L'UE inasprisce la politica migratoria, pochi mesi dopo il varo del Patto su migrazione e asilo. Dove vuole investire e con quali strumenti? Chiedilo al chatbot IA di Euronews
Nel Consiglio Giustizia e Affari interni della scorsa settimana, i ministri dell’Interno dell’UE e il commissario Marcus Brunner hanno deciso di irrigidire le norme sulla migrazione, puntando su controlli di frontiera più severi e rimpatri più rapidi.
Queste priorità rispecchiano quelle sollevate dai partiti alla Conferenza sulla migrazione di Monaco del 26 settembre.
Gli Stati membri hanno introdotto un Ordine europeo di rimpatrio, un modulo standardizzato su cui indicare gli elementi essenziali di una decisione di rimpatrio. L’obiettivo è fornire alle autorità nazionali le informazioni necessarie per riconoscere le decisioni di rimpatrio emesse dagli altri Stati membri.
Per il momento, il riconoscimento reciproco di queste decisioni resterebbe facoltativo, ma l’accordo sarà riesaminato tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme. A quel punto, la Commissione potrebbe presentare una proposta legislativa per rendere obbligatorio il riconoscimento reciproco.
Una parte centrale del dibattito ha riguardato il modo di migliorare la risposta dell’UE a improvvisi arrivi di massa, dopo che gli eventi di questa estate a Ceuta hanno messo in luce le debolezze dei meccanismi di emergenza.
Un nuovo Quadro europeo di risposta alle emergenze (European Emergency Response Framework) aiuterà le autorità nazionali a reagire più rapidamente quando la pressione migratoria è elevata.
I ministri hanno insistito per accelerare i rimpatri attraverso i cosiddetti hub di rimpatrio, o "return hubs". Si tratta di strutture situate in Paesi non appartenenti all’UE, dove vengono trasferite le persone senza diritto di soggiorno in attesa dell’espulsione.
Il "Gruppo dei cinque", che comprende Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia, guida gli sforzi per concludere accordi con i Paesi terzi e rendere operativi i primi hub entro il 2027.
Tra le ulteriori misure figura il rafforzamento della "diplomazia migratoria" con i Paesi terzi per contenere la migrazione irregolare prima che raggiunga le frontiere dell’UE, oltre all’uso di nuove tecnologie per migliorare la protezione delle frontiere. Il piano d’azione sui droni, del valore di 250 milioni di euro, riceverà altri 130 milioni.
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