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Spagna, a Ceuta si rischia una nuova crisi migratoria, mentre si discutono nuove regole

Un migrante nei pressi di Ceuta
Un migrante nei pressi di Ceuta Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Cristian Caraballo
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La città spagnola di Ceuta, situata nell'Africa settentrionale, vive la peggior crisi migratoria dal 2021, con i centri d'accoglienza al collasso. Quanto basta per ravvivare il dibattito sulle regole che disciplinano gli ingressi

Ceuta, città autonoma spagnola incastonata nella porzione settentrionale del Marocco e affacciata sul Mediterraneo, sta vivendo il suo più massiccio episodio migratorio da cinque anni. In soli quindici giorni si sono registrati oltre 1.500 arrivi di migranti marocchini, algerini e di Paesi subsahariani. Quasi 200 persone al giorno, per lo più arrivati a nuoto fino alla diga sud della spiaggia del Tarajal.

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A Ceuta una situazione già vissuta nel 2021

Il presidente di Ceuta, Juan Vivas, è arrivato ad avvertire che, se il ritmo non rallenterà, la città potrebbe avvicinarsi alle cifre di maggio 2021, quando nel giro di pochi giorni entrarono quasi 10mila persone, a seguito della la crisi diplomatica con il Marocco per l'accoglienza di Brahim Gali, presidente della Repubblica democratica araba dei Sahrawi.

Le prime ore di giovedì sono state, secondo i media locali, le più tese finora: la Guardia Civil si è trovata sopraffatta dal numero di persone che è stato necessario aiutare ad uscire dall'acqua.

Il nuovo picco segue la visita di Stato che Pedro Sánchez ha compiuto in Algeria lo scorso 20 luglio per sancire la fine della crisi diplomatica aperta nel 2022 con la svolta spagnola sul Sahara Occidentale. Fonti della Guardia Civil interpellate da vari media segnalano che da allora il Marocco ha allentato la vigilanza sul proprio lato della frontiera: una dinamica già osservata proprio nel 2021 dopo la visita di Brahim Gali.

Il Centro di soggiorno temporaneo per immigrati (Ceti), con una capacità di 512 persone, è da giorni al collasso; giovedì ospitava già oltre un migliaio di persone, con un altro migliaio in attesa all'esterno. La pressione è ancora maggiore sui minori stranieri non accompagnati: Ceuta ne accoglie ormai 570, contro i 180 di dieci giorni fa (un incremento del 1.600%). La città ha dovuto riaprire due strutture di accoglienza previste solo per le emergenze.

Un giovane in un centro di accoglienza
Un giovane in un centro di accoglienza AP Photo

Una dinamica che dipende anche da questioni legali

Dietro alla questione ci sono anche due fronti giudiziari che si sono incrociati. Il primo nasce da un caso relativamente vecchio: un migrante algerino ha impugnato la sua espulsione in Marocco sostenendo di essere entrato a nuoto, senza scavalcare alcuna recinzione né filo spinato.

Il tribunale di Ceuta, poi quello Superiore di giustizia dell'Andalusia e infine la Corte Suprema gli hanno dato ragione, fissando una dottrina-chiave: chi arriva a nuoto non supera un "elemento di contenimento frontaliero", il requisito che la normativa spagnola prevede per poter applicare il respingimento alla frontiera senza aprire un fascicolo individuale. In pratica, ciò esclude dal meccanismo di rimpatrio immediato una buona parte di chi oggi entra via mare.

Il secondo fronte è più recente: l'8 luglio scorso la Corte Suprema ha annullato diversi articoli del Regolamento sugli stranieri del 2024, tra cui uno che attenuava l'obbligo delle amministrazioni di assistere subito i minori stranieri non accompagnati rintracciati sul territorio spagnolo. La sentenza rafforza dunque la tutela dei minori migranti, ma Vivas l'ha indicata come un ostacolo ulteriore nella gestione degli arrivi di minori e ha chiesto apertamente di "legalizzare" i respingimenti nel loro caso.

