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Europa e immigrazione. Cosa si fa, cosa non si fa e cosa si potrebbe fare

L’Unione Europea e il crescente flusso di migranti alle nostre porte. Cosa fa esattamente Bruxelles? Come gestisce questa emergenza e cosa potrebbe

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Europa e immigrazione. Cosa si fa, cosa non si fa e cosa si potrebbe fare

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L’Unione Europea e il crescente flusso di migranti alle nostre porte. Cosa fa esattamente Bruxelles? Come gestisce questa emergenza e cosa potrebbe fare di più?

U-Talk prova questa settimana a rispondere alle numerose domande suscitati nei telespettatori di euronews dalla trasmissione Reporter, che abbiamo dedicato alla drammatica situazione dei migranti a Calais, nel nord della Francia.

Samir ci chiede a questo proposito: “Cosa fa l’Unione Europea per gestire questi flussi migratori?”. E poi fra gli altri anche Claude che domanda: “L’Europa dispone di mezzi adeguati per accogliere queste persone?”.

A rispondere e interrogarsi su disfunzioni e lentezza degli ingranaggi europei è l’autrice del reportage sulla condizione degli immigrati a Calais, Valérie Gauriat.

“Il problema dell’Unione Europea è che ancora non ha trovato una politica comune sull’immigrazione – dice -. Esistono diverse misure, che spesso non sono però vincolanti. Dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione Europea si occupa l’agenzia Frontex, con un dispositivo imponente, ma molto contestato. Il numero dei migranti aumenta di di pari passo con quello dei conflitti e con loro crescono anche i rischi che sono pronti a correre. Il Regolamento di Dublino stabilisce poi che la richiesta d’asilo va inoltrata nel paese dell’Unione Europea in cui approda il migrante”.

“C‘è in corso una specie di scaricabarile, ai danni peraltro di migliaia di persone, costrette per mesi o anni alla clandestinità e alla precarietà – prosegue ancora Valerie Gauriat -. Ottenere un visto è complicatissimo e richiede tempi molto lunghi, troppo per chi fugge dalla guerra o dalla dittatura. Va poi considerato che l’Europa sta invecchiando e che alcuni paesi hanno bisogno di manodopera, ma la ripartizione dei rifiugiati è molto diseguale da un paese all’altro. Non tutti vogliono poi restare”.

“Non dimentichiamo poi che sono i paesi in via di sviluppo che assorbono l’80% dei rifugiati al mondo. Ci si può poi interrogare sulle responsabilità dell’Unione rispetto a tutti coloro che sono vittime di conflitti e regimi, spesso sostenuti dagli stessi paesi europei”.

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