Mosca progetta sette grandi complessi penitenziari entro il 2035. Oltre 20 mila posti tra carceri e centri di detenzione, anche nella Kherson occupata
La Russia si prepara a costruire sette grandi complessi penitenziari entro il 2035, strutture destinate a riunire nello stesso sito carceri, colonie penali e centri di custodia cautelare. Il piano prevede complessivamente oltre 20 mila posti e comprende anche una struttura nella parte della regione ucraina di Kherson sotto occupazione russa.
Il progetto è contenuto nella versione aggiornata del programma federale russo per lo sviluppo del sistema penale fino al 2035. I nuovi complessi, definiti dai media russi anche “supercarceri”, avranno 5.380 posti per persone in custodia cautelare e altri 15.120 per detenuti condannati.
Le strutture dovrebbero sorgere nelle regioni di Kaluga, Astrakhan e Tjumen, in Buriatia e nel territorio della Transbajkalia, oltre che nella parte della regione di Kherson occupata dalla Russia. Il primo complesso dovrebbe essere operativo in Tatarstan entro il 2030, mentre un secondo è previsto nella regione di Kaluga entro il 2031. Gli altri cinque dovrebbero essere completati entro il 2035.
Come funzioneranno le nuove “supercarceri”
L'obiettivo è concentrare in un'unica struttura funzioni che oggi sono distribuite tra diversi istituti: custodia cautelare, detenzione dei condannati e regimi penitenziari differenti.
I complessi dovrebbero comprendere anche aule giudiziarie e uffici per pubblici ministeri, avvocati e commissioni di monitoraggio civico, oltre a sistemi di sorveglianza e tecnologie dedicate alla sicurezza.
Secondo il ministero della Giustizia russo, il modello consentirebbe di ridurre del 25-30 per cento i costi di mantenimento dei detenuti. Il risparmio deriverebbe dalla concentrazione delle strutture, dalla riduzione del personale necessario e soprattutto dalla diminuzione dei trasferimenti dei detenuti tra diversi istituti. Secondo le stime ufficiali, gli investimenti potrebbero essere ammortizzati nell'arco di dieci anni.
Il costo preliminare di ciascun complesso è stimato tra 13 e 20 miliardi di rubli. Le cifre riportate sul programma complessivo comprendono anche altri interventi sulla rete penitenziaria russa, oltre ai sette nuovi complessi.
Il paradosso: le carceri si svuotano
Il progetto arriva mentre la popolazione carceraria russa è diminuita drasticamente.
Alla fine del 2021 nelle strutture penitenziarie russe si trovavano circa 465 mila persone. A maggio 2026 erano scese a 282 mila, con una riduzione di quasi il 40 per cento. Il dato, che comprende anche le persone in custodia cautelare, è confermato dal World Prison Brief sulla base dei dati dell'amministrazione penitenziaria russa.
A maggio il direttore del Servizio penitenziario federale russo, Arkady Gostev, aveva collegato parte della diminuzione al reclutamento di detenuti nelle forze armate. Secondo Gostev, il ricorso a contratti militari ha contribuito alla riduzione del numero di persone nelle colonie penali e nei centri di custodia cautelare, insieme all'aumento delle pene alternative alla detenzione.
Il reclutamento dei detenuti per la guerra in Ucraina è iniziato nel 2022, inizialmente attraverso il gruppo Wagner e successivamente direttamente attraverso il Ministero della Difesa russo. La stessa amministrazione penitenziaria ha quindi riconosciuto pubblicamente il ruolo avuto dalla campagna di reclutamento nella diminuzione della popolazione carceraria.
Nuove strutture lontano dalle città
Il progetto ha suscitato critiche anche per la scelta delle aree in cui costruire i nuovi complessi.
Lo spostamento di alcuni istituti lontano dai centri urbani, in particolare nelle regioni orientali della Russia, potrebbe rendere più difficili le visite dei familiari, degli avvocati e degli osservatori dei diritti umani. La distanza geografica è particolarmente rilevante per strutture destinate a concentrare migliaia di detenuti in un unico sito.
La scelta della Kherson occupata introduce inoltre un elemento legato direttamente alla guerra in Ucraina: il progetto estenderebbe anche ai territori ucraini occupati dalla Russia la rete delle strutture del suo sistema penitenziario.
Torture e condizioni nelle carceri russe
Il progetto viene annunciato in un contesto nel quale il sistema penitenziario russo è da anni oggetto di denunce da parte di organismi internazionali per le condizioni di detenzione e per episodi di tortura.
Nel rapporto presentato nel 2025, la Relatrice speciale dell'ONU sulla situazione dei diritti umani in Russia, Mariana Katzarova, ha definito la tortura e i maltrattamenti nel Paese diffusi e sistematici.
Il rapporto documenta almeno 258 casi di tortura nel periodo 2024-2025, con episodi che comprendono scosse elettriche, pestaggi ed esecuzioni simulate. Lo stesso documento segnala anche il ricorso alla cosiddetta psichiatria punitiva, compresi trattamenti psichiatrici obbligatori utilizzati nei confronti di persone perseguitate per le loro posizioni contro la guerra.
Anche Human Rights Watch ha documentato casi di tortura. Dopo l'attentato al Crocus City Hall del marzo 2024, l'organizzazione ha riferito che almeno due sospetti furono sottoposti a torture da parte delle autorità russe e che immagini e video degli abusi furono successivamente diffusi online.
Le denunce riguardano inoltre le condizioni materiali di detenzione. Rapporti internazionali hanno documentato, in diversi contesti, sovraffollamento, condizioni igieniche insufficienti, carenze nell'alimentazione e nell'assistenza medica e lavoro forzato. L'OSCE ha rilevato condizioni particolarmente gravi nelle strutture dove sono detenuti prigionieri di guerra ucraini.
La fine del monitoraggio europeo
Il controllo internazionale sulle carceri russe è destinato inoltre a ridursi ulteriormente.
Nel settembre 2025 il Parlamento russo aveva approvato il ritiro dalla Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti. Il presidente Vladimir Putin ha firmato la legge il 29 settembre. La Russia ha poi notificato formalmente il ritiro al Consiglio d'Europa il 30 ottobre 2025. La denuncia entrerà in vigore il 1° novembre 2026, ponendo fine alla base giuridica per le visite del Comitato europeo per la prevenzione della tortura nelle strutture russe.
La Russia aveva aderito alla Convenzione nel 1998. Tra il 1998 e il 2021 il Comitato europeo aveva effettuato 30 visite nel Paese, anche se le autorità russe avevano autorizzato la pubblicazione soltanto di quattro rapporti completi.
La costruzione delle nuove strutture si inserisce così in una profonda riorganizzazione del sistema penitenziario russo: meno detenuti rispetto agli anni precedenti, ma un progetto per concentrare oltre 20 mila posti in nuovi grandi complessi, mentre diminuiscono progressivamente anche le possibilità di monitoraggio internazionale delle condizioni nelle carceri.