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Consiglio europeo di sicurezza: può aiutare l'Ue contro gli attacchi ibridi russi?

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APTOPIX Guerra tra Russia e Ucraina -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Evi Kiorri
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L'UE vuole una risposta politica più rapida a sabotaggi, attacchi informatici e incursioni di droni. Secondo gli esperti, il Consiglio di sicurezza proposto aiuterebbe, ma solo in parte

Sabotaggi, incendi dolosi, attacchi informatici, disinformazione e droni nello spazio aereo proibito. La campagna ibrida della Russia contro l’Europa non appare più come una serie di episodi isolati. L’UE ora sta ripensando la propria risposta.

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A settembre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che le minacce ibride che l’Europa deve affrontare sono "sempre meno ibride e sempre meno minacce". Nel suo discorso sullo stato dell’Unione ha presentato una nuova idea: il Consiglio di sicurezza europeo.

Dalla resilienza alla deterrenza

Per Ionela Ciolan, ricercatrice presso il Wilfried Martens Centre for European Studies, la sfida è evidente. Oggi, sostiene, la guerra ibrida russa significa "trasformare tutto in arma": dagli attacchi alle infrastrutture critiche e l’interferenza elettorale, agli incendi dolosi mirati e all’uso strumentale dell’energia.

Finora la risposta dell’UE ha puntato soprattutto sulla resilienza e sul coordinamento. L’Hybrid Toolbox, attivato a giugno 2024, riunisce strumenti informatici, sanzioni, misure diplomatiche e di supporto. Ha creato un regime sanzionatorio specifico contro le operazioni ibride della Russia, con le prime liste a dicembre 2024, e squadre di risposta rapida, dispiegate per la prima volta in Moldavia nel 2025.

Gli analisti ora vedono un cambio di passo. Attribuzioni pubbliche alla Russia più rapide, più discussioni su come imporre costi a Mosca e una lettura degli episodi come parti di una stessa campagna. A settembre il Parlamento ha approvato, con 470 voti a favore e 129 contrari, una relazione che chiede un approccio più proattivo.

Restano tuttavia delle lacune: le sanzioni richiedono l’unanimità, l’intelligence è frammentata tra le capitali e non c’è consenso su quando un sabotaggio giustifichi una risposta militare collettiva.

Cosa c’è sul tavolo

La proposta ha tre elementi collegati: un forum permanente dei leader, un Protocollo di sicurezza d’emergenza e uno strumento finanziario per capacità comuni come la difesa aerea. Il protocollo è l’aspetto più rilevante per le minacce ibride. Von der Leyen lo ha descritto come la risposta europea all’Articolo 4 della NATO, che permetterebbe a qualsiasi Stato membro di convocare tutti e 27 i governi quando ritiene che la propria sicurezza sia minacciata.

La Commissione starebbe valutando di invitare partner come il Regno Unito, la Norvegia, l’Ucraina e il Canada. Non è ancora stata presentata alcuna proposta legislativa formale, e non sono stati definiti base giuridica, sistema di voto, bilancio né data di avvio.

Luigi Scazzieri, analista senior presso l’EU Institute for Security Studies, è molto diretto nel descrivere cosa sarebbe. Nella versione di von der Leyen, il Consiglio è sostanzialmente una riunione dedicata del Consiglio europeo con partner invitati. "Non è di per sé un organo decisionale", afferma.

Ciò significa che non può superare le divergenze che rallentano le risposte dell’UE. Secondo Scazzieri, il suo valore sta altrove: "Il valore principale […] non è necessariamente la rapidità, ma piuttosto la coerenza tra le diverse politiche". A suo avviso aiuterebbe l’UE a ragionare in modo più strategico sul proprio arsenale di strumenti, dalle sanzioni alla spesa, mentre alla NATO resterebbe la difesa collettiva.

Riconosce che i critici diranno che l’Europa ha già numerosi forum, tra cui la Comunità politica europea.

Il problema della soglia

La questione più delicata è capire quando un attacco ibrido diventa più grave. Ciolan richiama la clausola di mutua assistenza dell’UE, l’Articolo 42.7, e il dibattito su come applicarla agli attacchi ibridi.

"Un cyberattacco che blocca gli ospedali o un sabotaggio che mette fuori uso una rete elettrica può avere conseguenze paragonabili a un attacco militare convenzionale", afferma. Mosca, aggiunge, prospera proprio in questa zona grigia: "La Russia sfrutta l’ambiguità per complicare l’attribuzione e ritardare una risposta collettiva".

La sua conclusione è che all’Europa servono regole comuni: "Gli europei hanno quindi bisogno di un quadro condiviso per valutare questi attacchi e devono poter rispondere ad azioni ostili anche quando restano al di sotto della soglia di aggressione armata".

Secondo Ciolan, un Consiglio di sicurezza e un Protocollo di sicurezza d’emergenza potrebbero aiutare gli Stati membri a "passare più rapidamente da reazioni nazionali a una risposta europea comune, mettendo insieme strumenti militari e non militari". La decisione di invocare l’Articolo 42.7 resterebbe comunque allo Stato colpito.

Una polizza contro Washington?

Steven Blockmans, vicedirettore dell’International Centre for Defence and Security di Tallinn, sostiene che l’idea è stata rilanciata dai dubbi sull’impegno degli Stati Uniti rispetto all’Articolo 5 della NATO. Il concetto risale a una proposta del 2018 di Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Blockmans vede il Consiglio come un piano di riserva nel caso in cui il Consiglio Nord Atlantico fosse paralizzato, sia da Washington sia da un altro alleato. Collega il nuovo slancio alla crisi in Groenlandia e afferma che il commissario alla Difesa Andrius Kubilius promuove l’idea da oltre un anno.

Blockmans sostiene che l’organismo dovrebbe avere poteri effettivi per risultare credibile. "La legittimità di un Consiglio di sicurezza europeo sarebbe rafforzata se la sua governance prevedesse procedure decisionali", afferma, dando ai parlamenti nazionali un controllo democratico e collegandolo a strutture di comando compatibili con la NATO e a un bilancio dedicato.

Secondo lui si tratta di un obiettivo ideale che richiederebbe anni di lavoro sui trattati. Ma se la situazione lo imponesse, "una struttura informale potrebbe essere creata già domani, se le circostanze lo richiedessero".

Il Consiglio di sicurezza europeo è dunque uno strumento contro gli attacchi ibridi? Per quanto se ne sa finora, solo in parte. Nella forma proposta migliorerebbe il coordinamento e offrirebbe ai leader uno spazio stabile per discutere di sicurezza con i partner. Il Protocollo di sicurezza d’emergenza potrebbe fornire un canale politico anticipato per gestire episodi al di sotto della soglia dell’attacco armato. Ma gli esperti concordano sul fatto che gli ostacoli di fondo restano nella politica nazionale.

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