Washington ha confermato la trasmissione di un piano in 15 punti per la pace, definendo l'Iran "annientato". Il Pentagono avverte: "Trattiamo con le bombe" e minaccia controllo del petrolio. Teheran risponde mobilitando un milione di uomini contro l'ipotesi di un'invasione di terra
Il linguaggio della diplomazia, alla Casa Bianca, passa ormai per la forza militare. Mentre i missili iraniani continuano a minacciare Israele con il decimo attacco in poche ore, Donald Trump si è sbilanciato di nuovo definendo quella di Teheran una "resa imminente".
Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato anche che sospenderà gli attacchi contro gli impianti energetici iraniani per 10 giorni su richiesta del governo di Teheran, citando come motivazione che i colloqui procedono "molto bene".
"Su richiesta del governo iraniano... sospendo il periodo di distruzione degli impianti energetici di 10 giorni fino a lunedì 6 aprile 2026, alle 20, ora della costa orientale", ha dichiarato Trump in un post su Truth Social.
Washington conferma la trasmissione di un piano in 15 punti
Durante una riunione di gabinetto, il presidente degli Stati Uniti ha parlato di un Iran ormai "annientato" e pronto a negoziare. "Certo che stanno negoziando, sono stati annientati. Chi non negozierebbe?", ha affermato Donald Trump, "stanno implorando per un accordo".
"Chiunque saprebbe che stanno parlando", ha aggiunto. "Non sono sciocchi, anzi, in un certo senso sono molto intelligenti. E sono grandi negoziatori. Io dico che sono pessimi combattenti, ma sono grandi negoziatori".
Dal canto loro, i funzionari iraniani hanno negato di stare negoziando con gli Stati Uniti.
Trump ha poi confermato che gli Stati Uniti hanno inviato a Teheran, tramite la mediazione del Pakistan, un piano di pace in 15 punti. L'inviato speciale Steve Witkoff è stato categorico: "Non ci sono alternative per loro se non ulteriori morti e distruzioni" aggiungendo che ci sono "forti segnali" che l'Iran potrebbe arrivare a un accordo di pace.
Petrolio e mine: l'opzione "Venezuela"
Trump non ha usato mezzi termini sulla gestione delle risorse energetiche della regione: prendere il controllo del petrolio iraniano è un'opzione concreta, citando come modello il precedente accordo raggiunto con il Venezuela.
Resta l'incognita dello Stretto di Hormuz, dove gli Stati Uniti sospettano la presenza di mine: "Hanno 22 navi posamine, solo persone con intenzioni malvage le avrebbero", ha incalzato il presidente, pur concedendo che Teheran abbia fatto un "regalo" permettendo il passaggio di dieci petroliere.
"Se raggiungeranno l'accordo giusto, allora lo Stretto riaprirà", ha aggiunto Trump durante la riunione di gabinetto.
Witkoff, Iran ha materiale per 11 bombe nucleari
La linea del Pentagono, espressa dal Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, è gelida. "Continueremo a negoziare con le bombe fino all'accordo", ha detto il ministro Usa. Una strategia sostenuta dal Segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui il mondo dovrebbe "ringraziare" Trump per aver affrontato una minaccia nucleare che persiste da 47 anni.
Secondo i dati forniti da Witkoff, l'Iran possiederebbe materiale arricchito sufficiente per fabbricare 11 bombe atomiche.
Il presidente Trump ha poi aggiunto che le operazioni militari di Washington contro l'Iran sono "estremamente" in anticipo rispetto alla tabella di marcia.
"Avevamo stimato che ci sarebbero volute circa quattro-sei settimane per realizzare la nostra missione. A ventisei giorni dall'inizio della guerra siamo estremamente, davvero, molto in anticipo sui tempi".
La risposta di Teheran: un milione di uomini
La replica iraniana non si è fatta attendere. Mentre il presidente del Parlamento Ghalibaf parla di "vittoria storica" contro gli ultimatum americani, l'agenzia Tasnim riporta che i Pasdaran sarebbero pronti a mobilitare oltre un milione di combattenti per trasformare il territorio in un "inferno" in caso di invasione di terra.
Sul fronte libanese del conflitto invece Hezbollah ha colpito Nahariya causando un morto e quattordici feriti, mantenendo altissima la pressione sul fronte nord di Israele.
Da parte sua l'esercito israeliano ha ucciso il comandante della marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, il commodoro Alireza Tangsiri, il che "rende la regione più sicura" ha commentato l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale degli Stati Uniti.
"Era direttamente responsabile dell'operazione terroristica di minare e bloccare lo Stretto di Hormuz alla navigazione è stato fatto saltare in aria ed eliminato", ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz.