Alcuni medici iraniani affermano che agenti di sicurezza in borghese avrebbero impedito loro di curare i manifestanti feriti, anche se in condizioni critiche. Gli agenti starebbero anche minacciando il personale degli ospedali e avrebbero arrestato decine di medici
Secondo quanto riferito da medici iraniani, agenti della sicurezza in borghese avrebbero impedito ai soccorritori di prestare assistenza ai manifestanti feriti negli ospedali della nazione mediorientale.
Un medico professionista ha raccontato, ad esempio, che un uomo di 40 anni è stato portato d'urgenza al pronto soccorso dopo essere stato colpito alla testa da distanza ravvicinata durante una protesta. Quando lui e altri dottori hanno cercato di entrare di corsa nella stanza per curarlo, ha detto che gli agenti armati li hanno bloccati, spingendoli indietro.
"Medici bloccati mentre cercavano di raggiungere i pazienti"
"Lo hanno circondato e non ci hanno permesso di proseguire", ha affermato il medico della città settentrionale di Rasht, che ha parlato con l'agenzia Associated Press a condizione di anonimato. L'uomo è stato dichiarato morto pochi minuti dopo. Gli agenti hanno poi posto il suo corpo in un sacco nero, che hanno poi trasferito insieme ad altri corpi nel retro di un furgone e si sono allontanati. I medici affermano che non si sarebbe trattato di un incidente isolato.
All'inizio di gennaio, agenti in borghese avrebbero fatto irruzione in alcuni ospedali di diverse città, nei quali sono ricoverate le migliaia di persone ferite durante le violente repressioni delle proteste.
Secondo fonti interne ai nosocomi, i militari avrebbero monitorato e spesso ostacolato le cure ai pazienti in condizioni critiche. Avrebbero anche intimidito il personale, rapito i manifestanti stessi e portato via i morti in sacchi per cadaveri. Avrebbero anche arrestato decine di medici che stavano svolgendo le loro mansioni.
I medici, in parte iraniani e in parte stranieri, affermano che il livello di militarizzazione delle strutture sanitarie è senza precedenti, in un Paese che da decenni conosce una dura repressione delle proteste, del dissenso e una crescente sorveglianza da parte delle istituzioni pubbliche.
Il Centro iraniano per i diritti umani, organismo con sede a Oslo, ha documentato numerose testimonianze dall'interno degli ospedali di agenti della sicurezza che hanno impedito assistenza medica, rimosso i pazienti dai respiratori, molestato i medici e detenuto i manifestanti.
Il ministero della Salute dell'Iran ha smentito le notizie sulle cure impedite ai manifestanti feriti
Il portavoce del ministero della Salute di Teheran, Hossein Kermanpour, ha smentito le notizie secondo cui sarebbero state impedite le cure o che i manifestanti sarebbero stati prelevati dagli ospedali, definendole "non vere, ma anche fondamentalmente impossibili".
Secondo i media statali, tutti i feriti sono stati curati "senza alcuna discriminazione o interferenza sulle opinioni politiche". Teheran ha inoltre minimizzato le vittime di tutte le recenti proteste, indicando la cifra di circa tremila, e etichettandoli come "terroristi" sostenuti da Stati Uniti e Israele.
Le ultime proteste in Iran sono state scatenate dalla persistente iper-inflazione e dall'impennata del costo della vita nel dicembre 2025, ma alla fine si sono trasformate in manifestazioni anti-regime su scala nazionale, spingendo Teheran ad avviare la brutale repressione e a istituire un blackout delle comunicazioni.
Diversi gruppi per i diritti umani e addetti ai lavori in Iran hanno stimato che il bilancio effettivo delle vittime potrebbe essere addirittura di 32mila morti da dicembre. La verifica delle cifre rimane impossibile proprio a causa delle difficoltà di veicolare informazioni dal territorio della Repubblica islamica.