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Usa-Nicaragua, scontro diplomatico: Trump richiama il suo inviato dopo il no all’ambasciatrice

Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, e la moglie, la vicepresidente Rosario Murillo, a un comizio a Managua il 5 settembre 2018
Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, e la moglie, la vicepresidente Rosario Murillo, durante un comizio a Managua il 5 settembre 2018 -  Diritti d'autore  Alfredo Zúñiga / AP
Diritti d'autore Alfredo Zúñiga / AP
Di Javier Iniguez De Onzono
Pubblicato il
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L'ultimo canale diplomatico ufficiale dell'amministrazione Trump con il regime degli Ortega si è interrotto dopo che l'autocrazia ha bocciato la nomina di Natasha Franceschi

Gli Stati Uniti richiamano il loro incaricato d’affari in Nicaragua dopo che Managua ha respinto la nomina della nuova ambasciatrice designata dall’amministrazione di Donald Trump. La decisione apre un nuovo fronte di tensione diplomatica con il governo autoritario guidato da Daniel Ortega e dalla moglie Rosario Murillo.

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A confermare il richiamo è stato Tommy Pigott, portavoce del Dipartimento di Stato americano. Il rifiuto della candidatura di Natasha Franceschi, ha dichiarato, dimostra una «assoluta mancanza di volontà» da parte delle autorità nicaraguensi di instaurare un dialogo diplomatico con Washington. La decisione ha comportato il rientro negli Stati Uniti dell’incaricato d’affari Elias Baumann.

Nicaragua, il governo Ortega respinge la nomina americana

Il mancato via libera alla nomina di Franceschi segna un nuovo passaggio nei rapporti già difficili tra gli Stati Uniti e il Nicaragua. La mancata approvazione di un ambasciatore designato costituisce un segnale di tensione diplomatica, a cui Washington ha risposto richiamando il proprio rappresentante.

La decisione arriva mentre il Paese centroamericano resta sotto il controllo di Daniel Ortega, ex guerrigliero sandinista al potere da anni, e della moglie Rosario Murillo. La coppia ha consolidato progressivamente il proprio potere, restringendo gli spazi per il dissenso politico e l'opposizione.

Dalle proteste del 2018 alla stretta sull'opposizione

La repressione delle proteste del 2018 ha segnato una svolta nella crisi politica nicaraguense. Secondo le Nazioni Unite, le violenze hanno provocato circa 300 morti.

Da allora, il governo ha ulteriormente rafforzato il controllo sulle istituzioni e sulla vita politica del Paese. Il Parlamento, dominato dai sostenitori di Ortega, ha inoltre escluso in modo definitivo i partiti di opposizione dalla partecipazione alle consultazioni elettorali che continuano a essere organizzate.

Il richiamo dell'incaricato d'affari da parte degli Stati Uniti aggiunge così un nuovo elemento di attrito nei rapporti con Managua, in un contesto segnato da una profonda crisi democratica e dalla progressiva marginalizzazione delle forze politiche contrarie al governo.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP

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