Dalla conquista portoghese nel XVI secolo alle tensioni attuali, lo Stretto di Hormuz resta una delle rotte marittime più cruciali per economia e geopolitica globale
Lo Stretto di Hormuz è oggi uno dei punti nevralgici del commercio globale: attraverso questo passaggio transita circa un quinto della produzione mondiale di petrolio, rendendolo una rotta marittima di importanza economica e geostrategica cruciale. Ma il suo valore non è una scoperta recente: già cinque secoli fa rappresentava un nodo fondamentale per il controllo dei traffici internazionali.
Circa 500 anni fa, l’isola di Hormuz, situata proprio all’ingresso del Golfo Persico e oggi sotto il controllo dell’Iran, era nelle mani dell’Impero portoghese. All’epoca, il dominio di questo territorio permetteva a Lisbona di esercitare un’influenza decisiva sui commerci tra Asia, Africa e Medio Oriente.
Negli ultimi tempi, lo Stretto di Hormuz è tornato al centro dell’attenzione internazionale a causa delle tensioni con l’Iran. Il possibile blocco del traffico marittimo sta provocando gravi interruzioni nel trasporto di petrolio e di altri beni, con effetti che potrebbero risultare devastanti per l’economia globale nel lungo periodo. Questo scenario dimostra ancora una volta quanto il controllo delle rotte marittime possa incidere sugli equilibri di potere tra le nazioni.
Una dinamica che non è nuova. Come spiega lo storico Rui Manuel Loureiro, il controllo di Hormuz era già una priorità per la corona portoghese nel XVI secolo, con l’obiettivo di dominare una parte significativa del commercio nell’Oceano Indiano.
L’arrivo dei portoghesi e la conquista
L’importanza strategica di Hormuz rimane oggi molto simile a quella del passato. Fu nel 1507 che i portoghesi arrivarono per la prima volta nella regione, sotto il comando di Afonso de Albuquerque, una delle figure chiave dell’espansione lusitana. Tuttavia, la conquista effettiva dell’isola avvenne solo nel 1515, durante il regno di Manuele I del Portogallo.
All’epoca, il Regno di Hormuz era formalmente autonomo ma legato alla Persia. Con l’occupazione portoghese, divenne di fatto un protettorato: il sovrano locale rimase in carica, ma senza un reale potere. I portoghesi costruirono una grande fortezza sull’isola, considerata la più imponente struttura europea in Asia di quel periodo, di cui restano ancora tracce oggi.
Un hub commerciale globale
La forza di Hormuz non risiedeva tanto nelle sue risorse locali – l’isola era ed è sostanzialmente arida – quanto nella sua posizione strategica. Tutti i traffici tra il Golfo Persico, l’India e la costa africana passavano da lì.
Dal controllo dello stretto, i portoghesi riuscivano a imporre dazi e tasse su merci di grande valore: cavalli persiani e arabi destinati all’India, spezie, tappeti e altri beni di lusso. Questo sistema garantiva enormi profitti e consolidava il ruolo del Portogallo come potenza marittima globale.
L’interesse per Hormuz si inseriva in una strategia più ampia. Dopo l’arrivo in India nel 1498 con Vasco da Gama, i portoghesi compresero rapidamente che il commercio regionale era più redditizio delle lunghe rotte oceaniche verso l’Europa.
Viaggi come quelli tra Goa e Hormuz erano più brevi, meno costosi e ugualmente profittevoli rispetto alla cosiddetta “Carreira da Índia”, la rotta che collegava Lisbona all’Asia passando per il Capo di Buona Speranza. Per questo motivo, l’Impero portoghese costruì una rete di basi commerciali che si estendeva dal Mozambico fino al Giappone.
Il declino e la perdita di Hormuz
Il dominio portoghese sull’isola durò oltre un secolo, anche grazie alla debole presenza persiana nella regione e a un equilibrio diplomatico tra le due potenze. Tuttavia, alla fine del XVI secolo, la Persia iniziò a rivolgere maggiore attenzione al Golfo Persico, sotto la guida dello scià Abbas I di Persia.
La svolta arrivò nel 1622, quando un’alleanza tra persiani e inglesi portò all’assedio e alla conquista di Hormuz. Le forze congiunte riuscirono a sconfiggere i portoghesi, segnando la fine del loro dominio sull’isola.
Curiosamente, dopo la loro uscita di scena, Hormuz perse parte della sua centralità, anche a causa dell’ascesa di nuove potenze europee come l’Inghilterra e i Paesi Bassi, che ridisegnarono gli equilibri commerciali nella regione.
La storia dello Stretto di Hormuz dimostra come la geografia possa determinare il destino politico ed economico di intere regioni. Oggi come nel XVI secolo, il controllo di questo passaggio resta un elemento chiave nelle dinamiche globali.
Le tensioni contemporanee non fanno che confermare una verità storica: chi controlla Hormuz, controlla una parte significativa del commercio mondiale.