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I sei punti del piano di Kofi Annan per la Siria

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I sei punti del piano di Kofi Annan per la Siria

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10 marzo 2012: un anno dopo l’inizio della rivolta in Siria, divenuta sempre più sanguinosa, l’inviato speciale dell’ONU e della Lega Araba Kofi Annan incontra Bashar al-Assad. Il presidente siriano accusa gli oppositori “terroristi” di impedire ogni soluzione politica. I progressi di Annan all’inizio sono pochi. Ma il 27 marzo annuncia che Damasco accetta il suo piano di pace, articolato in sei punti.
 
Primo: la fine delle violenze. D’accordo con Annan, la Siria aveva stabilito per le 3 del mattino del 10 aprile, ora di Londra – le 6 di Damasco – l’orario del cessate il fuoco. L’opposizione si era impegnata a deporre le armi esattamente 48 ore dopo. In un anno, secondo l’Onu, i morti sono stati più di novemila.
 
Secondo: mettere in atto un processo politico aperto, orchestrato dai siriani, per fare fronte alle preoccupazioni legittime della popolazione; la scelta, inoltre, di un interlocutore designato quando richiesto da Annan. L’ex segretario delle Nazioni Unite non chiede più la deposizione di Assad, condizione prevista invece dal piano precedente della Lega Araba.
 
Terzo: l’invio di aiuti in tutte le zone colpite dai combattimenti e una tregua umanitaria di due ore al giorno; un lasso di tempo, cioè, in cui ci sia la possibilità di portare soccorso ai feriti. Secondo l’Onu, i rifugiati siriani sono 39.000. 200.000 il numero dei profughi per la Mezzaluna Rossa.
 
Quarto: il rilascio delle persone arrestate arbitrariamente, in particolare quelle delle categorie più vulnerabili e quelle coinvolte in attività politiche pacifiche; inoltre, la comunicazione della lista delle prigioni e il libero accesso a esse.
 
Quinto: libertà di circolazione in tutto il paese per i giornalisti e messa in atto di una politica non discriminatoria per il rilascio dei visti.
 
Infine, sesto e ultimo punto: l’impegno da parte delle autorità siriane a rispettare la libertà di associazione e il diritto di partecipare a manifestazioni pacifiche.
 
Le difficoltà di applicazione del piano di pace
 
In queste ore l’esercito siriano avrebbe dovuto iniziare il ritiro delle truppe dalle città, secondo il piano concordato con Kofi Annan. Questo doveva spianare la strada all’inizio di una tregua 48 ore dopo. Per parlare dell’argomento, Kawtar Wakil ha sentito il parere di Abdul Raoul Darwish, presidente dell’Associazione 15 marzo per la Democrazia in Siria, in collegamento da Parigi.
 
 
Kawtar Wakil, euronews:
“In Siria continuano gli atti di violenza. Sembra che ci siano nuovi dubbi sull’applicazione del piano di pace proposto da Annan e accettato da entrambe le parti del conflitto. Cosa ne pensa?”
 
Abdul Raouf Darwish:
“In effetti, come lei sa, la natura del regime siriano non gli permette l’attuazione di riforme, e quindi per mettere in atto tutte le iniziative, come è successo con quella della Lega Araba, le ha accettate, per poi cambiare opinione. Ha poi ostacolato la loro applicazione, finchè la situazione non fosse peggiorata. Per quanto riguarda l’iniziativa di Kofi Annan, sta tentando lo stesso metodo per guadagnare tempo”.
 
euronews:
“Perchè, secondo lei, Damasco ha aspettato così a lungo per fare richiesta di garanzie scritte, da parte dell’opposizione e dei paesi arabi, di fermare la violenza?”
 
Abdul Raouf Darwish:
“Ha fatto la stessa cosa che aveva fatto con l’iniziativa della Lega Araba: l’accetta all’inizio e poi pone condizioni e addirittura ostacoli per impedire l’applicazione del piano. Perché l’attuazione dell’iniziativa significa la fine del regime o del sistema politico così come lo conosce la Siria. E questo per diversi motivi: il più importante è che questo piano comprende soprattutto il diritto di manifestare e il ritiro delle truppe militari dalle città siriane”.
 
euronews:
“Il ministro degli esteri siriano Walid al Mualem ha detto in conferenza stampa a Mosca che la Siria ha ritirato reparti dell’esercito da alcune città e ha confermato che il governo è disposto a fermare la violenza in presenza degli osservatori internazionali. Qual‘è la posizione del consiglio nazionale riguardo alle nuove condizioni del governo siriano?”
 
Abdul Raouf Darwish:
“Ha ritirato reparti da alcune città per inviarli in altre, allo scopo di commettere nuovi atti di repressione e violenza; e questo è successo, per esempio, nella provincia di Idlib, dove ha ritirato i carri armati per mandarli in altre città, procedendo così all’uccisione di innocenti e alla distruzione di case. A mio avviso, la posizione del consiglio nazionale per quanto riguarda l’argomento è chiara: i suoi responsabili hanno dichiarato che il regime siriano respinge l’iniziativa di Kofi Annan e se ha accettato è solo per guadagnare tempo”.
 
euronews:
Il termine per il ritiro delle forze militari siriane dalle città implica meno speranze di attuazione del cessate il fuoco proposto dalle Nazioni Unite?
 
Abdul Raouf Darwish:
“Se il regime volesse davvero mettere in atto il cessate il fuoco, impegnarsi ad assecondare la richiesta della comunità internazionale avrebbe dovuto essere il minimo.