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Dario Fo: "La fantasia ci salverà dalla crisi"

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Dario Fo: "La fantasia ci salverà dalla crisi"

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Un paese dalle tinte spente, dove regna ormai l’etica dei furbetti e una politica senza passione, ma che si può salvare grazie alla fantasia di chi non si arrende alla crisi.

All’alba delle elezioni, è così che vede l’Italia Dario Fo: giullare anti-sistema premiato nel 1997 col Nobel per la letteratura, che oggi accusa banche, potenti e moderati di aver rubato vita ed entusiasmo agli italiani.
Mercoledì 20 febbraio era in piazza del Duomo a Milano per sostenere il Movimento 5 stelle del “collega” Beppe Grillo.

Diego Giuliani, Euronews: Dario Fo, come in tanti altri momenti della sua carriera lei in questo momento si sta molto dedicando alla pittura. Le chiederei quindi come e con quali colori dipingerebbe e rappresenterebbe l’Italia del 2013.

Dario Fo: Purtroppo siamo in una situazione in cui i colori sono sotto il grigio. Quindi le vibrazioni sono al massimo il violetto, arancio spento e perfino rosso fondo. Perché non c‘è vibrazione, c‘è la malinconia, c‘è il disastro. La crisi che incombe ha massacrato ogni entusiasmo e ogni gioia.

Euronews: In questo quadro che lei dipinge, c‘è la speranza? In che cosa è la speranza?

Dario Fo: C‘è una cosa positiva ed è l’arrangiarsi ad ogni modo e non sedersi. Io vedo un sacco di gente che non s’abbatte e cerca una soluzione sempre migliore, inventa nuovi modi. Ma non è l’arte di arrangiarsi per tirare a campare, è costruire qualche cosa, cambiare chiave.

Euronews: Facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo al Nobel per la letteratura che lei ha preso nel 1997. A Dario Fo, e qui cito e leggo la motivazione dell’Accademia di Svezia, che lei sicuramente ricorderà, “che nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati”.
Ecco, Dario Fo, oggi quali potenti fustigherebbe? E perché?

Dario Fo: Le banche soprattutto, i grandi imprenditori, quelli che hanno in mano lo spettacolo nello spettacolo, cioè che determinano attraverso un racconto, un modo, attraverso i media, la televisione, tutti i mezzi che sono possibili, un modo di accettare la condizione che loro hanno creato.

Euronews: Lei sta seguendo con apprensione la campagna elettorale. Che cos‘è che la preoccupa, in particolar modo, rispetto alle elezioni italiane?

Dario Fo: A me non preoccupa quello che preoccupa loro (ndr: i politici), perché mi sento proprio al di fuori. Avendo ‘in uggia’, come dicono i toscani, questo modo di concepire il rapporto umano, il rapporto civile, è ovvio che non posso provare pietà per questi politici che rischiano il loro posto di lavoro. Perché per loro diventa un posto di lavoro, non è più qualcosa che assomigli alla missione, al momento di elogio e di plauso che la gente ti fa perché si fida di te.

Euronews: La politica oggi è ancora in grado di animare della passione, o no?

Dario Fo: Ha deturpato tutto quello che è stato creato in secoli, in brevissimo tempo. Ha distrutto la speranza, ha distrutto la fiducia, ha distrutto il valore delle leggi, della comunità, della giustizia. Soprattutto della giustizia.

Euronews: Quando e come è avvenuta questa distruzione?

Dario Fo: Se non c‘è un modo forte, possente, che si posi sulla cultura e sulla conoscenza prima di tutto e che ponga nella coscienza della gente l’uguaglianza, la libertà, la giustizia, lì frana poi tutto. Quando c‘è qualcuno che quasi fa plauso alla furbizia, all’abilità con cui si truffa… Ci sono dentro tutti, inutile fare nomi e cognomi. Ci sono detro tutti, basta che si volti, il primo che vede è dentro.

Euronews: Nella politica di oggi, da qualche anno a questa parte, essere “moderati” è considerato quasi un valore. Lei invece ha sempre rivendicato orgogliosamente il fatto di ‘non’ essere un moderato. Qual è il problema dei moderati? Cosa rimprovera loro?

Dario Fo: Soprattutto la finzione, la maschera. La maschera della persona per bene, gentile, che non fa mai violenza a nessuno… E’ una trappola che viene portata da costoro, che hanno soltanto la ‘vis esterna’, il modo, il gesto gentile, delicato, non scattano mai… Soprattutto non sghignazzano mai oltremisura, e non si divertono, non danzano. Mai visto un moderato danzare e far festa vera, autentica, insieme ad altri. Semmai lo fa da parte, senza farsi vedere e senza farsi scoprire.

Euronews: Nel 1994 un ingresso in politica che sorprende tutti, poi una lunga carriera. Nel 2013 è di nuovo qui, che si ripresenta: stiamo parlando di Berlusconi, a cui lei ha già dedicato diversi spettacoli nel suo passato. Se dovesse rappresentarlo oggi a teatro, come lo rappresenterebbe?

Dario Fo: Ieri proprio ho fatto una pantomima di Buster Keaton in cui c‘è una statua che sta in mezzo a un grande salone e ci sono dei personaggi intorno che cercano di tenerla su. E poi scappano, e poi ritornano, e poi cercano di piantonarla, come si dice, con mezzi meccanici, perché stia ancora in equilibrio. Cade, si rovescia, sta per sfasciarsi, la rimettono in piedi. E torna sempre. Torna ed è sempre più vicina al baratro..

Euronews: Ma non ci arriva mai…

Dario Fo: Mah… (sorride) Qui bisogna avere pazienza (ride)

Euronews: Per concludere in due parole, il suo auspicio per l’Italia di domani qual è?

Dario Fo: Liberarsi. Liberarsi da tutte le pastoie, le infamie, le ipocrisie, il giogo, per cui la tua vita ti viene rubata, ti viene portata via. Essere padroni della propria vita è quello che auguro veramente alla mia terra.