L'Australia l'ha definita una misura di buon senso, che estende nel mondo digitale le tutele di cui i minori godono nella vita reale.
Dopo aver introdotto alcune delle restrizioni più severe al mondo sull’uso dei social media da parte dei minori, l’Australia sta ampliando la sua strategia per rendere Internet più sicuro per i giovani utenti, prendendo di mira i videogiochi per adulti, la pornografia e perfino i chatbot di intelligenza artificiale (IA).
I cosiddetti Age-Restricted Material Codes australiani obbligano le piattaforme online a verificare l’età di ogni utente che tenta di accedere a contenuti potenzialmente inadatti ai minori. Rientrano in questa categoria le violenze particolarmente cruente, la pornografia, i contenuti su autolesionismo, suicidio o disturbi alimentari.
Le nuove norme entreranno in vigore questa settimana.
Concretamente, la verifica dell’età sarà necessaria per un’ampia gamma di servizi online: acquisti sugli app store, videogiochi vietati ai minori di 18 anni, siti pornografici e motori di ricerca.
Le regole serviranno anche a garantire che un minore riceva l’aiuto di cui ha bisogno se cerca online contenuti legati ad autolesionismo o suicidio, ha spiegato Julie Inman Grant, commissaria australiana per la sicurezza online.
«Ogni volta che un bambino cercherà in rete contenuti su suicidio o autolesionismo, il primo risultato che vedrà sarà un numero di assistenza, non un pericoloso vortice di contenuti online», ha dichiarato Grant in una nota.
Ha definito la legislazione una «misura di buon senso» che estende al mondo digitale le tutele già previste in quello fisico.
«Non permettiamo ai minori di entrare in bar o nei negozi di alcolici, nei sex shop o nei casinò, ma negli spazi online in cui trascorrono gran parte del loro tempo non esistono tutele analoghe», ha sottolineato Grant.
Le nuove regole si applicheranno anche ai chatbot in grado di generare contenuti sessuali o espliciti. Le piattaforme che producono contenuti illeciti tramite IA dovranno accertare che gli utenti abbiano almeno 18 anni, al momento dell’accesso oppure quando inviano una richiesta per quel tipo di materiale.
Il provvedimento arriva dopo diverse cause intentate negli Stati Uniti, in cui si sostiene che alcuni adolescenti si siano suicidati o si siano feriti seguendo le indicazioni dei loro chatbot di intelligenza artificiale.
L’Australia ha già assunto un ruolo di primo piano nella regolamentazione dell’accesso a Internet per i più giovani. A dicembre è diventata il primo Paese al mondo a limitare l’apertura di account sui social media ai minori di 16 anni.
Ciò significa che i minorenni non possono più creare un proprio profilo su piattaforme come Facebook, X, Threads, Snapchat, Instagram, TikTok, Twitch, Reddit e YouTube, di proprietà di Google, anche se possono ancora visualizzare alcuni contenuti senza effettuare il login.
Da allora molti Paesi hanno avviato un dibattito sull’opportunità di adottare misure analoghe, tra cui Regno Unito, Portogallo, Francia, Spagna, Italia, Grecia, Finlandia e Germania.