Post virali sull’apertura della frontiera spagnola hanno spinto migliaia di marocchini a Ceuta, mostrando gravi falle nei controlli. Alcuni migranti affermano che era stato detto loro che potevano passare e che non sono state le mafie a portarli lì.
È bastato un tam tam sui social network per trasformare una falsa speranza in una tragedia. Migliaia di giovani marocchini si sono diretti in poche ore verso Ceuta, l'enclave spagnola sulla costa nordafricana, convinti che il confine fosse stato aperto e che raggiungere l'Europa fosse diventato improvvisamente possibile.
A diffondere la convinzione sono stati post su Instagram, video su TikTok e gruppi Facebook che indicavano persino il percorso da seguire in mare e i momenti in cui le pattuglie della guardia costiera sembravano meno presenti.
L'ondata migratoria si è trasformata rapidamente in una delle più gravi degli ultimi anni lungo il confine tra Marocco e Spagna, lasciando dietro di sé decine di morti, migliaia di respingimenti e uno scontro politico sulle responsabilità.
Dai social alla frontiera: migliaia di persone in viaggio verso Ceuta
Tutto è partito da alcuni profili social che sostenevano, senza alcun fondamento, che la frontiera di Ceuta fosse stata aperta. In poche ore il messaggio è diventato virale tra i giovani marocchini, alimentato da video che spiegavano dove entrare in mare, come aggirare i controlli e persino da utenti che monitoravano gli spostamenti della guardia costiera attraverso piattaforme di tracciamento navale.
Convinti che fosse arrivata l'occasione di raggiungere l'Europa, migliaia di persone hanno preso autobus, treni e taxi diretti verso Fnideq e gli altri centri vicini al confine. Secondo le stime, circa 60 mila persone si sono concentrate nell'area nel giro di pochi giorni.
Molti hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto percorrendo circa cinque chilometri lungo il molo di confine, mentre altri hanno provato ad attraversare dagli scogli o dalle spiagge vicine.
Il caos al confine e il bilancio delle vittime
L'arrivo simultaneo di migliaia di persone ha provocato scene di panico. Sul lungo molo di cemento che separa il Marocco dall'enclave spagnola si sono create calche incontrollabili. Molti migranti hanno raccontato di aver visto persone cadere in acqua, essere travolte dalla folla o rimanere intrappolate tra gli scogli senza riuscire a riemergere.
Secondo le autorità, oltre 80 persone hanno perso la vita tra il lato spagnolo e quello marocchino del confine, mentre la quasi totalità dei migranti è stata successivamente respinta oppure è rientrata spontaneamente in Marocco dopo essersi trovata senza cibo, acqua e un riparo.
Le testimonianze raccolte raccontano di una tragedia vissuta in prima persona. Alcuni giovani hanno riferito di essere stati colpiti con manganelli o respinti con gas lacrimogeni durante le operazioni di contenimento.
Il malinteso sulle nuove regole della Spagna
A rendere ancora più credibile la falsa notizia hanno contribuito anche le incomprensioni sulle recenti modifiche alla normativa migratoria spagnola.
Le misure varate dal governo di Pedro Sánchez riguardavano esclusivamente la regolarizzazione di stranieri già presenti in Spagna prima del 1° gennaio e non autorizzavano nuovi ingressi irregolari. Parallelamente, una recente decisione giudiziaria ha limitato in alcuni casi i rimpatri immediati dei migranti arrivati a nuoto a Ceuta.
Sui social queste informazioni sono state però distorte fino a far credere che chiunque fosse riuscito a raggiungere l'enclave avrebbe ottenuto documenti e un lavoro. Una convinzione che il governo spagnolo non ha mai sostenuto, ma che ha contribuito ad alimentare l'esodo.
Accuse incrociate tra Madrid e Rabat
Dopo la tragedia, Spagna e Marocco si sono accusati reciprocamente di non aver gestito adeguatamente la situazione.
Le autorità marocchine hanno attribuito la responsabilità alla disinformazione diffusa online e allo sfruttamento dei social network, annunciando un'indagine. Anche il governo spagnolo ha parlato di campagne di disinformazione e di possibili reti organizzate dietro la mobilitazione di massa.
Sul fronte opposto, i responsabili di Ceuta sostengono di aver avvertito Madrid dell'imminente aumento degli arrivi, mentre il ministero dell'Interno spagnolo ha negato di aver ricevuto segnalazioni preventive, rivendicando invece la collaborazione con Rabat per i rimpatri.
Il geografo marocchino Mustapha Azaitraoui ha osservato che la facilità con cui un numero così elevato di persone è riuscito ad arrivare fino al confine solleva interrogativi sulla sicurezza e sulla gestione coordinata della frontiera.
I migranti respingono la tesi dei trafficanti
Sia il governo marocchino sia quello spagnolo hanno indicato nelle reti di trafficanti di esseri umani uno dei fattori che avrebbe favorito l'ondata migratoria.
Molti dei giovani rientrati in Marocco, però, contestano questa ricostruzione. Raccontano di essersi mossi autonomamente, spinti soltanto dai messaggi letti sui social e dalla speranza di costruirsi un futuro migliore in Europa.
Secondo le autorità spagnole, le indagini sui gruppi criminali sono ancora in corso, ma finora non sono stati resi pubblici elementi che dimostrino un coinvolgimento diretto nell'organizzazione dell'esodo.
Disoccupazione e povertà continuano a spingere i giovani verso l'Europa
Dietro la tragedia resta il problema strutturale che alimenta da anni la pressione migratoria. Nonostante il Marocco registri una crescita economica sostenuta e punti a diventare un polo industriale regionale, la disoccupazione giovanile rimane molto elevata.
Oltre un giovane su tre tra i 15 e i 24 anni è senza lavoro, mentre tra i laureati la disoccupazione si avvicina al 20 per cento. Per molti ragazzi l'Europa continua a rappresentare l'unica possibilità di garantire un futuro alle proprie famiglie.
È il caso del sedicenne che, dopo aver creduto ai post sul "confine aperto", è tornato a casa senza nulla, chiedendo soldi per un taxi e raccontando di aver affrontato violenze e respingimenti. "Volevo solo poter mantenere mia madre", ha spiegato tra le lacrime, riassumendo le motivazioni che continuano a spingere migliaia di giovani marocchini a rischiare la vita pur di tentare di raggiungere l'Europa.