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L'altro volto dei combattenti di Daesh si nasconde in Tunisia

L’altro volto dei combattenti di Daesh si nasconde qui in Tunisia.

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L'altro volto dei combattenti di Daesh si nasconde in Tunisia

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L’altro volto dei combattenti di Daesh si nasconde qui in Tunisia.

Il Paese nordafricano conta circa dai 3000 ai 6000 combattenti tra le fila dei fondametalisti.

Alcuni sono partiti consapevolmente, altri animati da sogni e utopie. Come Mohammed Bel Hadj Amor, partito per la Siria nel 2012, appena dicianovenne. La madre, disperata, ha conosciuto la sorte del figlio, arrestato dalle forze governative siriane, 13 mesi dopo, guardando un documentario sulla prigione dove era detenuto insieme a altri 42 tunisini.

“Mio figlio è la stessa persona che era prima. Vuole tornare in Tunisia, vuole guadagnare per mantenere la famiglia, vuole vivere con me, mio figlio ha avuto un crollo quando è morto il padre, è ancora giovane, è stato sfruttato. Voglio mio figlio indietro”.

L’ultimo messaggio di Mohammed risale allo scorso 15 gennaio, quando ha chiamato casa dicendo che erano stati rilasciati.

La Tunisia è il maggior esportatore al mondo di combattenti fondamentalisti, molti sono addestrati per tornare in Europa per compiere feroci attentati.

Nel Paese nordafricano, intanto, infiamma il dibattito su cosa fare con i combattenti che tornano e che costituiscono una forte minaccia.

Boutheina Chihi Ezzine:

“Capiamo perfettamente il sentimento di queste madri che aspettano disperatamente il ritorno del figlio, capiamo e le sosteniamo, ma non sosteniamo i terroristi, certo che no”.

Bisogna però fare le debite distinzioni, non tutti quelli che sono partiti per zone di guerra sono terroristi.

Mohammed Iqbel, Rescue Association of Tunisians Trapped Abroad:

“Ci sono terroristi, ci sono innocenti, c‘è chi si arruola, bisogna distinguere. Crediamo fermamente in questo. Come associazione noi non ci occupiamo di terroristi, non difendiamo i terroristi”.

Per Mohammed e il suo gruppo, il ministero degli Esteri tunisino non ha ricevuto richieste dalla Siria, il giovane è stato arrestato per essere entrato illegalmente in Siria al fine di partecipare al conflitto ma non è coinvolto in azioni terroristiche:

Chafik Hajji, ministero degli Esteri tunisino:

“L’articolo 25 della Costituzione tunisina vieta la revoca della cittadinanza di un cittadino e non si può impedire a questi di tornare; la problematica è seria e la trattiamo con la massima responsabilità, l’ultima parola spetta alla legge”.

Secondo il Centro tunisino di ricerca e studio sul terrorismo, casi come quello di Mohammed sono ancora più difficili da trattare perché non esistono relazioni diplomatiche tra Siria e Tunisia.

Ridha Raddaoui, ricercatore del Tunisian Centre of Research and Study of Terrorism:

“Dobbiamo giudicare persone in base a dossier che non abbiamo, su crimini di cui non sappiamo niente. Non sappiamo chi ha fatto e cosa ha fatto”.

I ricercatori del centro per mesi hanno esaminato più di 500 casi che vedevano tunisini accusati di terrorismo.
Il risultato: la Tunisia, l’unica democrazia scaturita dalle primavere arabe risulta essere anche il maggior esportatore di fondamentalisti.