La mobilitazione sta coinvolgendo tutta la Francia, con caos e devastazioni diffuse. Gli studenti chiedono maggiori risorse per la scuola e condizioni dignitose, mentre il governo apre al dialogo
Prosegue in Francia la mobilitazione degli studenti delle scuole superiori, in particolare a Saint-Denis, Strasburgo e Lione. I giovani, che hanno bloccato le attività in circa 400 istituti, chiedono la sostituzione degli insegnanti assenti, maggiori risorse per la scuola, il rinnovamento degli edifici scolastici e condizioni di studio e lavoro "dignitose".
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha parlato mercoledì di una "estensione del movimento" e ha annunciato il fermo di 625 persone. Il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, ha a sua volta reso noto che 119 studenti e membri del personale scolastico sono rimasti feriti dall’inizio dei disordini: "Sono in totale 34 i membri del personale che sono stati feriti dall’inizio dei disordini. È un fatto senza precedenti nell’Educazione nazionale. (...) È ovviamente del tutto inaccettabile che dei dipendenti pubblici che dedicano la loro vita ai propri studenti possano essere oggetto di attacchi".
Nuñez ha inoltre fatto sapere che 83 poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti. Ha anche precisato che l’Ispettorato generale della polizia nazionale ha aperto tre inchieste dopo che alcuni studenti sono rimasti feriti durante i blocchi degli istituti a Sevran (Seine-Saint-Denis), Saint-Ouen-l’Aumône (Val-d’Oise) e Tours, dove un giovane è stato colpito alla testa mercoledì ed è stato ricoverato in ospedale.
Non si arrestano i disordini in diverse città francesi
Malgrado gli appelli alla calma, mercoledì si sono registrati nuovamente disordini. Nell’Île-de-France, la regione di Parigi, in 75 scuole si sono registrate tensioni. Tra queste, 36 sono state "teatro di violenze, scontri e danneggiamenti", secondo le autorità. A Lione la situazione si è fatta tesa attorno a diversi licei della città e della cintura urbana e la polizia ha effettuato 14 fermi.
A Strasburgo i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere i cassonetti in fiamme davanti a un liceo, mentre a Nizza diverse biciclette elettriche sono state incendiate davanti a un liceo privato. A Tours un giovane, ferito alla testa, è stato ricoverato in ospedale dopo un possibile colpo di fucile Lbd, un’arma che spara proiettili di gomma, da parte di un agente di polizia. La procura ha aperto un’inchiesta. In molte altre città, prefetture ed enti locali hanno segnalato cassonetti in fiamme, lanci di fuochi d’artificio a mortaio o barricate, e fermi legati alla mobilitazione.
Macron accusa La France insoumise di alimentare le violenze
Il ministro dell’Interno ha ribadito il suo sostegno ai prefetti, "per raggiungere il giusto equilibrio tra proporzionalità degli interventi, necessario mantenimento dell’ordine e protezione dei beni e delle persone", ha scritto sul social X.
Da parte sua, il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato, durante una conferenza stampa tenuta nel primo pomeriggio a Madrid, dove si trova in visita ufficiale, che la mobilitazione non giustifica la "violenza" e che i responsabili politici non sono "lì per agitare le paure e spingere a commettere il peggio", in riferimento ai dirigenti di La France insoumise. I responsabili politici, ha aggiunto, "sono lì perché hanno un mandato democratico, perché sono stati eletti in maniera pacifica, in un quadro organizzato", precisando di "ascoltare e capire le angosce, talvolta, le rabbie che i nostri giovani possono provare".
"Macron e il movimento liceale: è colpa degli insoumis", ha ironizzato su X il leader di LFI, Jean-Luc Mélenchon, accusando il capo dello Stato di approvare "le violenze di polizia che ha ordinato contro i giovani". "Gli insoumis chiedono metodi di lotta non violenti", aveva assicurato in un altro messaggio poco prima, mentre il suo partito è in prima linea nel sostegno alle azioni di blocco dei licei, che proseguono in Francia. "Gli studenti mobilitati, quando possono esprimersi, sono chiari nelle loro rivendicazioni: più risorse per la loro istruzione", ha sottolineato l’ex candidato alle presidenziali.
Il governo apre al dialogo con gli studenti
Di fronte al movimento di contestazione, il governo aprirà lunedì una "piattaforma di concertazione" alla quale "tutti gli studenti delle scuole superiori potranno contribuire" e organizzerà un "evento di restituzione nazionale" per "fornire risposte strutturate", ha annunciato mercoledì il ministro dell’Istruzione, dopo diversi giorni di mobilitazione negli istituti.
"Potranno esporre tutte le loro richieste, le loro preoccupazioni, le loro angosce, le loro incomprensioni e le loro rivendicazioni, tenendo conto delle specificità dei singoli territori", ha dichiarato in conferenza stampa.
Il governo invita a un ritorno alla calma. I sindacati degli studenti hanno però già annunciato l’intenzione di mantenere alta la pressione.