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Tirocini all'estero, una finestra sul futuro

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Tirocini all'estero, una finestra sul futuro

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Essere i protagonisti del proprio futuro, prendendo al volo le occasioni che si presentano. Aafke e Robin vengono dai Paesi Bassi, ma svolgono un tirocinio in radiografia in un ospedale di Copenaghen, in Danimarca.

Lavorare in un Paese straniero può essere un modo per migliorare le proprie capacità, facendo nuove esperienze. Elementi necessari in tempi di crisi e di altissima disoccupazione tra i più giovani.

Per Robin “Le società sono alla ricerca di persone che hanno esperienze di vita. Quando fai un tirocinio all’estero, riesci a dare più che nel tuo Paese”. Mentre Aafke commenta: “Penso che fare un tirocino all’estero dia prova della capacità di adattamento a una cultura diversa. È un valore aggiunto per il curriculum”.

Rouzbeh, invece, è un ingegnere iraniano. Ha 31 anni. Studia all’Università di Stoccolma in Svezia. Non riuscendo a trovare tirocini attinenti al proprio curriculum vitae, ha deciso di cercare all’estero. Secondo Rouzbeh la Danimarca offre opportunità piu interessanti nel suo campo. “In Danimarca ho maggiori opportunità d’inserirmi e di crescere professionalemente”. Ci confida.

Robin, Aafke e Rouzebh hanno scelto di aderire al programma Erasmus – mobilità studenti per tirocinio che aiuta gli studenti impegnati in master a trovare tirocini all’estero.

Saper comunicare è di fondamentale importanza in un ospedale. Ma per gli aspiranti medici che lavorano all’estero la lingua può diventare un ostacolo insormontabile.

È per questo che Robin per poter comunicare con i propri pazienti ha dovuto seguire un corso di danese previsto dal tirocinio. Robin spiega:“I pazienti più anziani non parlano inglese. È giusto parlargli nella loro lingua. La gente si sente al sicuro quando le pargli nella sua lingua”.

E se molte imprese mostrano dubbi nell’assumere giovani stranieri, in questo ospedale di Copenaghen gli studenti stranieri sono considerati una preziosa risorsa.

Kim Johansen, Direttore del dipartimento Diagnostica per immagini al Koege Hospital Copenaghen, afferma:“Se non ci fossero già troppe persone da assumere, non avrei problemi ad assumere uno studente straniero, una volta che avesse terminato gli studi. Perché sono un valore aggiunto, vengono da formazioni diverse e per questo offrono punti di vista e modi differenti di risolvere i problemi”.

Paesi Bassi e Danimarca hanno molte affinità culturali. E il sistema sanitario nei due Paesi è molto simile. Ma anche le piccole differenze possono rappresentare delle sfide.

Per Aafke, ad esempio, lavorare all’estero è una buona opportunità. A patto, però, che non si vada troppo lontano:“Se ci saranno opportunità di lavoro fuori dall’Olanda, ne approfitterò sicuramente. Ma non voglio andare troppo lontano. In Germania, ad esempio, o in Danimarca, perché sono già qui”.

Nuovi orizzonti, quindi, ma a portata di mano.

Per Rouzbeh, invece, la mobilità europea è importante. Tirocinante presso il Danish Building Research Institute, si occupa di ventilazione e risparmio energetico. L’istituto ha buonissimi rapporti con le aziende e accetta tirocinanti regolarmente. Rouzbeh spera così che il tirocinio funzioni come trampolino di lancio per entrare nel mondo del lavoro europeo. “Non ho nessuna esperienza di lavoro in Europa. Ma questo istituto ha relazioni con molte imprese e società” confida Rouzbeh che ammette: “Così potro capire meglio come funziona il contesto industriale europeo e aumentare le possibilità di trovare un lavoro”.

Nel biennio 2010-2011 sono stati circa 40 mila gli studenti europei ad aver svolto tirocini all’estero grazie al programma Erasmus dedicato alle imprese. La Commissione europea ha in programma di lanciare entro il 2014 l’Erasmus per tutti. In questo modo si stima che saranno circa 5 milioni gli studenti e i giovani lavoratori a muoversi tra i confini comunitari e non soltanto.