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Crimine organizzato, dal Sud Italia alla globalizzazione

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Crimine organizzato, dal Sud Italia alla globalizzazione

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Chiudere la partita con le mafie. Ma come? In Italia è una specie di guerra senza fine, con poliziotti e magistrati a inseguire un nemico capace di sorprese.

Qui siamo a Reggio Calabria, nel giugno del 2010. Una operazione antimafia porta in carcere una quarantina di persone. Tra di loro un avvocato e numerosi uomini d’affari.

Le cosche che prima si combattevano ora fanno affari insieme, come spiega il procuratore antimafia dell’epoca Piero Grasso: “L’indagine Meta ricostruisce le relazioni criminali nella città di Reggio Calabria. Dall’inchiesta emerge una direzione unitaria degli affari illeciti, che vengono poi ripartiti tra tutte le famiglie”.

Da anni indagini economiche condotte da università e centri di ricerca concordano su un punto: il volume d’affari delle associazioni criminali è di tutto rispetto, e una parte importante del Pil italiano è dovuto agli affari illeciti.

Insieme Camorra, Ndrangheta e Cosa Nostra, fatturano più di 9 miliardi di euro, e le mafie di Campania e Calabria da sole fanno il 70 per cento delle attività illecite in Italia.

Le mafie puntano a inflitrarsi ovunque ci sia da guadagnare. Nel 2010 sono emerse tracce di ndrangheta e camorra attorno al mercato generale di Fondi, nel Lazio. E nonostante ciò, la richiesta del prefetto di scioglimento per mafia del consiglio comunale venne fino alla fine osteggiata dal governo Berlusconi.

Sottovalutazione? Resta da verificare. Di certo è stato ritardato un provvedimento piuttosto urgentre. Il procuratore di Napoli, Lepore: “Nel sud del Lazio abbiamo cominciato a registrare a un certo punto che il clan dei Casalesi stava collaborando con la mafia siciliana proprio nel controllo del mercato di Fondi, uno dei principali a livello nazionale”.

Intanto il crimine italiano si è globalizzato a sua volta, espandendosi in tutta Europa e anche piu lontano.

Strumento utile per contrastare le mafie, resta il sequestro e la confisca dei beni degli affiliati. Una eventualità tra le poche che alle cosche riesca a fare davvero paura.

Luisida De Ieso, euronews: Collegato con noi da Roma c‘è il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso in aspettativa per motivi elettorali, è candidato al Senato come capolista nel Lazio per il Partito democratico.
La mafia si è ormai infiltrata nel mercato globale, si è adattata alla crisi, ad esempio offrendo capitali alle imprese che hanno bisogno di liquidità. Secondo un ultimo rapporto commissionato dal governo il suo fatturato è pari a circa il due per cento del PIL. La politica sembra arrancare di fronte alla contaminazione finanziaria da parte della mafia. E’ necessario un approccio più internazionale nella lotta contro la mafia?

Piero Grasso: Certamente ormai la mafia è un fenomeno transnazionale e come tale commette i suoi reati non solo in un Paese ma in più Paesi e le prove della responsabilità dei mafiosi vanno cercate insieme a tutti gli altri Paesi.

euronews: Ma a livello europeo vi sono o no strumenti adeguati per contrastare la criminalità organizzata e tracciare i suoi investimenti?

Piero Grasso: L’Italia penso ha gli strumenti giuridici più aggiornati ed efficaci per la lotta alla criminalità, questo l’ho potuto constatare avendo spesso contatti con i miei colleghi stranieri. Occorre soprattutto sequestrare e confiscare i patrimoni illeciti e sotto questo profilo noi abbiamo una legislazione assolutamente avanzata. Sarebbe il caso che ci fossero norme omogenee in tutti i Paesi d’Europa e anche negli altri Paesi al di fuori dell’Europa proprio per cercare di evitare che alcuni Stati, non avendo una legislazione adeguata, costituiscano degli Stati-rifugio per i patrimoni che ormai sfuggono, cercano di sfuggire all’aggressione che in Italia è molto forte. Pensi che in 4 anni e mezzo abbiamo sequestrato beni per 40 miliardi di euro. Quindi dobbiamo continuare su questa strada: mettere le mani nelle tasche della Mafia è la priorità.

euronews: Sulla base della sua esperienza, di quali strumenti il governo dovrebbe dotarsi nella lotta alla mafia e cosa proporrebbe a livello europeo una volta in politica?

Piero Grasso: Per quanto riguarda l’Italia come dicevo abbiamo un’ottima legislazione ma va perfezionata per esempio creando la possibilità di procedere anche per l’autoriciclaggio cioè chi commette un reato e poi nasconde i capitali. E poi ci vorrebbero delle norme sul falso in bilancio, sulla frode fiscale e migliorare ancora di più le norme sulla corruzione. Sotto il profilo internazionale io penso che si dovrebbe estendere il più possibile quella che è la legislazione italiana, sotto il profilo della confisca e del sequestro dei beni. Ci sono già Paesi che hanno adottato sistemi analoghi.

euronews: Un esempio di strumento concreto che proporrebbe in un governo?

Piero Grasso: Per esempio una legge che permette di sequestrare i patrimoni di coloro che sono indiziati di reati di criminalità organizzata.

euronews: La lotta alla mafia è anche lotta contro un atteggiamento mentale, pensiamo alla logica del favoritismo. In che modo lei proverebbe a cambiare questo atteggiamento una volta in parlamento?

Piero Grasso: La lotta alla mafia non è solo repressione, ma occorre anche una trasformazione culturale. Per far questo però bisogna partire dal risolvere i problemi della gente, i bisogni della gente. Perché la Mafia e spesso anche la politica approfitta con una sottile strategia di far pesare questi bisogni e di proporsi come risolutrice di tanti problemi, cosa che poi promette ma non fa, per rendere schiave le persone e quindi averne il consenso. Tutto questo significa un venire meno della democrazia, della libertà dei cittadini. Allora bisogna che ci siano delle politiche sociali, che cercano di ridurre il bisogno, di mettere tutti in condizione di una almeno media sopravvivenza e sussistenza, per potere su quelle basi costruire una cultura della legalità.