Mentre le vacanze «mare e relax» passano di moda, i viaggiatori cercano esperienze più significative, senza rinunciare a sole e mare.
Il Mediterraneo è da tempo tra le principali regioni turistiche d’Europa, ma le mete che scegliamo e il modo in cui vi entriamo in contatto stanno cambiando, secondo un nuovo rapporto sulle tendenze.
Realizzato da MGallery Hotel Collection e dall’agenzia di previsione dei trend di viaggio Globetrender, il MGallery Trends 2026: The Mediterranean Briefing (fonte in inglese) analizza come i viaggiatori cerchino oggi esperienze più profonde e significative con le culture locali, mentre sole e mare restano comunque criteri fondamentali nella scelta del Paese.
«Il Mediterraneo è a un punto di svolta», afferma Jenny Southan, fondatrice e amministratrice delegata di Globetrender. «La domanda ha raggiunto livelli record, ma allo stesso tempo i viaggiatori sono sempre più selettivi rispetto a come lo vivono.
«C’è una preferenza crescente per luoghi che trasmettono un ritmo più lento, più locale e meno esposto al turismo di massa. Questo sta costringendo il settore a ripensare come offrire valore in una regione così consolidata».
Viaggiare verso un Paese, non nel Mediterraneo in generale
Le classiche vacanze “fly-and-flop”, i pacchetti volo più relax totale, sono in calo da anni: sempre più persone vogliono tornare dalle ferie con qualcosa in più di un’abbronzatura e qualche bella foto per Instagram.
Se prima chi andava in vacanza si limitava a scegliere in base alla vicinanza alla spiaggia e alle temperature medie, oggi si cerca un contatto con la cultura locale. Che sia attraverso l’iso-polifonia, un tipo di canto popolare in Albania, o esplorando le tradizioni della cantieristica navale di Samo, in Grecia.
Come sottolinea il rapporto, l’area mediterranea comprende 22 Stati e territori costieri e, sebbene il mare li unisca, non sono tutti uguali. Nel 2026 «i viaggiatori cercheranno attivamente queste differenze».
Esperienze di “blue mind” in tempi di stress
Il biologo marino Wallace J. Nichols ha reso popolare il termine «blue mind» per descrivere lo stato di lieve meditazione in cui si entra quando si è vicino all’acqua, e non c’è posto migliore per viverlo del tranquillo Mediterraneo, ideale per nuotare.
Secondo Globetrender, i turisti inseriscono ormai «esperienze di blue mind» nei loro itinerari, scegliendo charter di barche private e hotel che hanno messo l’acqua al centro del proprio design.
Il motivo alla base di questa crescente tendenza? Livelli di stress in aumento e diffusione del burnout.
Tornare negli stessi luoghi, anno dopo anno
Sono molte le persone che tornano nello stesso Paese, nella stessa città o persino nello stesso hotel, anno dopo anno.
Si sa già cosa aspettarsi dal viaggio: dal clima ai tempi di percorrenza, fino a come sarà la routine quotidiana.
Ma, secondo Globerender, questo comportamento sta diventando «più sofisticato», con viaggiatori che costruiscono un «rapporto più profondo» con un luogo.
Questo fenomeno, ribattezzato «The Comeback Effect» (l’effetto ritorno), fa sì che chi rientra inizi a cercare posti frequentati dai residenti, spiagge fuori dai principali circuiti turistici e, in generale, mete lontane dai percorsi più battuti.
«Il Mediterraneo da sempre invoglia a tornare, ma oggi la familiarità genera curiosità più che abitudine», afferma Globetrender.
«Chi torna è alla ricerca di sfumature: la stagione più tranquilla, la spiaggia nascosta, il produttore locale, il ristorante di quartiere che sta fuori dalla narrazione turistica dominante».