno a scuola, non li facciamo solo correre, cerchiamo di trovare un equilibrio tra sport ed istruzione”.

Tegla ha reclutato la sua squadra in campo profughi in Kenya con l’aiuto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite i cinque atleti si sono allenati nelle periferia di Nairobi. “I rifugiati non sono criminali o brutte persone – dice Gai Nyang Tap, uno dei cinque atleti -. E’ la violenza che lo costringe a fuggire e a diventare profughi. Lo sport è un esempio di di pace”.

Ad Ashgabat nessuno dei cinque è riuscito a conquistare una medaglia, anche se la loro presenza ha un valore che va aldilà del risultato sportivo.

“Mi sono fatto dei nuovi amici qui, conosco i loro nomi e loro conoscono il mio – dice Wiyual Puok Deng, un altro dei cinque atleti -. Il mio sogno è quello di potere aiutare gli altri rifugiati nel mondo”. La quinta edizione dei Giochi volge al termine. Il Turkmenistan padrone di casa è ormai irraggiungibile in testa al medagliere, seguito a distanza da Cina, Iran e Kazakistan.