Il direttore dell’Istituto Cervantes, Luis García Montero, alla Università di Viña del Mar (Cile) ha messo in guardia sull’uso dell’IA in classe e ha ribadito l’importanza del giudizio dei docenti
L’intelligenza artificiale rischia di rendere lo spagnolo una lingua più uniforme, cancellando accenti, varietà regionali e differenze culturali. A lanciare l’allarme è Luis García Montero, direttore dell’Istituto Cervantes, che ha chiesto un maggiore coinvolgimento degli insegnanti nello sviluppo degli strumenti digitali utilizzati per apprendere la lingua.
L’occasione è stata l’apertura di un incontro internazionale di docenti di spagnolo all’Università di Viña del Mar, in Cile, durante il quale è stata delineata una strategia per tutelare la diversità linguistica nell’era dell’intelligenza artificiale.
Il rischio di uno spagnolo standardizzato dagli algoritmi
Per García Montero, la questione non è impedire l'ingresso dell'intelligenza artificiale nelle scuole, ma assicurarsi che venga sviluppata e utilizzata in modo responsabile. "L’integrazione dell’intelligenza artificiale nell’educazione è ormai inevitabile e la nostra responsabilità non è opporci a essa, bensì vigilare su come viene costruita", ha dichiarato.
Il pericolo, secondo il direttore del Cervantes, è affidare agli algoritmi il compito di definire gli usi corretti della lingua senza un adeguato controllo umano. Il risultato potrebbe essere uno spagnolo "impoverito, omogeneo e privato dei suoi accenti", nel quale una sola variante finirebbe per prevalere sulle altre.
La preoccupazione riguarda anche il potere culturale della tecnologia. Senza un'attenta supervisione, gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbero imporre un modello linguistico dominante, riducendo la pluralità di espressioni che caratterizza lo spagnolo nei diversi Paesi e nelle comunità che lo parlano.
Perché gli insegnanti devono avere un ruolo nello sviluppo dell’IA
La formazione dei modelli linguistici non è soltanto una questione tecnica. I dati utilizzati per addestrarli, le espressioni che riconoscono e le varianti che privilegiano contribuiscono a determinare quale lingua verrà proposta agli utenti.
Per questo García Montero ha respinto l'idea che la responsabilità di plasmare lo spagnolo digitale spetti esclusivamente agli informatici. Gli insegnanti devono partecipare al processo, mettendo a disposizione competenze linguistiche, conoscenze culturali e criteri etici.
Tra le priorità indicate dal Cervantes figurano la creazione di risorse linguistiche aperte, lo sviluppo di raccolte di testi che rappresentino le diverse varianti dello spagnolo e il rafforzamento della collaborazione tra le comunità ispanofone.
L'obiettivo è costruire strumenti digitali capaci di riflettere la ricchezza della lingua, invece di appiattirla su un unico standard.
Migrazioni e urbanizzazione, le sfide per la diversità linguistica
La tutela dello spagnolo si intreccia anche con i cambiamenti demografici e sociali. García Montero ha richiamato l'attenzione sulla mobilità internazionale, che contribuisce alla diffusione della lingua, ma anche sulle trasformazioni interne ai Paesi in cui viene parlata.
L'espansione delle città e lo spopolamento delle aree rurali possono mettere a rischio il patrimonio culturale delle comunità locali, comprese le lingue originarie. La prospettiva di una crescente urbanizzazione entro il 2050 rende quindi ancora più urgente proteggere le tradizioni linguistiche e la pluralità culturale.
Un altro tema è quello della cosiddetta democrazia linguistica: garantire che chi parla spagnolo possa esercitare i propri diritti senza discriminazioni, anche nei contesti in cui la lingua e le identità culturali sono oggetto di tensioni politiche. Un'attenzione particolare è rivolta agli Stati Uniti, dove la presenza delle comunità ispanofone ha anche una dimensione sociale e politica.
L’accordo tra l’Istituto Cervantes e l’Università di Viña del Mar
L'incontro in Cile ha avuto anche una ricaduta concreta sulla cooperazione culturale. L'Istituto Cervantes e l'Università di Viña del Mar hanno firmato un accordo quadro per organizzare ogni anno corsi dedicati alla lingua e alla cultura cilena.
Il programma partirà nel 2027 con un primo modulo incentrato sul patrimonio storico e artistico di Viña del Mar e Valparaíso. La proposta, affidata a una codirezione accademica, potrà essere ampliata con nuove materie nelle edizioni successive.
Durante l'appuntamento è stato inoltre presentato il saggio El español a escena, Análisis de su promoción internacional y nuevas propuestas, dedicato alla promozione internazionale dello spagnolo. Alla tavola rotonda hanno partecipato i ricercatori Jesús Fernández e Javier Serrano, insieme a Rebeca Gutiérrez Rivilla, vicedirettrice delle Relazioni internazionali dell'Istituto Cervantes.
La sfida indicata dal Cervantes è dunque duplice: accompagnare l'innovazione tecnologica e, allo stesso tempo, impedire che gli strumenti digitali trasformino la diffusione globale dello spagnolo in un processo di uniformazione culturale.