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Anguille europee: una specie in pericolo

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Anguille europee: una specie in pericolo

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E’ una notte strana sulla riva della Loira nell’Ovest della Francia. E c‘è chi va alla ricerca di questo misterioso pesce: l’anguilla

“ La barca non si muove affatto. E’ la corrente che porta il pesce verso la rete. Questa si restringe gradualmente e il pesce ci finisce direttamente dentro”.

Dopo circa 3 ore la caccia è ancora difficile.

“ Da circa 2 o 3 anni, abbiamo notato una lenta diminuzione di questa specie. Le anguille si muovono tutte insieme dando luogo a grandi migrazione che permettono cosi’ la pesca e la cattura. Dopo il nulla”.

I ricercatori a bordo confermano la lenta scomparsa delle anguille europee, una prelibatezza per gli amanti di questo pesce. Responsabile della crisi la pesca incontrollata, ma anche l’inquinamento, e la drammatica riduzione degli habitat favorevoli.

“ Quello che sta accadendo mi preoccupa anche per il futuro del pianeta. Il declino delle anguille dimostra che l’uomo non è in grado di gestire una delle risorse che una volta era molto abbondante. Non dimenticate che l’anguilla è stata classificata come dannosa per la Francia nel 1984 perché la specie era stata così abbondante che danneggiava altre specie come il salmone o la trota. E così ora siamo passati da un’eccesso all’altro. E dobbiamo chiederci perchè”.

Gli scienzati di un progetto di ricerca dell’Unione Europea stanno effettuando studi appronfonditi sulla biologia di questo pesce e dei suoi flussi migratori.

Qui vengono analizzate piccole ossa per determinare a quale l’età le anguille lasciano i fiumi europei per deporre le uova da qualche parte nel Mar dei Sargassi nell’Oceando Atlantico.

“ Questa anguilla è spagnola. E’ tornata in mare all’età di 16 anni; possiamo constatare che nel nord Europa se ne vanno più tardi, anche intorno ai 30 anni. Molte migrano prima perchè i bacini dei fiumi sono molto inquinati oppure a causa della temperatura dell’acqua. Non abbiamo ancora risposte precise, ci stiamo lavorando”.

Gli studi proseguono senza sosta. La pesca inizia la mattina presto. Ma e’ tutt’altro che facile. Si devono trovare i pesci giusti.

“ I segnalatori che stiamo mettendo sono pesanti. Ecco perchè dobbiamo trovare dei pesci molto molto grandi. Devono pesare circa 2 kg e mezzo per poter mettere poi delle placchette esterne che emettono segnali satellitari. per quelle interne possono pesare anche 1 kg e mezzo. E proprio qui si trovano le anguille piu’ grandi di tutta la Loira”.

Gli animali vengono misurati e pesati. I loro occhi e la pelle sono invece oggetto di studio per poi venire catalogati dai ricercatori. E mentre si svolge il processo di selezione dei pesci, i biologi marini lavorano su parametri che misurano la profondità e la temperatura dell’acqua del mare.

“ Questo meccanismo permette di togliere il cheap dall’anguilla. Ogni placca è contrassegnata ed è in grado di galleggiare sulla superficie dell’oceano. In caso vada persa c‘è un indirizzo che è possibile contattare. Se trovate il chip, prendete l’etichetta posteriore e otterrete un premio di ricompensa per questo. E noi otteniamo i dati”.

Le anguille vengono quindi anestetizzate. E l’operazione chirurgica ha inizio.

“ Per prima cosa infiliamo la siringa sotto la pelle del pesce. Ora mettiamo questo filo nel foro per poter agganciare la placchetta e proseguire nel nostro intervento.

Quindi attacchiamo la placca ai fili sotto la pelle e chiudiamo tutto in modo che non esca nulla.

Queste placche rimarranno attaccate per circa due mesi. Quindi si staccheranno, verranno in superficie, si sposteranno verso la deriva e speriamo vengano recuperate”.

Simili chip usati per le anguille in Irlanda, Spagna e Svezia, hanno confermato che questi pesci possono nuotare e fare anche 45 km al giorno e a una profondità di oltre 1200 metri durante le loro migrazioni nelle acque dell’Atlantico. Gli interrogativi restano tuttavia parecchi.

“ Quello che abbiamo visto è che, una volta in mare, le anguille durante il giorno si muovono dalle acque molto fredde e profonde verso quelle calde, per poi nuotare in zone più basse di notte. Questi movimenti verticali possono avere qualcosa a che fare con il loro modo di muoversi, sono movimenti verticali che forse consentono all’anguilla di individuare dove si trovano, utilizzando la forza del campo magnetico e, quindi, di trovare la posizione”.

“ Questi alti e bassi nella loro migrazione potrebbero anche essere un modo per le anguille per rilevare la luce a 300 metri di profondità. A quella profondità nell’oceano non c‘è praticamente luce. Laggiu’ c‘è la quasi totale oscurità. Di preciso pero’ non sappiamo ancora perché le anguille compiono questi grandi movimenti verticali durante la loro migrazione, ma si tratta sicuramente di un andamento fondamentale e significativo nei loro lunghi spostamenti. Quando capiremo tutto questo forse saremo in grado di comprendere l’impatto in questi pesci di cose come inquinamento, malattie e parassiti. Elementi e cause dei loro movimenti in verticale”.

Ora le anguille con le loro placche sono pronte per il lungo viaggio verso la riproduzione: circa 5000 km. Un viaggio che gli scienziati sperano costituisca un passo importante non solo per il benessere di questo pesce ma anche per il futuro del mercato alimentare e per il bene dell’intero ecosistema della Terra.

“ Le anguille sono dei pesci migratori. Quando troviamo una di loro in un grande fiume europeo come il Reno o la Loira, vuol dire che è stata in grado di tornare nel fiume e di viverci. Quando invece non ci sono anguille vuol dire che qualcosa non va. I pesci migratori sono i testimoni della libertà del pianeta, e soprattutto del pianeta acquatico”.