La Commissione europea si avvicina a un'intesa con l'Italia sulle misure per ridurre il peso del gas nel prezzo dell'elettricità. Restano però aperti i nodi tecnici e quelli legati alla flessibilità di bilancio. Il governo punta a sostenere famiglie e imprese contro il caro energia
L'Unione europea si avvicina al via libera al decreto varato in Italia per alleggerire il costo dell'elettricità, ma il confronto con Bruxelles non è ancora concluso.
Secondo quanto emerso dagli ultimi contatti tra Roma e UE, il negoziato avrebbe compiuto passi avanti significativi. "Siamo vicini a una soluzione compatibile con le norme comunitarie", ha dichiarato mercoledì il portavoce per la Concorrenza, Ricardo Cardoso.
La Commissione europea ritiene infatti che stia prendendo forma una soluzione in linea con le regole, anche se il confronto tecnico non è ancora terminato e manca un'approvazione definitiva.
In particolare, l'agenzia ANSA sottolinea come l'accordo con il governo italiano preveda che la tassazione europea sulle emissioni (Ets) per i produttori di elettricità con il gas venga spostata sulle bollette dei consumatori, tuttavia abbassando significamente il prezzo all'ingrosso dell'elettricità in modo da consentire al distributore di applicare un prezzo complessivo inferiore e al consumatore in definitiva di risparmiare.
Sul tavolo restano due dossier distinti: da una parte la compatibilità del meccanismo con le norme UE, dall'altra l'utilizzo degli spazi di flessibilità di bilancio per finanziare gli interventi contro il caro energia.
L'obiettivo dell'iniziativa italiana è ridurre l'impatto del costo del gas sul prezzo finale dell'elettricità (generata appunto per la maggior parte con turbine a gas, oltre a idroelettrico e rinnovabili), uno dei principali fattori che negli ultimi anni hanno contribuito all'aumento delle bollette per famiglie e imprese.
Come funzionerebbe la misura sulle bollette
Il governo punta a intervenire sul meccanismo che lega il prezzo dell'energia elettrica ai costi della produzione alimentata a gas. L'obiettivo è limitare gli effetti delle tensioni sui mercati energetici e ridurre il costo finale pagato dai consumatori, favorendo al tempo stesso la competitività del sistema produttivo.
Bruxelles avrebbe manifestato apertura verso questa impostazione, ma restano da definire degli aspetti operativi: l'entità dei possibili risparmi, i tempi di applicazione della misura e le modalità con cui gli effetti si trasferiranno concretamente nelle bollette.
Parallelamente prosegue il confronto sul fronte delle finanze pubbliche. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha espresso una valutazione favorevole sulla richiesta italiana di attivare la clausola nazionale di salvaguardia, ritenendo che la misura non comprometta la sostenibilità dei conti pubblici nel medio periodo.
L'ultima parola spetta al Consiglio dell'Ue, che dovrà approvare definitivamente il meccanismo prima della sua entrata in vigore.
La clausola consente agli Stati membri di allontanarsi temporaneamente dalle regole fiscali europee, offrendo margini aggiuntivi di intervento in settori considerati strategici. Inizialmente pensata per le spese legate alla difesa, la flessibilità è stata successivamente estesa anche ad alcune misure per la sicurezza energetica.
Per l'energia il quadro fissato dall'Ue prevede un limite massimo pari allo 0,3% del Pil all'anno e allo 0,6% complessivo nel periodo tra il 2026 e il 2028.
Flessibilità di bilancio e aiuti contro il caro energia
La presidente del Consiglio ha collegato questo spazio di flessibilità a un pacchetto di interventi stimato in circa 14 miliardi di euro destinati al contrasto del caro energia, con particolare attenzione alle famiglie più vulnerabili e alle imprese ad alta intensità energetica.
Tuttavia, la flessibilità concessa da Bruxelles non equivale a un trasferimento diretto di risorse, né autorizza automaticamente qualsiasi forma di aiuto. Le singole misure dovranno essere valutate caso per caso per verificarne la compatibilità con le regole comunitarie e con gli obiettivi europei di transizione energetica.
La Commissione continua infatti a privilegiare interventi che rafforzino la sicurezza degli approvvigionamenti e accelerino la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Il nodo della competitività delle imprese
Per l'esecutivo il tema energetico è strettamente legato alla competitività industriale. L'aumento dei costi delle materie prime energetiche e le tensioni geopolitiche continuano a incidere sui prezzi dell'elettricità e sulla capacità delle aziende europee di competere sui mercati internazionali.
Nel corso delle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, Giorgia Meloni ha indicato nel costo dell'energia "la questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia" e sulla competitività delle imprese, sostenendo che nessun Paese possa affrontare da solo il problema e che serva una risposta europea "coordinata e rapida".
La premier ha inoltre sottolineato che le regole europee non dovrebbero aggravare gli effetti delle crisi economiche e geopolitiche, chiedendo un adeguamento degli strumenti comunitari a un contesto internazionale profondamente cambiato rispetto a quello in cui molte norme sono state concepite.
L'intervento di Meloni al Senato è durato circa 45 minuti e al termine del dibattito, l'Aula ha approvato le risoluzioni della maggioranza sulle comunicazioni del governo in vista del Consiglio Ue, con il documento principale approvato da 104 senatori favorevoli, 61 contrari e 4 astenuti.