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Le donne in bianco cubane finalmente a Bruxelles per ricevere il premio Sakharov del 2005


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Le donne in bianco cubane finalmente a Bruxelles per ricevere il premio Sakharov del 2005

Il Premio Sakharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero è andato alle Donne in bianco nel 2005, ma è solo oggi che possono finalmente riceverlo, a Bruxelles. Per 8 anni, il governo cubano non ha concesso loro il permesso di lasciare l’isola.

Vestite di bianco, queste donne si incontrano ogni domenica nella chiesa di Santa Rita, all’Avana; pregano e chiedono libertà per i loro familiari.
Il movimento delle Signore in bianco è nato nel maggio del 2003, dopo la “primavera nera” in cui 75 giornalisti, poeti e attivisti sono stati incarcerati: la loro richiesta di democrazia e libertà è stata bollata come attentato alla sicurezza del Paese.
Da allora, alcuni sono stati esiliati, altri rilasciati per motivi di salute, molti vivono ancora oggi con la spada di Damocle di cause aperte nei loro confronti.

Mogli, madri, figlie, sorelle, si sono unite spontaneamente, come forma di protesta politica, ma anche per darsi appoggio l’un l’altra.

Sara Blanco, euronews:

Berta Soler è una delle fondatrici e con altre quattro delle Signore in bianco è a Bruxelles per ricevere, finalmente, il Premio Sakharov. Congratulazioni.

Berta Soler, Signora in bianco:

Grazie mille. Siamo qui, è davvero un sogno che diventa realtà. Non abbiamo mai perso la speranza di poter venire qui a Bruxelles.

euronews:

Se ora siete qui significa che le cose a Cuba son cambiate rispetto al 2005..c‘è stata una riforma dell’immigrazione che ha eliminato i permessi per viaggiare all’estero. È grazie a questi cambiamenti che siete qui?

Berta Soler:

No, a Cuba non ci sono riforme vere e proprie, né dell’immigrazione, né economiche, solo piccoli cambiamenti, modifiche cosmetiche, diciamo, superficiali. Si tratta soprattutto di un modo per vendere all’estero un’immagine del governo cubano diversa da quella reale, per far credere che sia aperto ai cambiamenti e alle riforme. Ma se siamo qui è solo grazie alla pressione politica internazionale.
Il governo cubano è lo stesso cane, magari con un collare diverso. Non esiste più la carta bianca, ma c‘è il passaporto, e gli stessi requisiti che erano necessari per avere una carta bianca ieri, sono necessari oggi per ottenere un passaporto.

euronews:

Il regime ha scarcerato diversi prigionieri nel 2010 e nel 2011, qual è oggi la situazione nelle carceri? In quanti sono detenuti ancora oggi, e in che condizioni vivono?

Berta Soler:

In questo momento, dei 75 membri originari del gruppo, 15 sono ex prigionieri le cui cause sono ancora in corso e quindi la detenzione può scattare in qualunque momento. Iván Hernández Carrillo, e anche José Daniel Ferrer e Ángel Moya, che è mio marito, sono alcuni degli ex carcerati che hanno richiesto il passaporto e a cui è stato negato, poiché la loro pena non è terminata.
Per quanto riguarda i prigionieri politici, ce n‘è centinaia, non abbiamo cifre esatte. In questo momento una delle Signore in bianco, Sonia Garro, è in carcere da un anno e due mesi, senza alcun tipo di processo, così come suo marito. E hanno una figlia minorenne, di 16 anni, che è rimasta senza genitori.
I detenuti vivono in condizioni disumane, le carceri sono stracolme, e i prigionieri politici convivono con condannati che sono stupratori, assassini, narcotrafficanti. Il cibo che danno loro è cibo per i maiali; lo fanno apposta, proprio perché così i detenuti lo rifiutano, e i carcerieri possono usarlo per dar da mangiare agli animali.

euronews:

Siete appoggiate apertamente dal popolo cubano?

Berta Soler:

Ricordi che l’unico datore di lavoro è il regime castrista, che ha influenzato per più di 50 anni con la paura e il terrore. Però sì, il popolo ci supporta, si esprime nelle piazze, nei mercati, negli autobus. Molti sono anonimi, però ci appoggiano. Per esempio, se vedono che siamo seguite da gente che non hanno mai visto con noi, allora ci avvertono che ci stanno controllando. E ci chiedono se c‘è bisogno di tenerci alcune cose, affinché non ce le portino via. È un popolo su cui possiamo contare.

euronews:

Ora che avete molta visibilità, cosa chiedete alla comunità internazionale?

Berta Soler:

Chiediamo alla comunità internazionale e a chi ama la libertà di avere un atteggiamento duro con il regime castrista. Chiediamo che a Ginevra, nelle Nazioni Unite, ovunque nel mondo, i leader che difendono la libertà puntino il dito contro il regime castrista per le violazioni dei diritti umani, per la violenza contro il popolo di Cuba. È una cosa molto importante, ma allo stesso tempo chiediamo che venga mantenuta la Posizione Comune.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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