I ministri dell’Energia dell’UE hanno discusso misure per ridurre i costi dell'energia, in vista della stagione invernale, dal momento che lo stretto di Hormuz resta chiuso e i carichi di idrocarburi bloccati, facendo salire i prezzi delle forniture. Chiedine di più al chatbot AI di Euronews
Alla riunione del Consiglio dell'UE dedicata all'energia, che si è tenuta a Lussemburgo il 29 ottobre, i ministri competenti hanno discusso come rafforzare la sicurezza energetica, l'accessibilità dei prezzi e la resilienza del blocco, per limitare l'impatto della guerra in Medio Oriente sulle bollette dell'energia in Europa.
L'Europa soddisfa il 57% del proprio fabbisogno energetico con combustibili fossili importati. Questo rende il blocco molto vulnerabile agli shock dei mercati globali e alle oscillazioni dei prezzi quando cambiano le condizioni di fornitura del gas, per esempio con l'aumento della domanda o con vincoli al trasporto legati ai conflitti.
I prezzi all'ingrosso del gas sul Dutch Title Transfer Facility (TTF) sono saliti da circa 28 € per megawattora (MWh) in gennaio a quasi 104 € alla fine di ottobre. Il regolatore europeo dell'energia, ACER, ha stimato che la crisi in Medio Oriente ha aggiunto tra 18 e 33 miliardi di euro ai costi di importazione di gas del blocco, per lo stesso volume, spingendo l'inflazione complessiva al 3,8% in settembre (e a oltre il 5% in Italia a ottobre).
I ministri hanno negoziato la riduzione dei costi e delle imposte sull'elettricità per l'inverno, garantendo che le accise sull'elettricità non siano superiori a quelle sul gas naturale. È stato inolte sostenuto il massimo utilizzo delle reti esistenti, il rafforzamento delle interconnessioni tra gli Stati membri, l'aumento degli investimenti nell'energia pulita prodotta a livello nazionale e la diversificazione delle forniture.
L'approccio adottato dall'UE deve restare sempre basato sul coordinamento e sulla solidarietà tra gli Stati membri.
Queste misure si inseriscono negli sforzi dell'UE per rafforzare la resilienza energetica avviati dall'inizio della guerra della Russia in Ucraina e nel suo ultimo piano, AccelerateEU, presentato in aprile per aumentare l'energia pulita, diversificare le forniture e accelerare la transizione verso l'energia pulita.
Le misure europee integrano anche quelle nazionali: quest'anno i governi hanno speso 17,9 miliardi di euro per interventi di sollievo a breve termine, tra cui buoni energia, tetti ai prezzi e riduzioni delle accise.
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