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Libia: a cinque anni dalla morte di Gheddafi è ancora il caos


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Libia: a cinque anni dalla morte di Gheddafi è ancora il caos

Cinque anni fa finiva la storia politica e umana del leader libico Muammar Gheddafi.

Contagiata dal tepore delle primavere arabe anche la Libia deponeva il padre padrone che l’aveva governata per 42 anni e di fronte alle telecamere del mondo intero i ribelli lo linciavano in diretta tv il 20 ottobre 2011.

La risposta violenta alla rivolta civile da parte di Gheddafi viene duramente condannata dalla comunità internazionale, che decide un intervento militare.
Anche se non convinta dell’opportunità di operazioni militari, l’Italia entra nella coalizione internazionale, fortemente voluta dalla Francia paese che inaugura gli interventi militari il 19 marzo di quell’anno.

Appena un anno dopo in un attentato contro l’ambasciata americana perde la vita l’ambasciatore statunitense e tre diplomatici americani.
Lo shock è tale che Washington ritira la propria rappresentanza.

Da allora in Libia è il caos totale.

Le tensioni esplodono in un lungo e confuso periodo di lotte tra numerose fazioni, di cui nessuna in grado di imporsi completamente sulle altre e che perdura ancora adesso.

Dopo lunghi negoziati nella primavera scorsa si è insediato il governo di unità nazionale riconosciuto e appoggiato dalla comunità internazionale.
Il governo è guidato da Fayez al Sarraj ed è appoggiato da diverse milizie e altre forze che hanno le loro basi soprattutto nella parte occidentale del paese.
Il governo di Sarraj ha sostituito di fatto il governo insediato prima a Tripoli, sostenuto da una coalizione di forze islamiste.

A Tobruk, nell’est della Libia, si è stabilito un governo rivale guidato dal potente generale Khalifa Haftar, una figura ambigua con un passato nell’esercito dell’ex dittatore Mu’ammar Gheddafi.

Azioni militari di Haftar, come la conquista di tre terminal petroliferi a settembre, sono state interpretate da alcuni osservatori come un atto di forza per fare pressione sulla comunità internazionale così da restituire al generale un ruolo di primo piano nella vita politica del Paese da cui è stato di fatto allontanato.

Haftar si impone e sul terreno militare e sul piano diplomatico.
E secondo molti militari occidentali così come molti analisti, per combattere Daesh le forze di Haftar possono giocare un ruolo importante.

In questi cinque anni, intanto, le condizioni di vita nel Paese si sono notevolmente deteriorate e molti rimpiangono gli anni della dittatura.

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