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L'economia verde nell'UE cresce e genera profitti: qual è il settore più redditizio?

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Di Alessio Dell'Anna & video by Léo Arnoux
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I Paesi dell’Unione europea hanno raddoppiato la produzione legata all’economia verde in meno di dieci anni. Il trend potrà continuare nonostante il ridimensionamento di alcune politiche ambientali, l'attuale maggioranza al Parlamento europeo e gli orientamenti seguiti dalla Commissione?

L’energia rinnovabile resta uno dei principali motori dell’economia verde dell’UE.

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Secondo Eurostat, il suo utilizzo nell’insieme dell’Unione ha sfiorato il 50%, con Paesi come Austria e Svezia che coprono già il 90% del loro fabbisogno energetico con le rinnovabili.

Sebbene le quote maggiori di energia verde provengano dall’eolico (38%) e dall’idroelettrico (26%), la fonte che cresce più rapidamente è il solare, passato da appena l’1% nel 2008 a oltre il 23% nel 2024.

Gli esperti sostengono che i pannelli fotovoltaici potrebbero perfino superare l’idroelettrico in termini di energia prodotta nei prossimi anni.

Un tecnico installa un pannello solare sul tetto di un’abitazione a Manila, nelle Filippine, il 1º maggio 2026
Un tecnico installa un pannello solare sul tetto di un’abitazione a Manila, nelle Filippine, il 1º maggio 2026 AP/Anton L. Delgado

Qual è il settore più redditizio dell’energia verde?

Riciclare fa bene all’ambiente e, a quanto pare, anche all’economia. La gestione dei rifiuti è oggi il settore più redditizio dell’economia verde nell’UE, secondo i nuovi dati Eurostat.

Nel 2023 ha generato oltre 200 milioni di euro, con un balzo del 78% in soli dieci anni.

È il doppio del valore prodotto dalla seconda e terza attività per importanza, la gestione delle acque reflue e il recupero di materiali.

La gestione dei rifiuti è anche il primo settore per numero di addetti, con quasi un milione di lavoratori in tutta l’Unione.

I lavori verdi sono in crescita: dove si concentra l’occupazione?

I posti di lavoro nell’economia verde dell’UE sono aumentati di oltre due milioni in meno di dieci anni, secondo Eurostat.

Erano appena 3,6 milioni nel 2014; sono saliti a 5,8 milioni nel 2023, con un aumento medio annuo del 5,5%.

L’occupazione nell’economia verde in Europa va dalla protezione dell’ambiente – come la gestione delle acque reflue e delle foreste – alla produzione di energie rinnovabili e all’efficienza energetica degli edifici.

L’Environmental Lead: figura chiave nelle strategie aziendali del futuro?

Il risparmio energetico è al secondo posto, dopo la gestione dei rifiuti, con oltre 800.000 addetti, seguito dalle rinnovabili con 785.000.

La tutela del suolo e delle acque sotterranee è anch’essa rilevante, con quasi 680.000 lavoratori, davanti alla gestione delle acque reflue, che impiega oltre mezzo milione di persone.

Sebbene Eurostat non fornisca dati in merito, esiste un’altra figura che sembra avere un ruolo sempre più importante nelle strategie verdi e che, in un certo senso, aiuta a collegare fra loro i diversi ambiti: l’Environmental Lead.

È il responsabile che supervisiona l’impatto ambientale di un’azienda o di un progetto. In sostanza, verifica che le attività rispettino le norme ambientali, conducendo audit e misurando le emissioni.

Questa figura professionale propone inoltre pratiche di economia circolare per aumentare la sostenibilità e ridurre l’impronta di carbonio.

Manifestanti bruciano rifiuti vicino a una statua e a un trattore durante una protesta di agricoltori europei vicino al Parlamento europeo, a Bruxelles, giovedì 18 dicembre 2025.
Manifestanti bruciano rifiuti vicino a una statua e a un trattore durante una protesta di agricoltori europei vicino al Parlamento europeo, a Bruxelles, giovedì 18 dicembre 2025. AP/Marius Burgelman

Le politiche verdi hanno ancora slancio dopo il 2024?

L’economia verde dell’UE è cresciuta in modo costante dal 2014, con un aumento medio annuo della produzione di quasi l’8%. In meno di dieci anni, gli Stati membri hanno quasi raddoppiato il loro output, arrivando a generare 1,33 miliardi di euro nel 2023.

In Europa il dibattito ora è se questo settore continuerà a espandersi con lo slancio di cui godeva prima delle elezioni europee del 2024 che, dopo l’arretramento dei Verdi, hanno segnato uno spostamento verso partiti più conservatori, con politiche meno favorevoli all’ambiente e più orientate a rendere l’UE competitiva.

Il momento simbolo di questo cambio di rotta è stato la presentazione, da parte della Commissione europea, del pacchetto Omnibus I nel febbraio 2025: un insieme di modifiche legislative proposte con l’obiettivo di ridurre e semplificare gli oneri amministrativi e regolatori per le imprese, in particolare quelli ambientali.

Una mossa che alcuni critici hanno però definito una deregulation camuffata da semplificazione.

Lo scorso anno la Commissione europea ha anche sospeso i negoziati su una legge, la direttiva sulle dichiarazioni verdi (Green Claims Directive), pensata per contrastare il greenwashing.

Altri passi nella stessa direzione sono stati l**’archiviazione di una proposta per ridurre l’uso di pesticidi**, dopo le massicce proteste degli agricoltori europei, e l**’indebolimento della legge sul ripristino della natura (Nature Restoration Law)**, che fissa obiettivi vincolanti per il recupero degli ecosistemi degradati.

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