Partendo da questa lettura, il governo di Ceuta ha appoggiato una proposta di legge promossa dal Partito popolare. La riforma punta a stabilire in modo esplicito che il regime speciale di respingimento alla frontiera si applichi anche a chi tenta di entrare irregolarmente a Ceuta e Melilla attraverso qualsiasi punto non autorizzato, sia via terra sia via mare.

L'obiettivo dichiarato è dare sicurezza giuridica alla Guardia Civil, i cui sindacati da settimane chiedono un quadro più chiaro per poter agire senza rimanere schiacciati tra la dottrina dei tribunali e la pressione alla frontiera.

Un'immagine della crisi migratoria del 2021
Un'immagine della crisi migratoria del 2021 AP Photo

Un dibattito politico acceso sui migranti

La proposta non ha raccolto consenso. Il Partito socialista ha chiesto unità di fronte alla crisi senza però stringersi attorno ai contenuti concreti della riforma. Il movimento di estrema destra Vox, dal canto suo, ha accusato i popolari di incoerenza: per anni ha definito illegali le proposte dello stesso Vox di respingere i minori stranieri non accompagnati, sostenendo allora che la normativa vigente lo impediva.

A questo si aggiunge l'opposizione di organizzazioni come la Coordinadora de Barrios, No Name Kitchen o il Servicio Jesuita a Migrantes, che rappresentano diversi migranti colpiti da respingimenti e che vedono nella riforma un rischio per i diritti individuali, soprattutto nel caso dei minori. La proposta del Partito popolare è ancora in fase iniziale e il suo iter in Congresso potrebbe protrarsi mentre la pressione a Ceuta non accenna a diminuire.

Qualsiasi riforma che incida in modo diretto sullo statuto dei minori non accompagnati dovrà aggirare la stessa linea giurisprudenziale che la Corte Suprema ha ribadito l'8 luglio, il che lascia prevedere nuovi ricorsi se la norma dovesse essere approvata nella sua versione attuale. Sullo sfondo resta inoltre l'obbligo di armonizzare ogni cambiamento con il Patto europeo su migrazione e asilo, un equilibrio che né Ceuta né Madrid hanno ancora trovato.

Le storie delle persone che attraversano la frontiera

L'accesso al centro di accoglienza offre un'immagine diversa della crisi, più ravvicinata. Come descrive "El Mundo", la strada che porta all'ingresso del centro si è trasformata in un brulicare di persone senza una meta precisa: famiglie distese sulla banchina, coperte rosse della Croce Rossa, tende improvvisate con lenzuola, cartoni e rami. Ai cancelli della struttura decine di uomini fanno la fila per lavarsi in ginocchio sotto un rubinetto in strada.

Tra loro, il quotidiano citato riporta la testimonianza di Mohamed, marocchino di 23 anni originario di Nador, uno dei circa mille in attesa del proprio turno per entrare in un centro già al collasso. Racconta di aver fatto un viaggio di dodici ore in autobus fino a Castillejos e di aver attraversato a nuoto fino al Tarajal nelle ore notturne, senza pinne, muta né salvagente, affrontando un freddo estremo nel tentativo.

Ha vissuto tre anni a Barcellona e parla bene lo spagnolo; era tornato in Marocco due settimane fa per vedere la famiglia e, non avendo i documenti in regola, ha scelto di rientrare per la via irregolare. Nel suo racconto a "El Mundo" parla della mancanza di opportunità e della fame nel suo Paese come motivo del viaggio.

Dall'altro lato, a Castillejos, "El Faro de Ceuta" riferisce che le autorità marocchine hanno chiuso parte del lungomare per frenare gli ingressi in acqua, soprattutto di minori, che lì si concentrano in gran numero. Le barriere metalliche installate vengono aggirate con facilità, e gli autobus che caricano le persone intercettate le trasferiscono verso punti del sud, principalmente in direzione del Sahara. Secondo lo stesso media, martedì una madre con i suoi tre figli è quasi morta annegata nel tentativo di attraversare a nuoto.

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