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Come Assisi festeggia gli 800 anni dalla morte di San Francesco e perché è ancora simbolo di pace e dialogo

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Assisi celebra gli 800 anni dalla morte di San Francesco
Assisi celebra gli 800 anni dalla morte di San Francesco -  Diritti d'autore  Fanuel Morelli
Diritti d'autore Fanuel Morelli
Di Cecilia Attanasio Ghezzi & Fanuel Morelli
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Il San Francesco che celebriamo oggi è quello della pace e della diplomazia. In occasione dell'ottavo centenario dalla sua morte e dell'istituzione del 4 ottobre festa nazionale, Euronews torna sul suo incontro con il sultano d'Egitto e su quanto una figura così carismatica ha ancora da insegnarci

Nel 2026 il 4 ottobre, giornata dedicata a San Francesco, è diventata festa nazionale. Ad Assisi le celebrazioni entrano nel vivo proprio in questi giorni e l'epicentro sarà proprio nella Basilica superiore. Alle 23:59 di sabato 3 ottobre suoneranno le campane a festa, segnando l'inizio delle celebrazioni vere e proprie.

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Da quest'anno il 4 ottobre è tornata ad essere festa nazionale per celebrare i valori universali di pace, fraternità, solidarietà e rispetto per l'ambiente incarnati proprio da San Francesco d'Assisi.

Domenica, prima festa nazionale dedicata al santo, la cerimonia vedrà la partecipazione del presidente della repubblica Sergio Mattarella e di ambasciatori di tutto il mondo perché, come spiega a Euronews fra' Giulio Cesareo, direttore dell'Ufficio comunicazioni del Sacro Convento di Assisi, "Francesco non è un dono solo per l'Italia ma per il mondo".

Ma chi era San Francesco e perché il suo fascino è ancora così potente a 800 anni dalla sua morte?

La tradizione ci ha consegnato diversi Francesco che in qualche modo continuano a dialogare con il mondo di oggi. Spiega ad Euronews il professor Antonio Musarra, professore di Storia medievale alla Sapienza di Roma e fellow di Harvard che ha recentemente pubblicato Il mondo secondo Francesco d'Assisi (Il Mulino, 2026):

"Francesco è stato riletto nel corso della storia in maniere completamente diverse. Già al suo tempo, nel 1200, si affastellavano biografie e agiografie che lo tratteggiano in maniera diversa, ma il Francesco che abbiamo noi oggi, quello che abbiamo ereditato, è quello che comincia a emergere dopo la Prima Guerra Mondiale: è il Francesco della pace, è il Francesco della diplomazia, è il Francesco che tenta di pacificare le fazioni".

E infatti, quando gli chiediamo qual è l'attualità del santo e cosa potrebbe insegnare al mondo di oggi il professore non ha dubbi: è il suo modus operandi, il suo "stile". "Uno stile che cogliamo bene proprio nel rapporto con il Mediterraneo, con le altre culture, con il diverso", spiega ancora il professore.

E ci propone due esempi: "Il diverso in casa propria, ad esempio il lebbroso da cui scaturisce la sua conversione, ma anche il diverso religioso, come quando incontrò il sultano". Un incontro che Giotto sceglie di riportare nel ciclo sulla vita di San Francesco con cui alla fine del XIII secolo affresca la parte inferiore dell'unica navata della basilica superiore di Assisi.

Perché l'incontro tra Francesco e il nipote del Saladino è così importante

L'incontro tra San Francesco d'Assisi e il sultano d'Egitto al-Malik al-Kamil avvenne durante la Quinta Crociata a Damietta, in Egitto. Ed è un incontro da cui possiamo apprendere qualcosa ancora oggi.

Come spiega ad Euronews, padre Paolo Nicelli docente di teologia all'università Cattolica di Milano ed esperto di rapporto tra Islam e modernità: "Damietta è un porto, è un grande centro commerciale e quindi interessa sia i cristiani che i musulmani e quindi il contendere non è spirituale, ma chiaramente di tipo economico militare".

E prosegue: "Da una parte abbiamo Francesco un uomo profondamente spirituale, dall'altra parte abbiamo un uomo di stato, come avviene nell'Islam". San Francesco è un uomo di fede e lascia il campo dei crociati per attraversa le linee nemiche convinto che riuscirà a convertire il nipote del Saladino.

La conversione non avverrà, ma Francesco fu ricevuto con rispetto dal sultano. La tradizione agiografica racconta anche della leggendaria "prova del fuoco", in cui Francesco si disse pronto a entrare nelle fiamme insieme ai sacerdoti islamici per dimostrare la verità della propria fede. Il sultano rifiutò la sfida, ma rimase colpito dal coraggio del poverello di Assisi.

L'incontro con un rappresentante dell'Islam basato sulla parola e non sulle armi diventò quindi nei secoli successivi modello di pace e dialogo interreligioso.

"Un esempio di misericordia e perdono", ci dice ancora Nicelli. "Un perdono che che oggi è ancora più necessario, soprattutto in una società globalizzata come la nostra. In questo senso il modello di Francesco è senz'altro controcorrente perché va esattamente all'opposto di quelli che sono i valori di oggi: arrivismo, individualismo, egoismo, autoreferenzialità, autoglorificazione e quant'altro".

Ed è forse per questo che la sua figura, a 800 anni dalla sua morte, è ancora oggi così celebrata e importante.

Video editor • Fanuel Morelli

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