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Rosia Montana, la corsa all'oro che divide la Romania

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Rosia Montana, la corsa all'oro che divide la Romania

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Rosia Montana è un piccolo villaggio disperso tra le montagne della Romania. Qui ha luogo la più grande riserva d’oro d’Europa. Calin Pal, un minatore della zona ci accompagna nel cuore della miniera.

Negli ultimi anni, a causa della crisi economica il prezzo dell’oro è aumentato vertiginosamente, spingendo le compagnie minerarie ad aumentare gli investimenti in questo settore.

Il comune di Rosia Montana è stato acquistato all’80% da una società rumeno-canadese, la RosaMontanaGoldCorporation. Obiettivo:portare in superficie l’oro, ancora presente nel sottosuolo dell’area. Il progetto mette in pericolo non soltanto l’ambiente, ma anche le rovine archeologiche romane. Rosia Montana era un sito minerario già ai tempi dell’Antica di Roma, 2000 anni fa.

Racconta Calin Pal:“Prima di me ci sono state almeno 3 generazioni di minatori: il mio bisnonno, mio nonno e mio padre. Spero che dopo di me almeno altre dieci generazioni scendano in miniera”.

Qui a Rosia Montana, sono in molti ad avere le stesse speranze di Calin e a essere d’accordo con la Rosia Montana Gold Corporation. O quasi tutti. I contrari sostengono che le miniere romane saranno danneggiate. Per questo la società ha deciso di trasformare parte degli antichi condotti di estrazione in un museo archeologico.

Robert Horvath, archeologo ci spiega:“Il dato più importante è la forma della galleria. Quando è geometrica sappiamo che risale all’antica Roma. Abbiamo trovato scale di legno, nicchie usate per l’illuminazione. Sono di tipo diverso da quelle usate nel Medioevo, si usavano forme differenti”. Mentre Xavier Gonzalo, un suo collega spagnolo, aggiunge:“E’ interessante poter lavorare in un sito così antico, risalente all’Antica Roma. E’ una fortuna che hanno in pochi. E’ la mia prima esperienza sotto terra, fare l’archeologo in una miniera che risale a oltre 2000 anni fa”.

Nelle miniere di Rosia Montana a decine di metri dalla superficie un team internazionale di archeologi è al lavoro per catalogare le antiche gallerie.

Il settore minerario rumeno ha vissuto grandi cambiamenti dalla fine degli anni Novanta. Oltre 550 le miniere chiuse e circa 80.000 minatori lasciati senza lavoro.

Durante gli anni del comunismo le politiche industriali non sono sempre state in linea con i parametri ambientali e competitivi comunitari.

L’annucio della Gold Corporation ha riacceso le speranze di molti ex minatori. Secondo i detrattori, però, la Romania non otterrà alcun vantaggio economico da questo progetto.

Catalin Hosu, Rosia Montana Gold Corporation, spiega:“Qui abbiamo la più grande riserva d’oro dell’Unione europea: oltre 300 tonnellate d’oro! Abbiamo in progetto d’investire circa 2 miliardi di euro. Per la Romania si tratta di circa 4 miliardi di ricavi, ovvero oltre la metà del ricavo totale. Stiamo parlando di migliaia di nuovi posti di lavoro”.

La Gold Corporation ha anche intenzione di costruire una diga antisismica in grado di dissipare i timori di una contaminazione della valle circostante dal cianuro, di cui sono ricchi gli scarti minerari.

Gli oppositori denunciano: così si stravolge l’intera area.

Sorin Jurc, della Rosia Montana Cultural Fundation annuncia:“L’intera area sarà distrutta. La valle Corna, dove vivono ancora oltre 40 famiglie. Ci sono anche una chiesa e due cimiteri. La società ha intenzione di costruire una grande diga e un lago artificiale coprendo circa 600 ettari. Tutta quest’area sarà cancellata dalla superficie della Terra”.

Molti residenti dell’area hanno già accettato di essere rilocati in una new town costruita dalla GoldCorporation. La società ha già speso circa 30 milioni di euro per la costruzione di questo nuovo quartiere, che comprende 125 case e una chiesa.
Non lontano dalla new town risiede da decenni una comunità Rom. Durante gli anni del comunismo questa comunità viveva essenzialmente dei proventi delle miniere. Oggi la storia è diversa.

Anton Pantir, ex minatore Rom ci dice:“Se il progetto partirà davvero, saremo tutti assunti e sarà un bene. Se non dovesse partire, beh, allora moriremo di fame”.

