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La Spagna torna alle urne, il nodo principale è il lavoro

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La Spagna torna alle urne, il nodo principale è il lavoro

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Mariano Rajoy, leader del Partido Popular, promette 500 mila nuovi posti di lavoro all’anno. I socialisti guidati da Pedro Sánchez rispondono che saranno tutti precari come la maggior parte degli impieghi creati in questi anni. I centristi di Ciudadanos puntano tutto su contratto unico e sgravi per gli autonomi. E Podemos giura che scardinerà la riforma in ottica di flessibilità del 2012.

Nella campagna per le elezioni politiche di domenica in Spagna il nodo principale è senza dubbio il lavoro: “Il nuovo governo avrà tanti di problemi da gestire. L’economia è tornata a crescere, certo, ma affronta anche molte sfide”, dice Pablo Simon, professore di Scienze Politiche all’università Carlos III. “Abbiamo tassi di disoccupazione superiori al 20%. E sono in arrivo i tagli al bilancio voluti dall’Unione europea”, aggiunge.

Nel 2015 il Prodotto interno lordo di Madrid è cresciuto del 3,2%, ma il tasso di disoccupazione, nonostante i recenti cali, rimane il secondo più alto dopo la Grecia. Senza contare il peso sempre più preponderante degli impieghi precari, soprattutto nel vitale settore del turismo. Secondo l’agenzia per il lavoro statale il 90% dei contratti firmati ogni mese da inizio anno sono temporanei.

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