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Addiriyah: restauro e rinascita della prima capitale del Regno Saudita

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Addiriyah: restauro e rinascita della prima capitale del Regno Saudita

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E’ qui che l’Arabia Saudita rispolvera il suo passato, per alimentare il futuro con le sue secolari radici. Siamo ad Addiriya,
culla della famiglia reale, che nel 1766 la elesse a capitale dalla prima dinastia saudita.

La città divenne un centro di potere e sapere, ma già nel 1818 un assedio ottomano indusse i regnanti sauditi ad abbandonarla e scegliere Riyad come nuova capitale.

L’area restò abbandonata fino al 2000, quando l’Autorità per lo sviluppo di Arriyadh venne incaricata di realizzare un imponente progetto di restauro.

A parlarcene è Abdullah Hamed Arrukban, direttore dello Sviluppo urbanistico all’Alta Commissione per lo Sviluppo di Arriyadh. “Il programma di sviluppo di Addiriyah è un progetto molto ambizioso – ci spiega -. Si è iniziato ispezionando il sito, le costruzioni e i manufatti ospitati da ogni struttura. Gli edifici sono poi stati classificati in base al loro valore storico, al loro stato e alla loro destinazione funzionale. Alcuni sono stati integralmente ricostruiti o restaurati, perché di particolare valore storico. Altri sono stati invece riadattati per funzioni diverse da quelle originali”.

Il restauro di alcuni edifici è stato già completato. Tra questi, anche la storica Moschea di Dhuwaihrah.

A visitarla per noi è stato l’inviato di euronews, Paul McDowell, che ce ne parla così: “Negli spazi della moschea antica – dice – si percepisce il delicato equilibrio di un progetto di restauro, rispettoso di antiche tecniche di costruzione. I muri sono di fango e paglia, come si faceva tanti, tanti anni fa”.

E’ infatti proprio nel rispetto di antiche tecniche e tradizioni, che mattoni e altri materiali per il restauro vengono realizzati sul posto.

“Si tratta di un lavoro molto particolare – ci spiega l’ingegnere che dirige i lavori, Ahmed Abdul Hamid -. Lavorare il fango è un’attività che richiede una tecnica molto sofisticata. In parte l’abbiamo studiata sui libri, ma siamo affiancati anche da una squadra di consulenti. E’ così che abbiamo acquisito la nostra professionalità. Ormai possiamo praticamente lavorare a occhi chiusi”.

Il primo passo consiste nel mescolare
terra, paglia e acqua.L’impasto ottenuto viene poi lasciato riposare all’aperto. Si tratta di una fase cruciale, perché è dalla consistenza ottenuta che dipende la solidità dei mattoni.

L’esperimento del nostro Paul McDowell riesce però soltanto a metà. “Ecco – dice mostrandoci il frutto della sua buona volontà -, i miei non sono proprio levigati come avrebbero dovuto essere…”.

Una parte di di Addiriyah, nota come area di At-Turaif, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 2010. E’ l’area che comprende il palazzo reale e i centri di potere del primo stato saudita.

Numerosi artefatti testimonianti la vita della città sono emersi durante gli scavi archeologici Reperti che saranno esposti nel museo a cielo aperto in cui i progetti prevedono che sarà trasformata l’area di At-Turaif. A collegarla con un ufficio informazioni e altre strutture sarà un ponte pedonale che attraverserà la vallata.

Spazi verdi e giardini sono invece già lì. Un oasi di tranquillità per la popolazione della vicina Riyadh.

“Sono fiero di esser stato fra i primi a venire qui – ci dice un visitatore -. E sono fiero della nostra eredità culturale. E’ un bagaglio che permette ai nostri figli di imparare molto sulla nostra storia, dai tempi più lontani fino al giorno d’oggi”.

Le reazioni dei visitatori incoraggiano sulle potenzialità di Addiriyah: un sito che ambisce ad attirare un crescente numero di turisti.

“Qui è possibile cominciare a comprendere le origini non solo delle tradizioni, ma anche della cultura e del modo di vivere sauditi – dice una visitatrice cinese -. Credo che sia molto importante per capire a fondo il Paese e per questo ritengo che si tratti di restauri di grande valore”.

Per saperne di più:

www.arriyadh.com
www.unesco.org