Il figlio di Anton ha già fatto molti colloqui. Ma dei 480 nuovi minatori assunti soltanto 30 fanno parte della comunità Rom. Dorinel, ex minatore rumeno afferma:“La GoldCorporation dovrebbe parlare con noi direttamente e non farlo attraverso le autorità locali. Dovremmo istituire una commissione e fissare un protocollo con la compagnia dove si stabilisce che almeno un membro di ogni famiglia Rom venga assunto”.

Il declino dell’industria mineraria è la causa dell’altissimo tasso di disoccupazione della regione. Qui oltre l’80% delle persone in età da lavoro non ha reddito.

Ioan Catalina è forse l’ultimo cercatore d’oro privato. Ci racconta l’avventura vissuta dal nonno, anche lui cercatore d’oro, insieme a un amico durante gli anni Cinquanta:“I servizi di sicurezza gridavano- faccia al muro!-. Li hanno minacciati con le pistole dicevano:-possiamo uccidervi, ma vi diamo un’ultima possibilità. Così mio nonno e il suo amico hanno distrutto tutta l’attrezzatura per la ricerca d’oro”.

Dalle antiche miniere esce un flusso di acqua rossa. E’ altamente inquinata. La GoldCorporation ha costruito un sistema di depurazione. Il progetto pilota comprende tecnologie di altissimo livello. La compagnia punta a ripulire l’acqua non soltanto dai suoi scarti, ma anche da quelli del passato.

Catalin Hosu, Rosia Montana Gold Corporation spiega.“Questo è il risultato di secoli d’inquinamento e potrebbe andare avanti ancora per secoli.E’ acqua altamente acida. Ma può essere ripulita. Questa è una stazione prototipo e questo è il risultato. L’acqua è pulita ed è potabile”.

Eugen David, forse l’oppositore più attivo dell’intera regione, non si lascia impressionare dalle affermazioni della GoldCorporation. Per Eugen il territorio dovrebbe puntare su agricoltura e turismo, lasciandosi alle spalle il passato e le miniere:“Per risolvere il problema dell’acqua acida di Rosia Montana non abbiamo bisogno di estrarre 500 milioni di tonnellate di roccia e di utilizzare centinaia di migliaia di tonnellate di cianuro”.

Se a livello regionale il progetto della GoldCorporation trova il plauso di quasi la totalità dei residenti, soprattutto la comunità Rom, a livello nazionale si respira un clima diverso.

Ileana Titca, membro della comunità Rom, afferma:“Da quando le miniere sono state chiuse abbiamo avuto problemi con la polizia, abbiamo dovuto raccogliere il ferro qui e li, e così siamo stati arrestati. Ma dobbiamo pur far mangiare i nostri figli, comprargli del pane”.
Continua Mihai Valentin Pintea:“Siamo in tanti a lavorare qui ogni giorno. Una volta c‘è lavoro e una volta no. Siamo a favore del nuovo progetto per le miniere. Speriamo di trovare un lavoro. Mi piace lavorare. Guardi le mie mani. Ho 20 anni, ho un figlio e sono sposato, devo poter trovare da mangiare!”.

Per Rosia Montana, la GoldCorporation significa lavoro. Non soltanto nelle miniere, ma anche nel settore edilizio e della ristrutturazione dei vecchi edifici. Ma oltre le promesse e i proclami: quando partirà davvero la nuova corsa all’oro?

A livello politico ci sono non pochi dubbi. Il fallimento della coalizione di centro destra e la vittoria di Victor Ponta contrario al progetto hanno fatto cadere le azioni del gruppo, limando gli entusiasmi degli azionisti.

Dragos Tanase, direttore Rosia Montana GoldCorporation afferma:“Molte persone troveranno lavoro qui. Lo stato ne trarrà soldi per il bilancio nazionale. Queste persone hanno bisogno che sul progetto sia presa una decisione. La pazienza è al limite, e le risorse non sono infinite. A un certo punto finiranno. Il governo deve decidersi ora!”. Sono in molti a credere che una decisione arriverà, negativa o positiva che sia, con l’avvicinarsi delle elezioni.

Ritroviamo il padre di Calin mentre si reca alle prove del coro locale, composto in gran parte da minatori, che rivolgendosi al figlio afferma:“Sono orgoglioso che stai seguendo le orme della famiglia e che hai scelto di rimanere qui nella tua regione”.

Per gli abitanti di questa regione le miniere rappresentano l’unica fonte di sostentamento, ma è davvero così? O gli ambientalisti hanno ragione a dubitare della riuscita miracolosa del progetto della Gold Corporation?