I ministri dell'Ue hanno approvato nuove norme in materia di migrazione: sanzioni ai migranti che rifiutano il rimpatrio, detenzione fino a 24 mesi o più per sicurezza e centri di rimpatrio fuori dall'Unione. Guarda il video!
I ministri dell’Interno dell’Ue si sono riuniti a Lussemburgo il 1º ottobre e hanno concordato norme più rigide sui rimpatri dei migranti, spostando l’attenzione della politica migratoria del blocco dalla burocrazia all’applicazione concreta delle regole.
Durante il Consiglio Affari Interni, i ministri hanno stabilito che chi non ha il diritto di restare deve lasciare il Paese e collaborare con le autorità. In caso contrario, potrà incorrere in sanzioni come la riduzione dei sussidi, multe o procedimenti penali.
Un nuovo Ordine europeo di rimpatrio consentirà ai Paesi di decidere se riconoscere le decisioni di rimpatrio adottate dagli altri Stati membri, con una revisione prevista dopo tre anni. Per chi rappresenta un rischio per la sicurezza, i Paesi potranno imporre divieti di ingresso a tempo indeterminato e trattenimenti superiori a 24 mesi. Sono previsti anche centri di rimpatrio al di fuori dell’Ue. Le nuove norme non si applicano ai minori non accompagnati e entreranno in vigore nelle prossime settimane.
La stretta segue una riunione a Monaco del 26 settembre, dove il Commissario europeo alla Migrazione Magnus Brunner ha affermato che gli arrivi irregolari sono diminuiti del 55% in due anni. Il numero di persone effettivamente rimpatriate, però, resta basso. Nel 2025 l’Ue ha ordinato a quasi 492mila persone di lasciare il territorio dell’Unione, ma solo 135mila lo hanno fatto.
Il ministro dell’Immigrazione della Grecia, Thanos Plevris, ha dichiarato che il primo centro di rimpatrio potrebbe aprire nella seconda metà del 2027 in un Paese africano non specificato. L’Ufficio Onu per i diritti umani ha avvertito che la legge non prevede regole chiare su monitoraggio, possibilità di ricorso o condizioni nei Paesi ospitanti.