La leader dell'opposizione rientra dopo una lunga assenza iniziata a dicembre 2025, quando lasciò il Venezuela per ritirare il Nobel per la Pace a Oslo. Da allora aveva svolto gran parte della sua attività politica dagli Stati Uniti e da Panama
María Corina Machado torna a mettere piede in Venezuela dopo quasi dieci mesi fuori dal Paese e una lunga serie di tentativi di rientro andati a vuoto. La leader dell’opposizione al chavismo e Premio Nobel per la Pace ha annunciato questo domenica il suo ritorno con appena quattro parole sui social network: "Sono qui, con voi".
Arrivare a questo momento non è stato semplice. Negli ultimi tre mesi, Machado ha provato a tornare almeno sette volte, per via aerea, marittima e terrestre, dagli Stati Uniti, da Panama e da Curaçao. I piani sono saltati più volte, tra cancellazioni all’ultimo momento, problemi con i voli e ostacoli mai del tutto chiariti.
Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, il presidente statunitense Donald Trump ha commentato il rientro di Machado: "È una donna molto piacevole. Mi ha consegnato il suo Premio Nobel, quindi che altro posso dire? Spero che sia al sicuro". "Le cose stanno andando davvero bene in Venezuela", ha aggiunto Trump.
Per Machado, rientrare era molto più di una questione personale. Da mesi cercava di riconquistare il suo spazio nello scenario politico venezuelano, mentre le discussioni sul futuro del Paese avanzavano senza che potesse partecipare direttamente dall’interno. Proprio questa settimana, la dirigente ha lanciato un appello alla mobilitazione dei cittadini ed ha chiesto che venga fissata una data per le elezioni presidenziali, una delle sue principali rivendicazioni nei confronti del Governo di Delcy Rodríguez.
Trump, tra gli elogi e i dubbi sul suo ritorno
Il suo rientro riapre anche una questione scomoda per Washington. Per mesi, il ritorno di Machado è stato circondato da ipotesi sulle riluttanze degli Stati Uniti a permettere che la dirigente tornasse in Venezuela, in un momento in cui l’Amministrazione di Donald Trump manteneva contatti diretti sul futuro politico del Paese.
Il presidente statunitense aveva evitato di chiarire fino a che punto appoggiasse i suoi piani. Interpellato lo scorso 5 ottobre sul ritorno di Machado, Trump si è limitato ad assicurare che "andrà tutto bene" e a descriverla come una "donna eccezionale". Non ha però spiegato se il suo Governo fosse disposto a facilitarle il rientro.
I sospetti sul ruolo di Washington erano cresciuti dopo i vari tentativi falliti di ritorno in Venezuela. Il 7 ottobre, il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha smentito che il suo Governo avesse chiesto ad altri Paesi di bloccare l’ingresso di Machado. Tuttavia, mesi prima, Washington aveva espresso le proprie riserve sul momento scelto dalla dirigente per tornare.
Il silenzio di Delcy Rodríguez
A Caracas, per ora, la presidente ad interim Delcy Rodríguez non ha ancora reagito pubblicamente al ritorno della sua principale avversaria politica. Questo silenzio contrasta con le dichiarazioni arrivate dal chavismo nelle ultime settimane.
All’inizio di ottobre, il ministro dell’Interno, Diosdado Cabello, aveva minimizzato l’ipotesi di un ritorno di Machado. "Che cosa le impedisce di venire? Che venga! Qual è il problema, allora?", aveva affermato.
Machado, dal canto suo, aveva accusato il Governo Rodríguez di temere il suo rientro. Ora, con la dirigente di nuovo in Venezuela, l’incognita non è più quando riuscirà a tornare, ma quale ruolo potrà svolgere in uno scenario politico segnato dai negoziati tra il chavismo, diversi settori dell’opposizione e gli Stati Uniti.