Gli attivisti della Global Sumud Flotilla hanno dichiarato giovedì che i soldati israeliani hanno abbordato le navi della missione. Il governo italiano chiede la liberazione immediata dei 24 attivisti italiani arrestati. I governi israeliano e greco concordano sbarco a Creta
Le forze militari israeliane hanno intercettato diverse imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, dirette verso la Striscia di Gaza, mentre navigavano in acque internazionali non lontano da Creta. A riferirlo è stato lo stesso gruppo di attivisti, che ha definito l’operazione un “atto illegale”.
Secondo fonti del team legale, sono 24 gli attivisti italiani a bordo della Global Sumud Flotilla arrestati. Gli attivisti si trovavano su alcune delle 22 barche finora intercettate. Complessivamente sono 57 gli italiani che stanno partecipando alla missione su oltre 170 attivisti.
“È estremamente grave che attivisti fermati a 150 miglia nautiche da Creta e a 600 miglia di distanza dalla costa di Gaza vengano portati in Israele”, sottolineano dal team legale italiano.
Secondo fonti del ministero degli Esteri spagnolo, l'incaricata di affari dell'ambasciata israeliana a Madrid, il massimo grado della rappresentanza diplomatica presente in Spagna, è stata convocata "urgentemente" dal governo spagnolo per esprimere "la più energica condanna" per il fermo dei membri degli equipaggi della Flotilla, fra cui una trentina di spagnoli.
Ambasciatore israeliano convocato anche in Portogallo.
A differenza delle spedizioni precedenti, gli attivisti non saranno portati in Israele ma sbarcati in Grecia. "In coordinamento con il governo greco, i civili trasferiti dalle navi della flottiglia alla nave israeliana saranno sbarcati in Grecia nelle prossime ore", ha scritto Gideon Sa'ar su X, ringraziando il governo greco "per la sua disponibilità ad accogliere i partecipanti alla flottiglia".
Italia e Germania chiedono rispetto diritto internazionale
"L'Italia e la Germania seguono con forte preoccupazione gli sviluppi relativi alla Global Sumud flotilla, sequestrata la notte scorsa in acque internazionali al largo della Grecia. Chiediamo il pieno rispetto del diritto internazionale applicabile e di astenersi da azioni irresponsabili", hanno scritto l'esecutivo italiano e tedesco in una nota congiunta, diffusa dalla Farnesina.
"La nostra priorità comune e assoluta è garantire la sicurezza dei nostri cittadini, in linea con il diritto internazionale umanitario. Richiamiamo il nostro comune impegno e gli sforzi della comunità internazionale per fornire aiuti umanitari a Gaza in conformità con il diritto e gli standard internazionali", hanno aggiunto i due governi nel comunicato senza nominare in modo esplicito Israele.
“Il governo italiano chiede al Governo d’Israele l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull'incolumità fisica delle persone a bordo”, si legge nella nota diffusa da palazzo Chigi dopo la riunione tenuta giovedì mattina dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con il vicepremier e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, sugli sviluppi relativi alla Global Sumud Flotilla.
"Abbiamo condannato pubblicamente questa iniziativa, lo abbiamo fatto con i nostri interlocutori israeliani, con i quali ci sono stati moltissimi contatti oggi", ha detto la premier in conferenza stampa dopo la riunione, aggiungendo: "A me continua a sfuggire quale sia l'utilità di iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza.
"Non ho ancora preso in considerazione l'invio delle navi ma non ho parlato col ministro competente, mi riservo di farlo nelle prossime ore", ha proseguito Meloni.
La reazione di opposizione e attivisti
"Di fronte all'ennesimo atto di terrorismo del governo Netanyahu non basta la condanna. L'unica risposta possibile, dopo anni di distruzione di Gaza e del popolo palestinese, con oltre 70 mila civili uccisi e 4 milioni di profughi tra Gaza e Libano, sono le sanzioni contro il governo israeliano e il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina", dichiara in una nota Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde.
