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Migranti: meno sbarchi nel Mediterraneo nel 2016, ma il numero di morti è in aumento

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Migranti: meno sbarchi nel Mediterraneo nel 2016, ma il numero di morti è in aumento

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Nel Mediterraneo gli sbarchi diminuiscono rispetto all’anno scorso, ma il numero di migranti che perde la vita resta elevato, oltre quello registrato nel 2015. Sono quasi trecentomila i profughi arrivati fra gennaio e settembre, oltre duecentomila in meno, secondo dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Gli arrivi in Grecia si sono più che dimezzati per via dell’accordo con la Turchia, in Italia sono aumentati: oltre 123.000 fino alla prima settimana di settembre.

“Ho lasciato il Sudan del Sud a causa della grave crisi in corso laggiù, ci sono combattimenti, ci sono tanti morti”, racconta un migrante del Paese africano indipendente dal 2011.

Fra i migranti salvati lunedì al largo della Libia, si pensa al futuro e c‘è chi ringrazia i soccorritori: “Quando arriverò in Italia resterò in uno dei loro centri in attesa di un documento, poi deciderò cosa fare”, afferma una ragazza nigeriana.

“Dio benedica tutti coloro che stanno facendo questo grande lavoro”, si augura un altro nigeriano.

La polizia raccoglie informazioni utili alle indagini sul traffico di migranti, spiega Geir Hilmarsen, sottotenente norvegese sulla Siem Pilot, una delle navi di Frontex che pattugliano il Mediterraneo: “Come arrivano in Libia? Chi organizza i loro viaggi via mare? Quanto pagano? Cerchiamo di capire questo e altro. Cerchiamo di identificare chi controlla la barca e chi ha compiti specifici a bordo. Passiamo le informazioni ottenute alla polizia italiana, affinché abbia qualche traccia per poter indagare correttamente”.

Mercoledì oltre mille migranti sono sbarcati ad Augusta, in Sicilia e a Crotone, in Calabria. Sulle due navi anche i cadaveri di 15 persone. Da inizio anno quasi 3.200 profughi hanno perso la vita nel Mediterraneo, gran parte nella rotta verso l’Italia (2.736).

Un dramma nel quale si cela un altro: quello dell’identificazione insufficiente dei morti, denuncia un rapporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e delle Università di New York e Londra.

Secondo lo studio mancano norme precise sulla gestione dei cadaveri dei migranti e sono pochi i dati raccolti contattando le famiglie dei dispersi. Così i corpi vengono seppelliti senza identificazione.

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