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"Sì ai negoziati con Damasco, ma Assad se ne vada". Accordo fra i ribelli siriani

Via libera dalla riunione di Riad a cui hanno partecipato anche diversi gruppi dell'opposizione: "Il Presidente lasci prima del periodo di transizione"

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"Sì ai negoziati con Damasco, ma Assad se ne vada". Accordo fra i ribelli siriani

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Via libera ai negoziati con Damasco, ma Bachar Al Assad dovrà lasciare all’inizio del periodo di transizione. La tumultuosa due giorni che ha riunito i principali gruppi ribelli e dell’opposizione siriana a Riad, in Arabia Saudita, si è conclusa con un accordo che spiana la strada ai negoziati politici con il regime.

Point of view

Questa intesa è una pietra miliare. Un primo passo verso negoziati politici a gennaio

Qui un approfondimento sui principali gruppi presenti alla conferenza

Arrivato a poche ore appena dall’incontro sulla Siria di oggi a Ginevra tra rappresentanti di ONU, Russia e Stati Uniti, l’accordo è stato già celebrato da Washington come “cruciale”.

“Questa intesa – ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato americano, John Kirby – è una pietra miliare sulla via della definizione di un luogo in cui a inizio gennaio, possano cominciare i negoziati con il regime. Un primo, fondamentale passo verso quell’obiettivo”.

Le immagini che continuano ad arrivare da Aleppo parlano però di una fiducia nel regime ormai tutta da ricostruire. Ed è per questo, che dai colloqui di pace di Riad è anche emersa la richiesta a Bachar Al Assad di far precedere qualsiasi negoziato da una serie di gesti di buona volontà: fine dell’assedio militare alle città accerchiate, apertura di corridoi umanitari e fine ai bombardamenti anzitutto.

Prima che si arrivasse all’accordo, Ahrar al-Cham, uno dei più importanti gruppi ribelli, aveva annunciato su Twitter di aver lasciato la conferenza di Riad, lamentandone una composizione troppo vicina ad Assad. Voci intervenute in un secondo momento hanno invece lasciato intendere che il gruppo sia poi tornato sui suoi passi e abbia firmato l’accordo. Qualora la sua defezione fosse invece confermata, si tratterebbe di un duro colpo alla rappresentatività e alla compattezza del fronte, che si presenterebbe ai negoziati politici con Damasco.