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Rohingya: il Myanmar si difende dall'accusa di pulizia etnica

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Rohingya: il Myanmar si difende dall'accusa di pulizia etnica

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Il Myanmar spedisce al mittente ogni accusa di pulizia etnica a un mese dalla recrudescenza delle violenze che hanno costretto centinaia di migliaia di musulmani rohingya a fuggire nel vicino Bangladesh. Una crisi che ha messo sotto i riflettori la classe dirigente del Paese, a partire dalla leader e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi accusata di non aver fatto abbastanza per impedire le violenze tra esercito e popolazione musulmana.

Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità teme un’epidemia di colera tra i circa 436.000 rohingya che hanno lasciato l’ex-Birmania.

L’ambasciatore brimano alle Nazioni Unite Hau Do Suan: “Lasciatemelo dire con chiarezza, non c‘è alcuna pulizia etnica, non c‘è nessun genocidio. I leader del Myanmar che hanno lottato a lungo per la libertà e per i diritti umani non adottano politiche del genere. Faremo tutto il possibile per evitare una pulizia etnica o un genocidio” ha detto Hau Do Suan.

Secondo l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, la situazione della popolazione birmana musulmana non è migliorata e urge un incremento degli aiuti umanitari. E mentre in Bangladesh si costruiscono abitazioni di fortuna, 17 nuovi corpi sono stati rinvenuti nell’Ovest del Myanmar, nella stessa area in cui domenica erano stati trovati i resti di circa 30 vittime indù. Le autorità non hanno specificato se ci sono elementi certi per affermare se i morti sono indù vittime di violenza da parte di gruppi musulmani.