A 16 anni dalla condanna in Cassazione a 4 anni di reclusione per frode fiscale sui diritti tv Mediaset, si pronuncia la CEDU a cui l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i suoi eredi avevano fatto ricorso. I legali della famiglia: 'In una riga liquidati diritti fondamentali'
"Manifestamente infondato", così la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo giovedì 22 ottobre ha respinto il ricorso nel quale Silvio Berlusconi, prima della sua morte il 12 giugno del 2023 e poi i suoi familiari, si appellava contro la sentenza definitiva in Cassazione per frode fiscale sulle compravendite di diritti tv Mediaset che lo condannava a 4 anni di reclusione (di cui 3 condonati dall'indulto del 2006).
Perché Berlusconi era stato condannato per frode fiscale
Si chiude così, dopo 16 anni, la causa che l'ex presidente del Consiglio aveva aperto l'8 aprile 2014 con il numero 8683/14: "Silvio Berlusconi contro Italia". La Cedu ha stabilito che il processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset è stato equo.
La condanna riguardava la compravendita di diritti televisivi e cinematografici per 470 milioni di euro da parte delle reti di Silvio Berlusconi.
I giudici italiani accertarono che gli acquisti di Fininvest, società di proprietà della famiglia Berlusconi che controlla Mediaset, furono fatti attraverso due società estere legate sempre a Berlusconi, che rivendettero i diritti a Mediaset a un prezzo molto maggiore, per aggirare il fisco.
In questo modo Fininvest arrivò ad accumulare in conti all’estero 280 milioni di euro, sui quali tra il 2002 e il 2003 non furono pagate le tasse in Italia.
Nella sentenza CEDU i giudici hanno esaminato l'imparzialità del collegio giudicante che ha confermato la condanna del ricorrente per complicità in dichiarazioni fiscali fraudolente "non ravvisando alcun indizio di parzialità dei giudici in nessuna delle circostanze richiamate da Berlusconi".
La CEDU controlla il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo da parte degli stati che l’hanno firmata: secondo Berlusconi l’Italia aveva violato l’articolo 6 della Convenzione, che definisce il diritto a un equo processo.
Come hanno reagito alla sentenza Cedu gli avvocati di Berlusconi
"Tredici anni liquidati in una sola riga. È questo lo sconcertante paradosso della decisione di oggi. Una decisione di cui prendiamo atto, ma che ci lascia amareggiati e sbalorditi" hanno commentato gli avvocati Giorgio Perroni, Andrea Santucci e Bruno Nascimbene, legali della famiglia Berlusconi.
"Rimaniamo più che mai convinti della solidità delle nostre ragioni e di quella che consideriamo una verità storica: il processo che ha portato alla condanna del presidente Berlusconi è stato gravemente iniquo. Un processo segnato, a nostro giudizio, da anomalie, forzature e violazioni delle più elementari garanzie difensive, tali da comprometterne profondamente la correttezza e la credibilità", concludono gli avvocati.