Ue e Italia sollecitano gli Stati membri a rafforzare la missione navale Aspides nel Mar Rosso, ma finora sono state promesse solo altre due navi, evidenziando le limitate capacità di difesa europee mentre gli Houthi minacciano le rotte energetiche
La missione navale dell’Ue nel Mar Rosso fatica ad attirare rinforzi: solo Paesi Bassi e Belgio hanno offerto ciascuno un’unità aggiuntiva, mentre i ribelli Houthi intensificano i loro attacchi contro Riad.
L’Italia è in prima linea nel tentativo di rafforzare Aspides, l’operazione navale dell’Ue lanciata a febbraio 2024 per garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Rosso. Ma finora si è concretizzata poca capacità aggiuntiva e la situazione della sicurezza è peggiorata.
"Abbiamo bisogno di almeno dieci navi e non ci siamo ancora. Ma oggi abbiamo sentito da alcuni Stati membri che il confronto è in corso", ha dichiarato la responsabile della diplomazia europea Kaja Kallas in conferenza stampa dopo il Consiglio Affari esteri di lunedì.
"Spero quindi che le navi di cui l’operazione ha effettivamente bisogno si rendano disponibili, perché se vogliamo essere un fornitore di sicurezza credibile nella regione dobbiamo avere una missione credibile", ha aggiunto.
Il 19 settembre Kallas ha inviato una lettera alle capitali europee chiedendo agli Stati membri ulteriori mezzi navali e aerei per rafforzare la presenza dell’Ue nello stretto di Bab el-Mandeb, un punto di passaggio cruciale per le forniture energetiche.
L’iniziativa è seguita a una richiesta italiana, dopo che una fregata italiana aveva dovuto scortare una nave mercantile del Paese al largo delle coste dello Yemen. Da quando è diventata operativa, Aspides ha scortato centinaia di navi nel Mar Rosso.
Negli ultimi giorni il movimento Houthi, gruppo armato yemenita sostenuto dall’Iran, ha lanciato una serie di attacchi contro l’Arabia Saudita, colpendo l’aeroporto internazionale di Riad e causando 14 morti e oltre 300 feriti.
La missione è stata istituita dopo lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas e l’impennata degli attacchi contro le navi commerciali. Nelle ultime settimane la situazione in Yemen è ulteriormente deteriorata, minacciando rotte commerciali internazionali vitali.
Italia in prima linea nel sostegno militare ai Paesi del Golfo
All’inizio del mese il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha dichiarato al media con sede negli Emirati The National che Roma è pronta ad aumentare il proprio contributo, ma solo quando anche gli altri Paesi dell’Ue dimostreranno lo stesso impegno.
"Considerato che la crisi, nata prima a Hormuz e ora a Bab al Mandeb, sta creando grandi difficoltà per le economie europee, e quindi per i cittadini europei, ritengo che l’Europa dovrebbe svolgere un ruolo molto più incisivo di quello avuto finora nel tentativo di riportare la pace", ha ddichiarato Crosetto.
L’Italia, che dipende in larga misura dall’energia proveniente dal Medio Oriente, ha fornito un importante sostegno militare ai Paesi del Golfo, inviando sistemi di difesa aerea e radar in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Kuwait in risposta agli attacchi aerei iraniani.
Italia e Grecia forniscono le tre navi principali della missione, mentre Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Belgio contribuiscono con unità che si alternano a rotazione, il che significa che il numero di navi da guerra operative cambia continuamente.
L’Aia si è impegnata ad aggiungere una fregata, ma solo con un ruolo associato, incentrato sulla sorveglianza e sulla raccolta di informazioni. Il Belgio metterà a disposizione una delle sue due fregate, la Leopold I, ma l’unità ha problemi tecnici e non dovrebbe unirsi alla missione prima del prossimo anno.
Altri Stati membri hanno preferito mantenere le loro navi nel Baltico e nel Mar Nero, aree sensibili per gli attacchi ibridi della Russia, segno di quanto siano già al limite le capacità di difesa dell’Ue.
Secondo l’Annual Defence Readiness Report 2026, una valutazione riservata dei bisogni militari del blocco visionata da Euronews, le capacità marittime presentano lacune critiche che gli investimenti attuali colmeranno solo dopo il 2030.
"Accolgo con favore l’aggiunta delle navi offerte di recente dagli Stati membri, ma è anche evidente che ne servono di più per mantenere aperto il Mar Rosso. È nell’interesse strategico dell’Europa", ha affermato Kallas.