Secondo il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, Alireza Tangsiri era responsabile del blocco dello stretto di Hormuz. Intanto Trump ha criticato la Nato per "non aver fatto nulla" per aiutare Washington
Israele ha dichiarato giovedì di aver ucciso Alireza Tangsiri, comandante della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (Irgcn).
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato che Tangsiri è stato ucciso in una "operazione precisa e letale" insieme ad altri vertici della marina in un attacco notturno.
"L'uomo direttamente responsabile dell'operazione terroristica di minare e bloccare lo Stretto di Hormuz è stato fatto saltare in aria ed eliminato", ha dichiarato Katz.
Secondo il ministro, Tangsiri era responsabile delle operazioni militari che hanno impedito il transito delle navi cargo nello Stretto di Hormuz.
Ha aggiunto che l’attacco rappresenta un “chiaro messaggio” ai vertici militari iraniani, avvertendo che Israele li darà loro la caccia.
Dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, Israele ha annunciato l’uccisione di diversi alti vertici del regime iraniano, tra cui Ali Khamenei e il capo della sicurezza del Paese, Ali Larijani.
Sono stati uccisi anche il capo delle forze paramilitari Basij, il generale di brigata Gholamreza Soleimani, e il ministro dell'Intelligence Esmail Khatib.
Teheran non ha confermato la morte di Tangsiri.
Trump critica la Nato: "Non ha fatto assolutamente nulla"
Lo Stretto di Hormuz è una delle rotte energetiche più importanti del mondo e prima della guerra trasportava circa un quinto delle forniture globali di petrolio e le esportazioni di gas naturale liquefatto dal Golfo.
Dall'inizio della guerra, l'Iran ha di fatto chiuso lo stretto, inducendo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a chiedere agli alleati di formare una forza navale congiunta per tenerlo aperto.
Questo appello è stato ampiamente respinto dai Paesi riluttanti a farsi coinvolgere nella guerra.
In un post sui social giovedì scorso, Trump ha di nuovo criticato gli alleati della Nato per non aver fatto "assolutamente nulla" per sostenere lo sforzo bellico degli Stati Uniti, avvertendo di "non dimenticare mai questo momento molto importante".
Il prezzo del petrolio è già salito sopra i 100 dollari (86 euro) al barile. Gli analisti avvertono che potrebbe oscillare tra i 150 e i 200 dollari (129-173 euro) se il conflitto dovesse espandersi e prolungarsi.