La Commissione Ue valuta le accuse di fuga di informazioni sensibili dall’Ungheria verso la Russia. Cresce la tensione a Bruxelles tra sicurezza, elezioni ungheresi e rapporti con Mosca
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è pronta a sollevare formalmente la questione delle presunte fughe di informazioni dall’Ungheria verso la Russia ai più alti livelli istituzionali dell’Unione. Lo ha annunciato il suo portavoce, alla luce delle nuove rivelazioni emerse negli ultimi giorni.
Il coinvolgimento diretto della numero uno dell’esecutivo europeo riflette la crescente preoccupazione a Bruxelles per i rapporti sempre più stretti tra Budapest e Mosca, considerati da molti una possibile minaccia alla sicurezza interna dell’Ue.
Secondo il portavoce, le accuse “mettono in evidenza la possibilità allarmante che il governo di uno Stato membro possa coordinarsi con la Russia, agendo così contro la sicurezza e gli interessi dell’Ue e dei suoi cittadini”.
Una situazione definita “estremamente preoccupante”, che richiede chiarimenti urgenti da parte del governo coinvolto.
Elezioni in Ungheria: un contesto politico delicato
Non è ancora chiaro quando Ursula von der Leyen affronterà ufficialmente il tema. Il tempismo è particolarmente delicato: il 12 aprile l’Ungheria è chiamata alle urne, con il primo ministro Viktor Orbán in svantaggio nei sondaggi.
Finora Bruxelles ha mantenuto un profilo prudente per non alimentare la retorica anti-Ue e anti-Ucraina che caratterizza la campagna elettorale di Viktor Orbán. In un primo momento, la Commissione si era limitata a chiedere spiegazioni, richiamando l’Ungheria al rispetto del principio di leale cooperazione.
La posizione si è però irrigidita dopo la pubblicazione di un’inchiesta congiunta di cinque media europei, che ha portato nuovi elementi al centro del dibattito politico europeo.
Le rivelazioni: contatti tra Szijjártó e Lavrov
Secondo l’inchiesta, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó avrebbe lasciato un vertice Ue per contattare il suo omologo russo, Sergey Lavrov, informandolo su un acceso confronto riguardante l’avvio dei negoziati di adesione dell’Ucraina.
Una trascrizione della telefonata del 14 dicembre 2023 mostrerebbe Sergey Lavrov mentre invita Péter Szijjártó a bloccare la decisione, suggerendo che “a volte il ricatto diretto, se accompagnato da buona volontà, è l’opzione migliore”.
Un precedente articolo degli stessi media indicava inoltre che Péter Szijjártó avrebbe discusso con Sergey Lavrov anche della rimozione di alcuni nomi dalla lista delle sanzioni europee.
Il ministro ungherese non ha smentito le rivelazioni, definendole piuttosto un tentativo di interferire con le elezioni del 12 aprile.
Tensioni con l’UE sugli aiuti all’Ucraina
Il caso si inserisce in un clima già teso tra Budapest e gli altri Stati membri. Viktor Orbán è infatti sotto pressione per aver bloccato un pacchetto di aiuti da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina nelle fasi finali del negoziato.
Parallelamente, cresce la preoccupazione anche al Parlamento europeo. Un gruppo trasversale di dieci eurodeputati ha inviato una lettera alla presidente Roberta Metsola, chiedendo di limitare l’accesso alle informazioni sensibili per alcuni parlamentari ritenuti apertamente filorussi.
Nella lettera si sottolinea come la situazione “metta a rischio il lavoro, la fiducia e l’integrità istituzionale del Parlamento europeo, oltre alla sicurezza dell’Unione”.
Sicurezza Ue: cresce la pressione per misure interne
I firmatari concludono con un appello chiaro: “È il momento di affrontare in modo proattivo le debolezze interne e le minacce alla sicurezza che emergono con sempre maggiore evidenza”.
Un segnale ulteriore di come, a Bruxelles, il tema della sicurezza interna e della coesione politica stia diventando sempre più centrale.