Un rapporto del Controllore generale dei luoghi di privazione della libertà denuncia condizioni di assistenza che non garantiscono né la "dignità" né l'"intimità" dei pazienti, sullo sfondo di una carenza di personale e di posti letto in psichiatria.
Pazienti costretti a sdraiarsi a terra, altri bloccati per diversi giorni sulle barelle, oppure trattenuti in modo arbitrario, in condizioni che non garantiscono né la loro "dignità" né la loro "intimità". In un rapporto pubblicato giovedì, i servizi del Controllore generale dei luoghi di privazione della libertà (CGLPL), istituzione guidata da Dominique Simonnot, denunciano "gravi disfunzioni" nella gestione delle urgenze psichiatriche in diversi ospedali dell’Île-de-France.
Le sue squadre hanno visitato all’inizio di luglio diversi istituti della regione parigina, tra cui gli ospedali Cochin, Robert-Debré, Necker e la Pitié-Salpêtrière, oltre a Sainte-Anne a Parigi, Delafontaine a Saint-Denis e Henri-Mondor a Créteil.
Descrivono condizioni di presa in carico incompatibili con il rispetto dei "diritti fondamentali" dei pazienti, in reparti alle prese con la carenza di personale, di risorse e di posti letto in psichiatria.
Attese di diversi giorni
Nel primo semestre 2026, 3.957 pazienti bisognosi di un ricovero psichiatrico hanno subito un’attesa prolungata al pronto soccorso in Île-de-France, pari a un aumento del 31,8% rispetto al 2025.
Nel secondo trimestre, il tempo medio di attesa superava le 39 ore, contro le 29 ore dell’inizio del 2025. In alcune strutture, i pazienti possono restare al pronto soccorso fino a una decina di giorni, in attesa di un posto.
All’ospedale Sainte-Anne, il 60% dei pazienti accolti al pronto soccorso psichiatrico aspetta "più di 13 ore" e "il 20% più di 48 ore".
Il rapporto mette in guardia sulle conseguenze di questi ritardi, che possono portare a "rinunce alle cure" e a "interruzioni dei percorsi di presa in carico". Chiede l’adozione "molto rapidamente" di "soluzioni organizzative, strutturali, di capacità e di risorse umane".
Pratiche al di fuori del quadro legale
Un altro elemento preoccupante: alcuni pazienti che dovrebbero essere ricoverati senza il loro consenso vengono trattenuti in modo "arbitrario" e misure di isolamento o contenzione sono applicate anch’esse "senza base legale".
Il rapporto sollecita l’adozione di "una politica d’istituto sulle alternative" a queste pratiche e una migliore formazione del personale.
Il CGLPL esprime infine preoccupazione per la situazione di bambini e adolescenti. In assenza di neuropsichiatri infantili e di capacità di accoglienza sufficienti, molti minori vengono ricoverati in reparti che ospitano anche adulti.
L’organo chiede un "status giuridico" specifico per questi giovani pazienti, oltre a un "piano di rilancio della pedopsichiatria".