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Sotto gli ombrelli Hong Kong si ripara da Pechino e chiede democrazia

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Sotto gli ombrelli Hong Kong si ripara da Pechino e chiede democrazia

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Decine di migliaia di manifestanti continuano a riversarsi per le strade di Hong Kong, cuore finanziario della Repubblica popolare cinese, sotto la cui bandiera è ritornata, pur come regione autonoma, nel 1997.

“Armati” di ombrelli coi quali si riparano dal sole o dalla pioggia, a seconda delle condizioni atmosferiche, a Pechino chiedono di rispettare i patti che furono siglati per la riannessione dell’ex protettorato britannico. E, dunque, di garantire vere libere elezioni nel 2017.

Impegno che l’autorità centrale ha, invece, dimostrato di voler disattendere, imponendo candidature di provati “patrioti”, preliminarmente selezionati da una commissione.

Il bersaglio principale dei manifestanti è il governatore locale, Leung Chun-ying, considerato marionetta manovrata dalla Capitale.

Gli occhi di tutto il mondo sono puntati verso Hong Kong. E verso Pechino, che affronta il più imponente movimento di protesta da piazza Tienanmen e quegli sguardi li preferirebbe diretti altrove.

Come ha chiarito la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying: “vogliamo sottolineare che Hong Kong è una delle regioni amministrative speciali della Cina. Gli affari di Hong Kong sono puramente affari interni cinesi, quindi chiediamo agli altri Stati di essere cauti con parole e azioni, che non interferiscano negli affari interni della Cina in alcun modo , che non sostengano in alcun modo attività illegali quali l’Occupy Central a Hong Kong, a non inviare alcun segnale sbagliato al mondo esterno”.

Ma gli interessi in gioco sono tanti. E globali: Hong Kong è la terza piazza finanziaria al mondo, dopo New York e Londra.

Pechino è pronta ad alzare i toni e non solo. Basteranno gli ombrelli aperti a difendere questa nuova, pacifica rivoluzione?

Di questa atmosfera tesa e potenzialmente esplosiva, euronews ne ha parlato Willy Lam, professore presso l’Università cinese di Hong Kong.

Nial O’reilly, euronews: “È la prima volta che assistiamo a un tale braccio di ferro da quando Hong Kong è tornata in mani cinesi. Che atmosfera si respira? Com‘è l’umore tra gli abitanti di Hong Kong, in particolare dopo che alcuni manifestanti hanno minacciato di occupare edifici pubblici se il governatore Leung non si dimetterà?”

Willy Lam, professore all’Università cinese di Hong Kong: “Gli studenti che manifestano e gli organizzatori del movimento hanno ricevuto largo sostegno dal grande pubblico. Questo è degno di nota, perché, di solito, alla popolazione di Hong Kong importa solo dei problemi economici e non di quelli politici. Ma ora, credo che sostengano l’offensiva studentesca contro il governo di Hong Kong e anche contro Pechino. Chiedono quell’alto grado di autonomia per Hong Kong che era stato garantito dai trattati internazionali quando l’isola tornò nelle mani di Pechino”.

euronews: “Molti di questi giovani non erano neanche nati quando esplose la protesta di Piazza Tienanmen 25 anni fa. Che cosa li rende così fiduciosi e determinati a vincere?”

Willy Lam: “Hong Kong, ovviamente, è molto diversa da com’era la Pechino di più di 25 anni fa. Oggi gli occhi del mondo sono su Hong Kong e abbiamo già visto che la polizia di Hong Kong si è ritirata dalle strade perché c‘è un sostegno schiacciante da parte del pubblico per gli studenti. Adesso c‘è grande tensione perché stiamo aspettando la risposta di Pechino. Perché Pechino deve assolutamente fare delle concessioni, credo, prima che la rivoluzione e le proteste qui a Hong Kong possano essere pacificate”.

euronews: “Cercheranno il compromesso? Che possono fare per tirarsi fuori da questa situazione e riportare Hong Kong alla normalità?”

Willy Lam: “Sicuramente Pechino non vuole mostrare di soccombere alla pressione degli studenti. I leader cinesi sono molto orgogliosi, non vogliono perdere la faccia. Ma, a quanto pare, il prezzo più basso che dovranno pagare per risolvere la questione sarà far sì che l’impopolarissimo capo del governo locale Leung Chun-ying dia le dimissioni e contemporaneamente trovare un compromesso sul sistema elettorale per eleggere il prossimo governatore nel 2017”.

euronews: “Quando la Gran Bretagna restituì il territorio ai cinesi, furono date alcune garanzie sui diritti civili e la democrazia, eppure molti, al tempo, ebbero il timore che le autorità di Pechino, a lungo andare, non sarebbero state capaci di onorare tali impegni. Con questo quadro, arrivare alla situazione attuale era inevitabile?”

Willy Lam: “Questo scontro epocale è inevitabile, credo, perché i tempi sono cambiati. Il Dna delle politiche a Hong Kong è mutato quasi da un giorno all’altro. La gente ora ha il coraggio di rischiare il confronto, non solo con la polizia e l’amministrazione Leung, ma anche con Pechino. Per cui, in questo contesto, a meno che Pechino non decida di rispondere con la forza, è molto improbabile che i manifestanti possano essere pacificati senza grosse concessioni da parte della Cina”.