"Perché Meloni non ha mai voluto sanzionare il governo Netanyahu? Perché l'Italia continua a bloccare ogni iniziativa concreta contro un governo responsabile di crimini contro il popolo palestinese? Senza sanzioni, senza la sospensione degli accordi, senza il riconoscimento dello Stato di Palestina e senza un cambio netto di posizione, quella del governo italiano resta solo ipocrisia. E con questo silenzio l'Italia diventa complice di tutto ciò", ha aggiunto Bonelli facendo riferimento all'opposizione del governo italiano alla sospensione dell'accordo di associazione tra Unione europea e Israele.
A Roma e in altre città italiane si sono tenute marce di protesta giovedì. 'Blocchiamo tutto' recita lo striscione d'apertura del corteo partito dal Colosseo per giungere a piazza dei Santi Apostoli. Dietro altri striscioni: 'Dalla Palestina al Libano, stop genocidio. No alla pena di morte - stop accordi con Israele.
Centinaia di persone in piazza anche a Bologna, Genova, Livorno, Milano, Torino e Trieste.
Le operazioni di intercettazione
La flottiglia, partita con 58 imbarcazioni cariche di aiuti umanitari e attivisti, aveva l’obiettivo dichiarato di rompere il blocco navale imposto da Israele su Gaza. Secondo quanto riportato dal gruppo su X, le operazioni di intercettazione sono iniziate nelle prime ore di giovedì, a oltre 600 miglia nautiche dalla costa della Striscia.
Restano ancora poco chiari i numeri esatti dell’intervento. Una fonte militare israeliana, citata dalla radio dell’esercito, ha parlato di sette imbarcazioni fermate nei pressi dell’isola di Kythira. Tuttavia, la flottiglia sostiene di aver perso i contatti con 11 navi e riferisce che almeno 15 sarebbero state abbordate.
Il ministero degli Esteri israeliano ha successivamente dichiarato che circa 175 attivisti, provenienti da oltre 20 imbarcazioni, sono stati fermati e trasferiti “in modo pacifico”. Un comunicato ufficiale è stato accompagnato da un video che mostra alcuni attivisti a bordo di una nave della Marina israeliana.
Secondo il racconto degli organizzatori, le operazioni sarebbero state caratterizzate da momenti di forte tensione. "Le nostre barche sono state circondate da motoscafi militari che si sono identificati come israeliani, puntando laser e armi semiautomatiche", si legge nella dichiarazione. I partecipanti sarebbero stati costretti a inginocchiarsi mentre le comunicazioni venivano disturbate e veniva lanciato un SOS.
Il gruppo ha inoltre denunciato danni a diverse imbarcazioni, accusando i militari di aver condotto un “raid violento” e di aver disabilitato sistematicamente alcune navi durante l’abbordaggio.
Israele: "Hamas dietro alla Flottilla"
Israele, dal canto suo, ha più volte descritto l’iniziativa come una provocazione politica, sostenendo presunti legami con Hamas, accuse respinte dagli organizzatori.
"La forza motrice dietro la provocazione della flottiglia è Hamas, in collaborazione con provocatori professionisti, con l'obiettivo di sabotare la transizione alla seconda fase del piano di pace di Trump'', scrive il ministero degli Esteri israeliano in una nota.
''Israele si impegna a garantire la libertà di navigazione. Dato l'elevato numero di imbarcazioni partecipanti alla flottiglia, il rischio di un'escalation e la necessità di prevenire la violazione di un blocco navale legale, si è reso necessario un intervento tempestivo, in conformità con il diritto internazionale", continua la nota.
Il primo ministro Netanyahu ha riferito di aver ordinato alla Marina di "impedire alla flotta dei sostenitori di Hamas di raggiungere le coste di Gaza".
L'ultimo precedente risale all'ottobre 2025, quando un’altra missione della flottiglia fu intercettata. In quell'occasione, oltre 450 attivisti furono fermati, tra cui l’attivista Greta Thunberg e l’europarlamentare Rima Hassan. Tutti vennero successivamente rilasciati e rimpatriati.
L’episodio attuale rischia ora di riaccendere le tensioni internazionali attorno al blocco di Gaza e al ruolo delle iniziative civili nel contesto del conflitto.