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"Non è il mio presidente": Stati Uniti ancora in strada contro Trump


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"Non è il mio presidente": Stati Uniti ancora in strada contro Trump

“Non è il mio presidente”: sotto questo e altri slogan per la seconda notte consecutiva in tutti gli Stati Uniti, da New York a Washington, in decine di migliaia hanno protestato contro l’elezione di Trump.

Almeno 30 persone sono state arrestate a Manhattan. In migliaia hanno sfidato la pioggia e marciato verso Midtown fino alla Trump Tower sulla Fifth Avenue, dove risiede il nuovo presidente Usa. A Washington davanti alla Casa Bianca una folla di persone si è radunata per esprimere la propria rabbia e tristezza per la sconfitta di Hillary Cinton. Per le strade tanti giovani.

“Siamo molto più numerosi di quanto non lo siano loro. Hillary ha vinto il voto popolare, l’amore trionfa sull’odio. Dobbiamo portare avanti questa battaglia, per favore”, grida una giovane. “Donald Trump deve sapere che non siamo contenti delle sue affermazioni per le quali non si è scusato, non si è presentato come un vero americano per tutti gli americani, per questo dovrebbe dimettersi”, aggiunge un’altra. “Siamo una nazione di immigrati e di grandi lavoratori. I più deboli hanno sempre portato benefici al paese”, urla un’altra ancora.

Il timore dei dimostranti è che ora Trump trasformi in fatti le sue uscite infelici su migranti, donne e musulmani. Per Trump sono solo “contestatori di professione, incitati dai media”. Cosi li ha definiti su twitter dove ha bollato come “ingiuste” le proteste.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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